Gli studi liturgici. Premesse di metodo


Presentiamo di seguito alcune idee generali sul metodo di studio in scientia liturgica così come si è sviluppato da riflessioni personali e scambi di vedute a vario titolo tra colleghi e ricercatori. Un discorso generale che si cala nel contesto particolare del Pontificio Istituto Liturgico che dal 1961 assicura lo studio della liturgia secondo una prassi metodologica sempre più comprovata dall’esperienza della comunità accademica. Alcuni riferimenti contenuti in questo scritto sono quindi calati nel quotidiano della ricerca liturgica all’Anselmianum.

L’impegno nella ricerca è la prima delle finalità accademiche, specialmente delle facoltà teologiche così come si sono formate dal XIII secolo in poi. Dall’alba della formazione dei luoghi di studio della teo-logia, abbiamo visto – in particolate dopo il Concilio Vaticano II – che le basi del pensiero teologico sono rimaste solide, anche se sono mutate le forme e gli approcci alla materia creando un’ampia sfaccettatura di criteri per la speculazione.

Se quindi con dei “distinguo” e differenti letture si può giungere a indentificare una o più metodologie per lo studio teologico, per la liturgia la situazione non è molto è differente. È notorio che la scienza liturgica è nuova nel panorama delle discipline teologiche,[1] ma ripercorrere la storia della liturgia significa immergersi nel flusso del pensiero che ha animato il sentito liturgico delle Chiese e dei fedeli; così teologia e liturgia storicamente vanno di pari passo in una sinergia tale da animare il vissuto e la riflessione del cristianesimo in ogni piega del suo esistere e del suo celebrare. Tale situazione lega gli atti di culto al contesto teologico e alle epoche storico-culturali in cui i riti si sono formati e strutturati perché la celebrazione dei misteri avviene in un tempo e in un luogo in cui Dio interviene a favore degli uomini. La storia della teologia si interseca e incardina in quella della liturgia in un vicendevole scambio che solo la modernità ha visto incrinarsi proprio con l’affermarsi delle due rispettive scienze.

Lo studio della liturgia si incarna in una storia, in particolare quella del Pontificio Istituto Liturgico che dal 1961 affronta la questione liturgica con tutte le risorse accademiche possibili. Non è certo il momento di tirare le somme, ma se guardiamo nell’insieme quello che si scopre è che nel pluralismo delle visioni teologiche che si sono avvicendate dagli anni Sessanta ad oggi, gli scritti depositati nell’Archivio del PIL oltre ad essere la storia dell’Istituto sono anche la traccia documentaria di un metodo liturgico che si sta facendo largo.

L’approccio alla liturgia non sembra seguire soltanto delle “ottiche”, per esempio bibliche o atropologico-cultarali ma un gran numero di produzioni accademiche, specialmente degli ultimi anni, ha prediletto l’impostazione teologica, quella storica – secondo il semplice asserto per cui la liturgia è radicata nella storia che è concreta historia salutis – l’approccio ai testi, in particolare alle fonti, nell’area di ricerca sui libri liturgici e l’eucologia, per poi concentrarsi (in un numero variabile di occorrenze) sui sacramenti, tra cui primeggiano i lavori sull’eucaristia, e infine sulle altre ramificazioni del sapere liturgico. Con particolare interesse possiamo guardare oggi a tutte quelle ricerche che affrontano i manoscritti liturgici “dal di dentro” cioè con lo sforzo di restituire il testo antico delle diverse liturgie e tutto il ricco patrimonio legato alla decodificazione e interpretazione delle varie componenti cerimoniali.

Calendario, graduale e sacramentario, St. Gallen, Stiftsarchiv (Abtei Pfäfers), Cod. Fab. VII, XII sec.


