mercoledì 5 agosto 2015

La trasfigurazione del Signore

La festa della Trasfigurazione si deve leggere in funzione della grande solennità del’Ascensione di cui è una prefigurazione. Secondo il teologo Louis Bouyer la vita cristiana è una vita ascensionale:
«Nella Scrittura la vita cristiana appare come animata da un dinamismo, un impulso che non si può non definire ascensionale. […] Il cammino terreno del Figlio di Dio, del quale la risurrezione rappresenta solamente il penultimo stadio, si completa e conclude nell’atto dell’ascensione. E che quest’ultima non sia da parte di Gesù un incomprensibile abbandono dei suoi, ma il coronamento della sua opera di redenzione è ciò che veniva preannunciato nei discorsi di addio: “È bene per voi che io me ne vada” (Gv 16,7). Allo stesso modo, ogni eucaristia, celebrando questo “esodo”, questo passaggio dalla terra al cielo, che Cristo nostro capo ha realizzato per primo ma per tutti noi, culmina infine nell’elevazione del per quel haec omnia; dopo di che, come se fossimo giunti alla presenza divina, osiamo rivolgerci con la gloriosa libertà dei figli di Dio a colui che dimora in una luce inaccessibile e dirgli finalmente Padre nostro che sei nei cieli!» (L. Bouyer, Il senso della vita monastica (Spiritualità occidentale), Qiqajon, Bose 2013, 50).
Basilica di sant'Apollinare in Classe, particolare dell'abside (VI sec.), Ravenna

Il motivo di questa lunga citazione risiede nella capacità che ha di ricondurci direttamente al senso della festa. Iconograficamente parlando la Trasfigurazione appartiene a quelle feste che rappresentano la glorificazione del Signore, prima della sua Passione. Ecco perché da secoli la Chiesa commemora due volte in un anno l’evento di oggi. Nel nostro attuale Ordo Lectionum Missae le pericopi della trasfigurazione sono per la seconda domenica di Quaresima e per il 6 agosto. Nel cammino dei quaranta giorni di preparazione alla luce della Pasqua, la Chiesa mette il popolo credente di fronte alle vesti candide del Signore trasfigurato sul monte, con gli apostoli Pietro Giacomo e Giovanni con cui interloquisce e la Legge e i Profeti che gli rendono testimonianza.

Siamo al cospetto di una teofania dalle caratteristiche veterotestamentarie (cfr. Es 24,9; 34,29) e dalla dimensione trinitaria (cfr. Agostino e Tommaso)

Per la festa, basti dire che ha avuto una prima diffusione in Oriente (VI secolo in Siria Orientale, VIII secolo in Siria Occidentale, X secolo a Bisanzio) e ancora oggi è una delle più grandi feste dell’anno liturgico delle chiese orientali in particolare bizantine  presso le quali si parla di metamorphosis tou Soteros. Secondo Baumstark si tratterebbe di una delle tante celebrazioni legate all’evento della dedicazione, in questo caso di una basilica sul Tabor.


Sant'Apollinare in Classe, Ravenna, abside

Particolare rilievo acquista il Kondakion della festa per capire il ruolo chiave della trasfigurazione nella comprensione dell’opera redentiva di Cristo e "dell’autocomprensione liturgica della teologia bizantina", in quel continuo affermare che la liturgia e la teologia ortodosse non mirano all’annientamento del mondo ma alla sua trasfigurazione:
«Ti sei trasfigurato sul monte e i tuoi discepoli contemplarono come poterono la tua gloria, o Cristo Dio, affinché quando ti vedessero crocifisso potessero credere alla tua passione volontaria e poi predicare al mondo che tu sei veramente lo splendore del Padre».
L’iter di diffusione della festa in occidente è più lento. Si celebra in Spagna intorno al IX secolo, in Europa si afferma grazie alla riforma attuata dall’Ordine Cluniacense che l’accoglie nel suo calendario per poi essere inserita nelle consuetudini occidentali nel XV secolo, con successiva approvazione papale del culto, in seguito a motivi politici.
Parlando di raffigurazioni artistiche della trasfigurazione la mente non può che tornare ai grandi capolavori della nostra storia dell’arte. A mio avviso, il più significativo si trova a Ravenna nell’abside della basilica di sant’Apollinare in Classe (
sec. VI). La composizione grafica della trasfigurazione, la prima in occidente e ancor più preziosa per la sua rarità e la finissima composizione teologica, esprime in forma simbolica la scena evangelica presentando il volto di Cristo, al centro di una croce, in un cielo blu stellato, inserita in un aureola sontuosamente incorniciata da pietre e perle: la quadratura cristologica dell’immagine è data e imperniata nella professione di fede
 
1. con l’utilizzo dell’IXTHYS, il famoso acrostico paleocristiano 
2. le indicazioni cristologiche dell’alpha e dell’omega,
3. ed infine, alla base della croce, l’espressione Salus mundi.

