mercoledì 19 luglio 2017

La vocazione di san Matteo

Non sono uno storico dell'arte e non sono un'esperto. Quindi da non addetto ai lavori mi accosto a un dipinto complesso e sudiatissimo senza la pretesa di voler dire qualcosa di nuovo ma semplcemente volendo condividere impressioni su un'opera d'arte geniale ed eloquente come la Vocazione di san Matteo in san Luigi dei Francesi a Roma.

Caravaggio come tanti altri pittori aveva un fremito di fede e lavorava anche su indicazioni di teologi o religiosi. Indicazioni che vanno intuite per comprendere sia l'allogaggio che la stessa natura "teologica" dell'opera in esame. Si tratta di un principio minimo del rapproto tra arte e religione e tra arte e Cattolicesimo in particolare. Senza conoscere nel dettaglio le pieghe della dottrina, del simbolismo e dell'immaginario religioso e cattolico, in particolare, l'opera d'arte "sacra" rimane bella, affascinante ma spesso muta sulla sue reale essenza. Credo quindi si debbe aprtire dal considerare Caravaggio un pittore che non poteva non conoscere le grandi regole dell'iconografia agiografica. 

Allora partiamo da qui. 

Don Andrea Lonardo, parlando con maestria della vocazione di san Matteo in una nota (la n. 8) sull'identificazione del personaggio afferma: 

Recentemente è stata riaperta da alcuni critici una discussione sull’ipotesi che nella mente del Caravaggio Matteo possa essere la persona che non ha ancora levato il capo e che, di conseguenza, il Merisi abbia voluto rappresentare l’attimo immediatamente precedente alla percezione della chiamata (cfr. su questo Caravaggio. Dov'è Matteo? Un caso critico nella Vocazione di San Luigi dei Francesi, M. Cecchetti (a cura di), Milano, Medusa Edizioni, 2012, con testi di A. Prater, H. Kretschmer, A. Hass , H. Röttgen, I. Lavin). Quali che siano le conclusioni che ne verranno tratte – la maggioranza degli autori, unitamente allo scrivente, resta comunque convinta che Levi/Matteo sia la figura che si indica con la mano mentre guarda al Cristo, altrimenti tale personaggio non avrebbe senso nell’iconografia dell’opera – il dibattito ha permesso di sottolineare ancor più la peculiarità della vocazione di Matteo.

Quindi gli studiosi si arrovellano il cervello per farci capire chi è il "chiamato" nel quadro. In tanti pensano, come l'autore citato, che l'apostolo ed evangelista sia l'anziano con la mano in gesto indicativo e che guarda verso il Cristo. Tenendo presente che solo Caravaggio sa cosa ha voluto dipingere e che l'anziano seduto al tavolo, che guarda il Signore e ha la mano quasi a indicare se stesso è differente dal san Matteo della pala d'altare (quindi una non identità tra i due sembrerebbe strana?), io ritengo che Matteo sia invece il ragazzo che sta contando i soldi.

Un dipinto di Caravaggio oltre a imprimersi nel cervello e nell'immaginario per la straordinaria bellezza tecnica e pittorica è sempre un'opera enigmatica, da decodificare, per quanto possibile. Non è quindi un'opera di facile intuizione o di banali conclusioni. Allora credo che asserire l'identificazione di Levi/Matteo con l'anziano che guarda il Cristo, perché sembra che si stia indicando, mi smebra una conclusione troppo frettolosa tenendo presente che siamo davanti a un dipinto del Merisi. Sul fatto poi che altrimenti il personaggio non avrebbe senso, evidentemente gli altri personaggi nel quadro non rivestono più senso di lui.

Spesso, spiegando questo quadro in classe e parlando con gli alunni, ho cercato di condurre i miei interlocutori a considerare l'altra ipotesi, ovvero identificare Matteo con il ragazzo impegnato con i soldi.

