sabato 3 marzo 2018

Le liturgie nella basilica di santa Croce in Gesrusalemme

La Basilica

 

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme si trova a Roma, inglobata tra le Mura Aureliane e dell'Anfiteatro Castrense, tra la Basilica di San Giovanni in Laterano e Porta Maggiore. 

La basilica è al vertice del tridente che idealmente riproduce nell'Urbe una "Hierusalem Romana" con la basilica della Croce unita a quella del Cenacolo e del Primato (san Giovanni in Laterano per la reliquia della tavola dell'ultima cena disposta sopra il tabernacolo nella nave traversa e il legame con Pietro segnato dalla cathedra del vescovo di Roma) e a quella dell'Incarnazione (Santa Maria Maggiore ad praesepem).



Santa Croce fa parte della pratica di devozione, tipica della Roma di san Filippo Neri, detta delle Sette Chiese, che i pellegrini anticamente visitavano a piedi. 

La storia della basilica risale al III - IV secolo d.C. Nella zona dell'Esquilino, a quell'epoca zona periferica e residenziale, sorgeva un complesso imperiale, che comprendeva un palazzo detto Sessorium, le Terme Eleniane, il Circo Variano e l'Anfiteatro Castrense, poi incluso nelle Mura Aureliane, costruite tra il 271 e il 275. Per volontà dell'imperatore Costantino e di sua madre Elena, la prima chiesa sorse nel palazzo imperiale, in una sala delhl Palazzo Sessoriano, attorno al 320 d.C. Santa Croce era chiamata in origine Basilica Eleniana o Sessoriana. Custodiva, fin dal IV secolo, le Reliquie della Passione di Cristo, ritrovate in circostanze miracolose a Gerusalemme, sul monte Calvario, il luogo della crocifissione. Già nell'VIII secolo la basilica venne restaurata sotto i papi Gregorio II e Adriano I, ma nel XII secolo, con Lucio II, la chiesa subisce il primo radicale intervento, adattata secondo lo stile romanico, evidente nella disposizione a tre navate, che esiste ancora ai giorni nostri, e con l'aggiunta di un campanile a torre e di un portico, non più esistente. L'attuale aspetto risale al Settecento. Gli architetti Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini, su commissione di papa Benedetto XIV Lambertini, già cardinale titolare della basilica, cambiarono in modo definitivo la facciata della chiesa, portandola in avanti e costruendo un atrio ellittico, secondo lo stile tardo barocco.
La storia della Basilica di santa Croce oltre ad essere legata al culto tipico dell'Urbe è strettamente connesa alla fondazione di un monastero a S. Croce. Esso risale al X secolo, come attesta l’epigrafe funeraria di Benedetto VII (974 - 983) posta  accanto all’ingresso principale della basilica. Nel corso dei secoli, varie comunità religiose si sono avvicendate nel complesso di Santa Croce. Leone IX, nel 1049, affidò il monastero ai Benedettini di Montecassino.

Quando questi, nel 1062, passarono a San Sebastiano, Alessandro II vi insediò i Canonici Regolari di S. Frediano di Lucca, che lo abbandonarono durante il periodo del papato avignonese. Intorno al 1370, poi, Urbano V assegnò Santa Croce ai Certosini, che vi rimasero fino al 1561, quando subentrarono i Cistercensi di Lombardia della Congregazione di San Bernardo. Questi curarono la chiesa fino al 2009.

Tradizioni romane 

legate alla Basilica della Croce


Stazioni quaresimali

 

Nella liturgia cattolica di tradizione romana la stazione quaresimale della IV domenica di Quaresima detta Laetare e del Venerdì santo si tiene nella Basilica Sessoriana con l'ostensione delle Reliquie della Passione. Tra i luoghi che custodiscono le reliquie della Passione quello "fontale" è sicuramente la Basilica romana. Ricordiamo anche le reliquie della Passione conservate nella Basilica Vaticana ed esposte nella successiva domenica V di Quaresima, anticamente Domenica di Passione, la Sainte Chapelle di Parigi, prima che divenisse museo e sala concerto, e le sue reliquie della passione ora trasferite nella cattedrale di Parigi, Notre Dame

La Basilica è menzionata nelle fonti soltanto nel V secolo e sotto il nome di Hierusalem. La tradizione racconta che Elena avrebbe portato della terra da Gerusalemme per distenderla sotto il pavimento della piccola cappella dietro l’abside della chiesa alla quale si scende per una scala a destra dell’abside. Si pensa che questa sia la cappella dove la reliquia della Croce sia stata conservata nei primi secoli. La cappella, come anche tutta la chiesa, viene edificata nel IV secolo riutilizzando ambienti di un palazzo imperiale. Per costruire la chiesa si è semplicemente aggiunta un’abside a una grandissima aula rettangolare del palazzo. La chiesa non era divisa in navate prima del XII secolo, quando Lucio II la “normalizza”, dividendola in tre navate con colonne e rialzando il pavimento fin al livello attuale. Nel XVIII secolo la chiesa riceve l’aspetto attuale (architetti Gregorini e Passalacqua).

