martedì 8 settembre 2015

Per la tua misericordia e la tua fedeltà

Propongo un testo introduttivo ad una guida liturgico pastorale sulla misericordia nell'anni circulum

Parlare di misericordia oggi non è certo impresa facile. Siamo di fronte ad una vasta letteratura e a un tema che da anni arricchisce il vocabolario e i contenuti della predicazione e della spiritualità cristiana. Si vuole quindi provare a suggerire alcune linee comuni, non nuove, ma sempre ricche per poter essere oggetto di meditazione e riflessione personale e comunitaria.
Il nostro primo punto consiste nel voler cercare di capire che cosa sia realmente la misericordia. Facciamo un’analogia. Quando nel dibattito conciliare si doveva arrivare alla formulazione della Dei Verbum si scelse di parlare non di rivelazione ma di Dio che si rivela (Deus revelans) mettendo quindi l’accento sulla realtà di un Dio personale. Allo stesso modo forse dovremmo impegnarci a parlare non di misericordia, che può anche essere una virtù esclusivamente umana - come tanta letteratura, classica e moderna, attesta - ma della personale essenza misericordiosa che il Padre ci manifesta nel Figlio, come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Il Vangelo è la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio verso i peccatori» (1846). in questo sta il punto cruciale, nel riconoscere che Dio nella sua misericordia offre il perdono dei peccati che noi umilmente riconosciamo.
Accogliendo in noi Gesù e la sua opera di salvezza, immettendo quindi la nostra vita nella sua e ricordando che non si può conoscere «adeguatamente il Signore Gesù e capirlo nella verità profonda, se non comincia ad aprire a lui la sua unica vita: Gesù non lo conosciamo davvero, se non quando cominciamo a innamorarci di lui. Il Figlio di Dio crocifisso per noi e risorto - significato unico ed esauriente del nostro concreto esistere e dell'intero universo in cui ci è toccato di vivere - lo si conosce sul serio all'atto che ci si gioca per lui» (card. Giacomo Biffi).
Abbiamo però bisogno di capire che cosa sia materialmente la misericordia. Chiediamo aiuto a sant’Agostino, testimone dell’amore misericordioso di Dio nella sua vita. Egli descrivendo la misericordia afferma:

«Che cosa è la misericordia? Non è altro se non un caricarsi il cuore di un po' di miseria [altrui]. La parola "misericordia" deriva il suo nome dal dolore per il "misero". Tutt'e due le parole ci sono in quel termine: miseria e cuore. Quando il tuo cuore è toccato, colpito dalla miseria altrui, ecco, allora quella è misericordia. Fate attenzione pertanto, fratelli miei, come tutte le buone opere che facciamo nella vita riguardano veramente la misericordia. Ad esempio: tu dài del pane a chi ha fame; daglielo con la partecipazione del cuore, non con noncuranza, per non trattare come un cane l'uomo a te simile. Quando dunque compi un atto di misericordia comportati [così]: se porgi un pane, cerca di essere partecipe della pena di chi ha fame; se dài da bere, partecipa alla pena di chi ha sete; se dài un vestito, condividi la pena di chi non ha vestiti; se dài ospitalità condividi la pena di chi è pellegrino; se visiti un infermo quella di chi ha una malattia; se vai a un funerale ti dispiaccia del morto e se metti pace fra i litiganti pensa all'affanno di chi ha una contesa. Se amiamo Dio e il prossimo non possiamo fare queste cose senza una pena nel cuore. Queste sono le opere buone che provano il nostro essere cristiani» (Disc. 358A,1).

Di fronte a tanto parlare della misericordia di Dio, rischiamo di incappare nella frammentazione, perdendo di vista il suo centro unico che è la croce gloriosa da noi adorata il Venerdì santo e il mistero di sconfitta della morte cantato e celebrato nella Pasqua del Risorto. Ancora ad Agostino chiediamo di aiutarci a entrare in quello che la Chiesa e il papa ci chiedono durante l’anno santo della misericordia:

«Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato» (Misericordiae vultus 2).