Tali risorse accademiche di pubblicazioni, articoli, monografie e corsi specifici consente di riconoscete una o più metodologie che cercano di accedere al dato liturgico in modo sistematico, facendo emergere il valore di un’osservazione che nella Chiesa desidera comprendere la realtà dell’actio liturgica, la sua vitalità e necessità per la vita dei credenti, nella dimensione ecclesiale di tutto il corpo unito al suo Capo nell’esercizio della lode perenne. Ancora oggi quindi si avverte il bisogno di un tale lavoro per potersi accostare alla maggiore comprensione di ciò che celebriamo.

La ricerca universitaria necessita di integrità, fatta di principi e valori etici, doveri ontologici legati alla figura professionale del docente, del discente e del ricercatore. La declinazione di questi valori e principi è quella della persona umana cui si associa quella del lavoratore/ricercatore fatta di responsabilità nell’esercizio del proprio impegno, secondo linee di azioni ispirate alla correttezza e soprattutto alla diligenza nel dovere scolastico, di studio, apprendimento e acquisizione delle conoscenze. L’applicazione di questi principi, dei diritti e dei doveri nel quotidiano confronto tra docente e alunno, il rispetto della deontologia e degli standard professionali, costruiscono la reputazione e l’immagine della scienza liturgica e, dove tutto questo fiorisce, se ne raccolgono i frutti a livello accademico ed ecclesiale. L’esercizio di tali principi riguarda tutte le fasi della ricerca scientifica, dalla frequentazione dei corsi allo studio individuale, dal sostenere gli esami alla scelta dell’argomento di tesi in accordo con il docente, alla progettazione, realizzazione e produzione degli elaborati scritti per il conseguimento dei gradi accademici.

Numerosi sono gli elementi da considerare nella scelta dell’argomento. Innanzitutto diventa sempre più cogente la valutazione delle competenze linguistiche per l’italiano o le altre lingue in cui si può stilare il proprio elaborato. Il linguaggio può essere il primo ostacolo, perché si distingue sempre il parlato dallo scritto, e in ambito accademico lo scritto deve avere le caratteristiche di un testo snello, essenziale, logico e composto con una lingua che utilizza termini tecnici e lessico scientifico con proprietà d’uso. Inoltre bisogna considerare le conoscenze multidisciplinari che il lavoro comporta e il proprio bagaglio culturale con cui si intende affrontare la ricerca.

In questa visione, quando si richiede allo studente che presenta il proprio progetto di tesi di dichiarare i limiti del proprio studio, lo si fa proprio nella consapevolezza che ciò che oggi non si affronta in una tesi potrà essere il punto di partenza per un futuro ricercatore. Rimane quindi necessario essere precisi nel delimitare l’ambito in cui si svolge l’indagine per aprire spazi nuovi di investigazione.
La ricerca in liturgia richiede di essere svolta secondo una metodologia pertinente, che nel caso assume sempre più le caratteristiche dell’interdisciplinarietà, ovvero
La rete dei rapporti di complementarità, di integrazione e di interazione per cui discipline diverse convergono in principî comuni sia nel metodo della ricerca sia nell’ambito della costruzione teorica; anche, l’insieme delle somiglianze, delle analogie e dei parallelismi fra discipline scientifiche, programmi di ricerca, tecnologie, che tende ad avvicinare e unificare le parti isolate e i momenti frammentari dell’odierno sapere specialistico[2]
e la capacità di saper formare una mens adatta a studiare le linee guida della liturgia e poi allargare gli orizzonti cominciando ad approfondire le altre materie che lambiscono la sfera liturgica, per poi ritornare, arricchiti, alla valutazione del dato liturgico da cui si era partiti.
Nella ricerca
Possiamo facilmente intuire che nella ricerca liturgica, segnata dalla multidisciplinarietà[3] sono necessarie una professionalità continua e l’aderenza a metodologie pertinenti quali quelle delle scienze teologiche per l’indagine della teologia liturgica, storiche, filologiche e paleografiche per l’accesso alle fonti della liturgia, artistiche e architettoniche per la comprensione dell’ars celebrandi in generale e via dicendo. Riteniamo quindi imprescindibile che di fronte per esempio a un manoscritto liturgico il liturgista conosca perfettamente per obiettivi minimi raggiunti, le scienze paleografiche, quelle codicologiche, le nozioni necessarie di storia dell’arte, in particolare della miniatura, al fine di inquadrare la testimonianza scritta nelle coordinate spazio tempo necessarie alla valutazione liturgica dell’opera che si ha dinnanzi. Lo stesso vale per la filologia e la critica testuale quando il liturgista entra in contatto con l’eucologia o l’archeologia e l’architettura specialmente per le implicazioni de re aedificatoria nel caso di costruzione di nuove chiese o adeguamento liturgico del presbiterio.