1. Nell'iconografia la vocazione di san Matteo certamente ha la sua raffigurazione più famosa in Caravaggio quindi è difficile fare il paragone con altre composizioni. Io mi riferisco solo a due immagini, per certi versi contraddittorie ma con un elemento in comune. La prima è di Pietro di Miniato, Incoronazione della Vergine, 1412-13 che presenta tra gli altri un particolare con la vocazione di San Matteo. L'apostolo è in rosso con canizie e aureola e si vede il banco delle imposte. 



2. L'altro esempio è la vocazione di san Matteo evangelista di Caracciolo Giovanni Battista. L'autore poco più giovane di Caravaggio, di scuola caravaggesca con l'aprodo del Merisi a Napoli nel 1606, è stato uno dei più talentuosi allievi nell'applicare le tecniche pittoriche del maestro, e non solo. Il Battistello dipinge una scena forse ancor più complicata di quella di Caravaggio e nessuna aureola ci aiuta a capire chi sia veramente l'apostolo chiamato. Ma anche qui troviamo il tavolo delle imposte.


3. Incedere affascinati nella navata centrale dell'Arcibasilica cattedrale di san Giovanni in Laterano ci permette di ammirare le dodici statue degli apostoli. A noi interessa quella di Camillo Rusconi (1658-1728), alla scuola di allievi di Bernini (Ercole Ferrata, Algardi e Duquensnoy). Al di là della perfezione tecnica dell'artista e della resa stupenda dei santi che ha rappresentato, ci interessa notare che Rusconi per san Matteo sceglie un volto michelangiolesco, anche questo anziano sì, ma come per gli altri apostoli scolpiti, come per gli altri rappresentati in navata, ha scelto un elemento identificativo, un segno distintivo iconografico "tipico"; rimanendo sui "suoi" apostoli come per sant'Andrea c'è la croce decussata, per san Giovanni l'aquila e il bordone (bastone del pellegrino) per lo stupendo san Giacomo, per san Matteo sceglie un sacco di monete rovesciate.

Camillo Rusconi, San Matteo. Arcibasilica Papale di san Giovanni in Laterano
Camillo Rusconi, San Matteo. Arcibasilica Papale di san Giovanni in Laterano. Particolare delle monete
 4. Nell'esempio di Pietro di Miniato, l'apostolo è canuto ma si riconosce con l'aureola ed è presente il banco delle imposte. Nel Battistello c'è un ragazzo che conta distrattamente delle monete sul banco delle imposte; in Rusconi il santo è canuto e ha il piede su un sacco aperto e pieno di monete.

5. Le monete, alla stregua di altri simboli per i santi, caratterizzano la figura stessa dell'apostolo, in quanto esattore delle tasse. Sappiamo che i sacerdoti dell'antico tempio, per rispettare il primo comandamento, vietavano al popolo ebraico di maneggiare le monete romane che portavano l'immagine dell'imperatore. Matteo è coluui che alla chiamata del Cristo si alza e lo segue (Marco 2,14). Ricordiamo che i pubblicani erano inoltre accusati di essere peccatori pubblici. Matteo il pubblicano è stato definito patrono di banchieri, bancari, doganieri, guardie di finanza, cambiavalute, ragionieri, contabili ed esattori. Quindi un'iconografia strettamente legata al segno delle monete.

Tenendo presente che si tratta solo di scambiare vedute su una questione aperta e non di asserire verità assolute, seguendo la linea degli studiosi e dei critici che vedono nel giovane intento a contare i soldi il giovane apostolo Matteo,  riteniamo in funzione dei punti descritti e in particolare dell'attributo iconografico delle monete o della borsa di monete come in Rusconi, che nella Vocazione di san Matteo del Caravaggio, il ragazzo che conta i denari sia l'apostolo. 

Un grazie a Don Andrea Lonardo per il suo lavoro e per la possibilità di confrontarsi su queste opere meravigliose!





Nessun commento:

Posta un commento

San Lorenzo nel Palazzo Apostolico

"Oggi la chiesa di Roma celebra il giorno del trionfo di Lorenzo, giorno in cui egli rigettò il mondo del male. Lo calpestò quando...