Lo stylum paschale

La nostra percezione della scrittura è ormai universalmente legata alle tastiere dei nostri computer degli schermi dei dispositivi elettronici e dei mobile.

Negli ultimi anni stanno tornando alla ribalta tantissime iniziative che cercano di riavvicinare le persone alla bellezza della scrittura a mano. Corsi ed esperti calligrafi esprimono la loro professionalità consegnando gli strumenti della bella scrittura a utenti di ogni tipo che vedono nella calligrafia una via del bello tutta nostra, umana e incredibile, in cui al bianco della pagina si sovrappone la varietà degli inchiostri e delle forme delle lettere. 

Il copista medievale rivive così nel calligrafo professionista, in chi riscopre le antiche ricette per la produzione dell’inchiostro, dei colori naturali, della doratura e della produzione della pergamena per la confezione di interi codici miniati, totalmente moderni eppure basati sul sapere di secoli che meticolosamente si cerca di ricostruire. 

L’esperienza lenta e silenziosa della scrittura si è servita nei secoli di vari strumenti scrittorî. Questi si distinguono in base ai supporti di scrittura e una delle regole nella scrittura è che le differenti forme di alfabeti devono la loro morfologia allo strumento e al supporto, come empiricamente si può vedere usando per la propria grafia una matita, una stilografica, una penna a sfera su carta, cartoncino, carta grezza o plastificata. La scrittura cambia a seconda della superficie su cui è riportata e in base allo strumento in uso. Così per l'epigrafica o monumentale su pietra o marmo con lo scalpello, su papiro, pergamena o carta con il calamo di legno, la penna animale, quella metallica o il pennello.

 

Reperto di una tavoletta cerata carbonizzata e di uno stilo da Ercolano

Tra gli strumenti di scrittura ci piace ricordare lo stylum

In uso per la scrittura cuneiforme sull’argilla (sumeri) o nelle tradizioni greche (πίνακες o δέλτοι) e romane (cereae tabellae) sulle tavolette cerate per la scrittura usuale e quotidiana, era una sorta di punteruolo metallico con una estremità appuntita adatto per incidere su superfici morbide e con l’altra estremità allargata a forma di spatola per consentire le “cancellature”. Secondo alcuni studiosi diversi tipi di stilo potevano essere usati contemporaneamente nella scrittura. 

I reperti archeologici ci consegnano stili metallici, ma potevano essere anche d’osso e la letteratura accenna a materiali nobili come l’oro e l’argento. Nelle tabulae cerate, per esempio quelle giunte fino a noi come le 127 tavolette di L. Cecilio Giocondo a Pompei, le 200 tavolette ercolanesi, le 25 daciche di Alburnus maior, quelle egizie frammentarie (II-IV sec. d.C.), le 56 algerine o il polittico di 6 tavolette con i conti di un mercante del Trecento conservate all’Archivio di Stato di Firenze, si ricostruisce l’alfabeto caratterizzato da assenza di linee curve, difficilmente realizzabili con lo stilo, e da un andamento verticale della scrittura, identificabile con la capitale detta corsiva. 

 

Esempio di corsiva nuova romana dal Pap. Vat. lat. 6

Il retaggio di questo mondo calligrafico rimane nei riti previsti per la veglia pasquale. In essa infatti è previsto l’utilizzo dello stilo. La liturgia, della quale spesso ci si riempie la bocca cercando “il valore dei segni” e la loro autenticità, per il momento unico e più importante dell’anno richiede un segno che è quello antico e calligrafico dello stylum ma che di solito, per  l’ignoranza di preti, vescovi e cerimonieri si associa a una qualsiasi penna o punteruolo metallico o, al meglio, a un tagliacarte inutilizzato su qualche scrivania ecclesiastica o parrocchiale.