Il rigore e l’accuratezza nella scelta bibliografica porta con sé la capacità di utilizzare le risorse in modo efficiente, convinti che il lavoro di confronto con gli studiosi che ci hanno preceduto non è la loro “adorazione” ma il rispetto e la conoscenza approfondita del loro metodo che possiamo applicare per confermare, correggere o smentire i dati acquisiti in passato, seguire o rigettare il sistema appreso e procedere ancora sulla via dell’analisi accurata.

Così ciò che si elabora per iscritto, la tesina di licenza o la tesi di dottorato, un articolo su rivista scientifica o una conferenza di liturgia consiste in risultati parziali che devono essere veritieri, completi e dettagliati per permettere un esame critico da parte delle commissioni e dei docenti, moderatori e censori, dei lettori e da altri esperti di liturgia.

Se si pensa invece all’oggetto delle produzioni in studiis liturgicis, al contenuto sul quale lo studioso si impegna a raccogliere dati utili, riteniamo che secondo le varie articolazioni del sapere, oggi più che in passato la liturgia necessiti di continui approfondimenti; studi generali, introduzioni alla liturgia, specifiche ricerche di pastorale liturgica o di spiritualità liturgica non fanno altro che incanalare in uno stile che vede nella liturgia conosciuta e ben celebrata un mezzo di formazione per il popolo di Dio data la sua forte componente “educativa”, di evangelizzazione e di strumento per accedere alla celebrazione dei misteri della salvezza. L’allievo deve quindi cercare di tenersi informato specialmente con le opere recenti nel panorama liturgico e tramite le lezioni e il proprio impegno personale, orientarsi almeno sull’area di studio per l’avviamento del proprio lavoro, per impostare un dettagliato status quaestionis e con il confronto bibliografico vagliare cosa ancora sia necessario approfondire su determinate tematiche.
Pubblicazione
Quando il lavoro di ricerca è presentato in sede di difesa dottorale la commissione del moderatore, del primo e del secondo censore valuta il contenuto del testo scritto per il conseguimento dei titoli accademici.

La pubblicazione della tesi o dell’estratto per il conseguimento del titolo di dottore, come da norme previste, non è finalizzata solo al titolo accademico ma ha in sé la caratteristica di essere una condivisione con la comunità scientifica dei risultati della ricerca liturgica.

Si considera quindi opportuno che lo studente, in base alle indicazioni dei propri docenti, intraprenda la pubblicazione del proprio lavoro dottorale – come volume o serie di articoli su riviste scientifiche o specializzate – al fine di mettere a disposizione i dati raccolti. Infatti i risultati della ricerca portano un beneficio collettivo se le pubblicazioni sono liberamente accessibili. Ciò spinge a considerare anche l’impegno dovuto a mantenere la qualità e il livello delle pubblicazioni, a considerare l’originalità, l’accuratezza e l’attendibilità dei risultati conseguiti.