Ciborio, cappella delle Reliquie,
Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.


Le reliquie della Passione si conservano oggi in una grande cappella sulla sinistra della Basilica, costruita nel 1930 dall’architetto Florestano di Fausto.
La cappella custodisce le reliquie della Passione nei reliquiari di Giuseppe Valadier del 1804. Ci sono tre frammenti della  Croce, due spine della corona, un sacro chiodo e il “Titulus crucis”. (cfr. ACISTAMPA)  

Florestano di Fausto, corridoio di accesso alla cappella delle Reliquie,
Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.


Venerdì santo


Oggi siamo abituati a vedere il papa che celebra la Passione del Signore nel contesto solenne e "papale" della Basilica di san Pietro. Ma il luogo naturale della celebrazione della Passione al Venerdì santo a Roma è solo la Basilica di santa Croce in Gerusalemme, nella quale il papa, vescovo di Roma, non presiede la celebrazione pomeridiana del Venerdì santo dai tempi di san Giovanni XXIII (27.3.1959).


Il rito papale del Venerdì santo è descritto nell'Ordo Romanus XXIII che trasmette i riti del triduo pasqule (Cod. 326 Einsiedeln). 

Il rito del Venerdì santo ci è rimasto solo in questa redazione proveniente da un codice composito unito a Inscriptiones Urbis Romae e all'Itinerarium Urbis Romae

Si tratta di un fascicolo di memorie di un pellegrino dell'VIII secolo. L'Ordo non sembre essere stato trascritto da una fonte ufficial, infatti sembra più l'opera di un ecclesiastico franco che riferisce precisamente quello che ha visto a Roma ma senza entrare nelle complicazioni delle liturgie in atto. L'autore evidentemente si occupava di liturgia e lo schema composto gli ha permesso di confrontarsi con gli usi prettamenti romani del Triduo.

In poche battute la liturgia del Venerdì santo consiste in questo: 

1. Il papa dal Palatium discende in san Giovanni in Laterano scalzo, lui e tutti ministri che celebrano con lui. Giunti in cattedrale si sistemano davanti l'altare. 

2. Il papa dà l'ordine di accendere una candela da una, forse erano tre, lampade che rimanevano accese fino al Sabato Santo. Il papa stesso accende due fiaccole da questa candela che consegna a due chierici di camera che le porteranno accese dinnanzi al papa.  

3. Da san Giovanni parte una processione al canto del Salmo 119 (118) Beati immaculati. Un arcidiacono assiste il papa (lo tiene per la mano sinistra) e lo stesso papa ha un turibolo nella destra e un diacono che sta dietro il papa e porta in un reliquiario d'oro con gemme il prezioso legno della croce con all'interno del balsamo profumato.

4. Quando giungono ad Hierusalem, ovvero la Basilica Sessoriana, il diacono depone la croce sull'altare e il papa apre il reliquiario e tutto il popolo fa l'adorazione con il bacio della reliquia. Le donne baciano la croce in un secondo momento. 

5. Dopo che il papa ha baciato la croce subito un suddiacono sale l'ambone per le letture. Egli legge dal libro del profeta Osea e si canta il graduale Domine audivi con i suoi versetti. 

6. Un secodo suddiacono sale e legge la seconda lettura dal libro del Deuteronomio con il tractus Qui habitat.

7. Poi un diacono scalzo con l'Evangeliario e due suddiaconi salgono all'ambone e leggono la Passio Domini secundum Ioannem.

8. Dopo la lettura del Vangelo il papa dice la preghiera Oremus pro ecclesia sancta Dei e l'arcidiacono intima il flectamus genua e il levate.  Il chierico franco non entra nel dettaglio della preghiera universale ma riferisce solamente che tutto si svolge secondo il proprio ordine e infine il papa dice Domunus vobiscum, tutti rispondono et cum spiritu tuo e in processione si ritorna al Laterano sempre al canto del Salmo 119 (118).
9. il papa non si comunica lì e nemmeno i diaconi. Chi vuole comunicarsi lo fa con le particole consacrate il giorno prima. Chi  si vuole comunicare deve andare negli altri titoli e chiese di Roma. Indicazione interessante che descrive la permanenza di un numero differente di liturgie: quella papale, quella dei tituli e quella delle altre chiese.

 
Einsiedeln, Stiftsbibliothek, Codex 326(1076), f. 87r, ORXXIII

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