 

Napoli, Museo Archeologico Nazionale. Pittura con strumenti di scrittura (tavolette cerate, calamaio con penna, rotolo di papiro). Da Pompei, Casa di Giulia Felice. Inv. 8598. ©SBAN

 

Nell’edizione 2020 del Messale Romano al n. 11 della Veglia Pasquale, come nelle precedenti edizioni, si legge: «Benedetto il nuovo fuoco, uno dei ministri porta il cero pasquale davanti al sacerdote che, con uno stilo, vi incide una croce. Quindi traccia al di sopra di essa in alto la lettera greca A (alfa), sotto la lettera Ω (omega) e tra i bracci della croce le quattro cifre per indicare l’anno corrente […]». Ecco dunque che la liturgia prescrive di incidere, descrivendo e mostrando graficamente come, gli elementi fondamentali della storicità del culto e della redenzione

 

«Cristo ieri e oggi

Incide l’asta verticale

Principio e fine

Incide l’asta orizzontale  

Alfa

Incide sopra l’asta verticale la lettera A

e Omega.

Incide sotto l’asta verticale la lettera Ω

A lui appartengono il tempo

incide la prima cifra dell’anno corrente nell’angolo superiore sinistro della croce

e i secoli.

incide la seconda cifra dell’anno corrente nell’angolo superiore destro della croce

A lui la gloria e il potere

Incide la terza cifra dell’anno corrente nell’angolo inferiore sinistro della croce

per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Incide la quarta cifra dell’anno corrente nell’angolo inferiore destro della croce».

 

Questa serie di prescrizioni ovviamente si scontrano con una serie di necessità pratiche legate per esempio alla cera, che nel caso non è morbida ma dura e quindi potrebbe prevedere solo lo sgraffio che a fronte di una mancata esperienza di scrittura su cera produrrebbe solamente un effetto antiestetico di segnacci approssimativi su una superficie chiara come quella della cera. Nel caso, lodevole, di ceri pasquali artisticamente decorati anche a fronte di un dispendio economico sostanzioso, un’incisione a stilo andrebbe “ritualmente” a deteriorare e rovinare il lavoro di religiose e artisti sulla superficie del cero. Liturgicamente quindi rimane soltanto un gesto che non corrisponde alla tanto lodata e citata veritas in cui il celebrante fa il gesto di incidere con lo stilo ma non incide realmente e raramente usa un vero stilo.

A proposito dello stilo ci piace concludere ricordando quello prodotto dalla ditta Watts & Co, oggetto liturgico che rientra nella cura dei dettagli per la notte più importante nel ciclo delle feste cristiane e che nella fattispecie a un carattere mistagogico in quanto lo stilo è tale a una estremità mentre sull’altra campeggia il cristogramma inscritto in una circonferenza. Per il recto, lo stilo riporta in maiuscolo latino nel semicerchio superiore della circonferenza la citazione Alpha et omega e longitudinalmente sullo stilo Christus heri et hodie. Per il verso, lo stilo riporta nel semicerchio superiore della circonferenza la citazione Ipsius sunt tempora e longitudinalmente sullo stilo Principium et finis. Il senso mistagogico di questo piccolo oggetto sta proprio nell’eseguire la rubrica di cui sopra con un oggetto che riporta incise proprio le parole che accompagnano il gesto. Un oggetto di design liturgico che manifesta quella cura per i particolari di cui l’arte sacra si nutre e che tanta parte ha avuto nella comprensione di ciò che nell’azione liturgica si dice e si compie.

 

recto 

verso
 

Focalizzarsi sullo stilo riporta alla mente la necessità di un’attenta preparazione delle liturgie e costringe anche alla costruttiva critica razionale di ciò che si compie nel culto cristiano, ribadendo il concetto che poiché la liturgia è al centro della vita della Chiesa, la bellezza che si attua nel culto non è solo e principalmente ricerca estetica ma via per la partecipazione al mistero celebrato, in un passaggio che muove dall’osservazione all’azione, dalla cura alla partecipazione, dall’esteriore all'interiore essenziale, il Cristo morto e risorto che celebriamo.

 

Buona Pasqua

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