Dall’altra parte i ricercatori devono anche considerare la reputazione dell’editoria scelta. In riferimento a sant’Anselmo, questo ambito è rivestito di una certa sicurezza data la stabilità e il prestigio della collana Studia Anselmiana e la sua sottosezione Analecta liturgica, il livello A per le riviste scientifiche riconosciuto a Ecclesia orans, secondo ANVUR ed ERIH PLUS, così come il crescente valore della collana Ecclesia orans. Studi e ricerche. Questi ed altri strumenti, come la collana Rerum Ecclesiasticarum Documenta per l’edizione delle fonti o le pubblicazioni del Centro Liturgico Vincenziano, Ephemerides Liturgicae per lo studio delle fonti della liturgia e la collana Bibliotheca Ephemerides Liturgicae. Subsidia sono a disposizione degli studiosi per la diffusione e pubblicazione dei lavori. L’interesse sulle pubblicazioni non può essere limitato a livello italiano ma necessità di spaziare nel mondo francofono e anglofono che sempre più offrono analisi e pubblicazioni di eminenti studiosi che con profondità e metodo affrontano i nodi principali delle origini del culto cristiano o i vari aspetti della liturgia con l’ausilio delle scienze umane, storiche e antropologiche.

L’orientamento delle pubblicazioni è quello di concentrarsi su uno studio evitando la dispersione, conservando l’atteggiamento del ricercatore che pubblica in modo scrupoloso e obiettivo la maggior quantità disponibile di informazioni in singoli contributi; di presentare la letteratura necessaria allo studio a partire dalle fonti stabilite per il lavoro, il che comporta la massima attenzione e precisione nello stilare le bibliografie di riferimento. A partire dalla metodologia di lavoro – che vede nella raccolta del materiale la prima tappa per poter affrontare lo studio di un qualsiasi argomento – l’importanza della bibliografia internazionale e curata nella scelta di testi scientificamente adatti, costituisce l’inizio di un’analisi proficua.
Nel comunicare in pubblico o per iscritto i risultati del lavoro, si sente la necessità di ribadire l’esigenza dell’obiettività, anche e soprattutto quando i risultati ottenuti sono negativi o non corrispondenti alle aspettative. È il processo che permette di decostruire e andare avanti senza fossilizzarsi su idee preconcette o precomprensioni ideologiche che, specialmente in ambito liturgico, inibiscono o inficiano la serena osservazione di ciò che il passato o il presente ha vissuto e vive della lex supplicandi.
Il passaggio più delicato rimane quindi quello dell’interpretazione delle fonti studiate, dei dati ottenuti, dei testi presi in considerazione, degli autori analizzati o dei metodi impiegati.
In una visione polifonica di più voci che si accordano si ha dinnanzi la “pista” tracciata perché altri itinerari possano essere assestati, migliorati o anche scoperti avendo all’orizzonte il lavoro che ancora è necessario compiere. Impegno di studio da parte di tutti coloro che in vario modo e secondo professionalità differenti si sono occupati di liturgia, del suo studio e della sua conoscenza più approfondita avendo come riferimento il principio ut in omnibus glorificetur Deus (Regula Benedicti 9).


[1] Il primato nel tentativo di configurare l’ermeneutica della liturgia è di Romano Guardini in «Über die systematische Methode in der Liturgiewissenschaft», Jahrbuch für Liturgiewissenschaft 1 (1921) 97-108.
[2] Cfr. Vocabolario Treccani, http://www.treccani.it/vocabolario/interdisciplinarita/ [accesso 29.07.2019].
[3] Come esigenza «collegata alla destabilizzazione della conoscenza, specializzata sino alla parcellizzazione […] Il pensiero, costretto all’interno delle singole discipline, ha evidenziato sintomi di malessere e proprio questo disagio sempre più diffuso è stato il motore delle ricerche e dei lavori multidisciplinari: per superare i limiti di un sapere monodisciplinare bisognava ricorrere alla convergenza sul medesimo ambito problematico di specialisti provenienti da più campi del sapere […] La multidisciplinarietà, nelle sue diverse forme, si afferma così come critica della specializzazione: quanto meno riflette una esigenza di percorso riflessivo e il superamento di un sapere ancorato alla specificità di una singola disciplina», M. Callari Galli-D. Londei, Multidiciplinarietà oggi, presentazione al convegno Il meticciato culturale. Luogo di creazione di nuove identità o di conflitto?, 14-15 novembre 2003, Università di Bologna, http://www2.lingue.unibo.it/Creb/trasferimentimultid.htm [accesso 29.07.2017].

Commenti