domenica 14 febbraio 2016

Buona Domenica di Quaresima

Affresco della crocifissione, Santa Maria Antiqua, Roma
Ecco perché il nuovo è stato sostituito al vecchio e perché colui che aveva provato la passione è stato ristabilito dalla Passione nel suo stato primiero: per ogni cosa che ci apparteneva è stata data in cambio ogni cosa di colui che è al di sopra di noi, e l’economia della bontà verso colui che la sua disobbedienza aveva fatto cadere si è trasformata in un nuovo mistero.

Ecco l’origine della Natività e della Vergine, l’origine della greppia e di Betlemme. La creazione spiega la Natività, la donna spiega la Vergine. Il motivo di Betlemme è l’Eden; il motivo della greppia è il Paradiso. Ciò che è grande e nascosto rende conto di ciò che è piccolo e visibile. Ecco perché gli angeli proclamano la gloria dell’essere celeste e poi terrestre; perché i pastori vedono la gloria di colui che è agnello e pastore; perché la stella mostra la via; perché i Magi si prostrano recando doni per distruggere il culto degli idoli.

Ecco perché Gesù è battezzato, riceve testimonianza dall’alto, giovane, è tentato e trionfa da trionfatore. Ecco perché i demoni sono cacciati, i malati guariti, il grande annuncio affidato ai piccoli e da essi portato felicemente a termine.

Ecco perché le nazioni fremono e i popoli meditano vani progetti (Ps 2,1); ecco perché il legno si erge contro il legno e le mani contro la mano (Gn 3,24): quelle che si sono tese generosamente si oppongono a quella che si è fatta avanti senza ritegno, quelle che sono state inchiodate a quella che si è aperta, quelle che uniscono le estremità della terra a quella che ha cacciato Adamo.

Ecco perché l’elevazione si oppone alla caduta, il fiele al gusto, la corona di spine all’impero del male, la morte alla morte; ecco perché le tenebre si diffondono a causa della luce, la tomba si oppone al ritorno alla polvere e la risurrezione risponde all’insurrezione. Tutto ciò era per Dio un mezzo per educarci e guarire la nostra debolezza ristabilendo il vecchio Adamo nello stato da cui era caduto e conducendolo presso "l’albero della vita" (Gn 2,9) da cui l’albero della conoscenza, a causa del suo frutto preso intempestivamente e svantaggiosamente, ci aveva separati.

Gregorio Nazianzeno, II orat. in S. Pascham, 23-25

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