Con questo si apre il nostro cammino liturgico di riscoperta della misericordia di Dio. Una riscoperta prevalentemente biblica, fonte prima della liturgia, teologica e poetica. Dai testi della nostra liturgia latina emerge un quadro netto di riferimento che ha i connotati della rivelazione che Dio ha fatto di se stesso all’uomo. In questo particolare anno di grazia, potremo ascoltare con orecchio attento ciò che l’Avvento rivela della misericordia ovvero che «Dove abbondò la colpa, sovrabbonda la tua misericordia in Cristo nostro Salvatore» (prefazio d’Avvento II/A). Nel grande cammino di penitenza della quaresima verso la gioia pasquale, ritorna la sacra Scrittura che ci fa cantare con Paolo «E’ veramente giusto benedire il tuo nome, Padre santo, ricco di misericordia, nel nostro itinerario verso la luce pasquale sulle orme di Cristo, maestro e modello dell’umanità riconciliata nell’amore». Nel Tempo ordinario il prefazio II per le domeniche ci fa contemplare il Signore nel suo mistero pasquale:

«Nella sua misericordia per noi peccatori
egli si è degnato di nascere dalla Vergine;
morendo sulla croce,
ci ha liberati dalla morte eterna
e con la sua risurrezione
ci ha donato la vita immortale».

Ancora nel Prefazio VII per le domeniche del Tempo Ordinario la misericordia è unita al mistero dell'Incarnazione:

«Nella tua misericordia hai tanto amato gli uomini
da mandare il tuo Figlio come Redentore
a condividere in tutto, fuorché nel peccato,
la nostra condizione umana».

La misericordia che noi possiamo sperimentare nel rapporto intimo con la Trinità, rapporto sponsale che si declina nel tempo, acquista anche caratteristiche eterne, al di là del tempo, nell'eskaton così come ci ricorda il prefazio X delle domeniche del Tempo Ordinario: «Allora noi vedremo il tuo volto
e loderemo senza fine la tua misericordia».
Un altro percorso che approfondisce il tema della misericordia di Dio nell'anni circuli ha per oggetto i sacramenti. Per esempio, nei sette prefazi dedicati ai sacramenti, ogni singolo momento di grazia è connotato dalla misericordia; nella forma grammaticale dell'apposizione Dio è presentato di volta in volta come Padre santo e misericordioso (Battesimo), Dio onnipotente e misericordioso (Eucaristia, Ordine, Infermi), Dio di misericordia (Eucaristia III). In questi esempi ciò che caratterizza Dio diviene la chiave di lettura per la comprensione del testo del prefazio e dell'intero sacramento all'interno dell'economia della salvezza.
Nel prefazio per il sacramento della Penitenza, è presentata la natura fragile dell'uomo unitamente alla suggestiva figura della misericordia come porto:

«All’uomo, naufrago a causa del peccato,
con il sacramento della riconciliazione
hai aperto in Cristo crocifisso e risorto il porto della misericordia e della pace».

Sotto la protezione della Mater misericordiae possiamo fermare l'attenzione sul prefazio mariano II in cui la liturgia offre la visione della straordinaria opera compiuta dal Signore per l'umile sua serva:

«Grandi cose tu hai fatto, Signore,
per tutta l’estensione della terra,
e hai prolungato nei secoli
l’opera della tua misericordia,
quando, volgendoti all’umile tua serva,
per mezzo di lei ci hai donato il Salvatore del mondo,
il tuo Figlio, Gesù Cristo, nostro Signore».

Tutto riconduce al punto di partenza cioè alle prime battute della bolla di indizione del Giubileo straordinario che icasticamente polarizzano in senso cristologico l’intero anno che ci attende:

«Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina. Nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona[1] rivela la misericordia di Dio» (Misericordiae vultus 1).

DG

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