Gli apostoli sono tre pecorelle (Pietro da solo e Giacomo e Giovanni insieme, sul lato opposto a quello di Pietro) al di sotto della croce in un mistico giardino e nel cielo dell’abside si stagliano le due figure a mezzo busto di Mosè ed Elia.
La mano nel nimbo (Spirito) al vertice del catino rappresenta la voce del Padre nella teofania descritta dagli evangelisti. Ecco che tutta l’iconografia classense ha una dimensione trinitaria. 
Inoltre se si considera il valore liturgico dell’abside, quell’oriente ideale o reale, come lo definisce S. Heid, verso cui tende tutta la celebrazione del mistero eucaristico, avere un’abside che accoglie la trasfigurazione in una forma così sublime significa che tutto, il ciclo architettonico, iconografico e celebrativo confluiscono in questo spazio di colore e forme teologiche nel quale, per esempio, la sola colletta di questa festa assume una profondità sublime.

Interessante in merito alla festa è la didascalia composta per il Messale italiano (ed. 1983, p. 551) che definisce la Trasfigurazione:
«Manifestazione anticipata della gloria del Signore e profezia del suo esodo al Padre, l’odierna celebrazione mette in luce la dimensione pasquale ed escatologica della liturgia  e di tutta la vita cristiana. La parola del Padre preannunzia l’adozione filiale di coloro che, ascoltando e seguendo il Figlio prediletto, diventano suoi fratelli (Lc 8,21) e partecipi della trasfigurazione eterna».

Alla luce di questa spiegazione si può leggere il percorso della colletta
O Dio, che nella gloriosa Trasfigurazione del Cristo Signore, hai confermato i misteri della fede con la testimonianza della legge e dei profeti, e hai mirabilmente preannunziato la nostra definitiva adozione a tuoi figli, fa che ascoltiamo la parola del tuo amatissimo Figlio per diventare coeredi della sua vita immortale.

Esso è delineato in un cammino spirituale:

1. contemplare il Cristo trasfigurato prima della sua passione come anticipazione di gloria

2. assentire all’autorità di Mosè e di Elia che ne confermano “i misteri della fede” che celebriamo

3. preannuncio della definitiva adozione a figli

4. impegno nella fede ex auditu, sull’ascolto della parola del Figlio e la successiva concretizzazione della Parola ascoltata secondo il dettato evangelico ripreso dal Messale

5. Contemplazione, ascolto, pratica della professione cristiana e destinazione escatologica. Trasformazione escatologica che come affermato nella preghiera dopo la comunione avviene proprio partecipando alla mensa e consumando il pane del cielo.

Sull’ultimo punto vorrei ricordare l’essenziale dimensione, teologica e spirituale, del tema dell’oriente, citando ancora il grande Bouyer: 

«Al vertice del cristianesimo tradizionale c’è la visione del Cristo-Oriente, che attira a sé, fino al santuario celeste, l’umanità strappata alle profondità dello sh’ol, senza che essa possa più fermarsi alla superficie della terra» (p. 53).

Nella teologia orientale della Trasfigurazione - metamorfosi ritorna preponderante il tema della divinizzazione. Ma possiamo comprendere qualcosa di tutto ciò se proviamo a spiegare ciò che introduceva il messale in merito alla festa del 6 agosto. In esso si dichiara infatti che la festa della Trasfigurazione «mette in luce la dimensione pasquale ed escatologica della liturgia».
Nella trasfigurazione vediamo che cos’è la divinizzazione, un pregustare la gloria, ma senza dimenticare la croce. Ecco perché è così evocativa l’abside ravennate, perché in essa il Cristo non ha un corpo ma è un volto al centro di una Croce gloriosa. L’ignominia del patibolo è rappresentata quindi gloriosa con al centro il Cristo nel suo essere risplendente. «La festa che si celebra sulla terra, la liturgia come servizio di Dio all’uomo e al mondo in quanto “costante e quotidiana approvazione del mondo per un motivo particolare e in un modo non usuale”, non può essere altro che una estensione della festa intratrinitaria alla creazione, prodotta dall’amore e dalla gioia sovrabbondanti delle persone divine tra di loro: perfetta affermazione della creazione e gioia per essa, comunicazione con essa in vista della sua divinizzazione, sua partecipazione alla vita divina» (M., Kunzler, La liurgia della Chiesa, 576).

    Sembrano adatte le prime parole della Sacrosanctum concilium quando specifica la natura umana e divina della Liturgia. Se si pensa che l’evento della trasfigurazione si pone a metà strada, sul monte, tra il cielo e la terra, e se manteniamo l’assetto della trasfigurazione che mette in luce la dimensione pasquale ed escatologica della liturgia allora troviamo in questo brano la perfetta conclusione del nostro piccolo contributo:
«La liturgia infatti, mediante la quale, specialmente nel divino sacrificio dell'eucaristia, «si attua l'opera della nostra redenzione», contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa. Questa ha infatti la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, fervente nell'azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina; tutto questo in modo tale, però, che ciò che in essa è umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all'invisibile, l'azione alla contemplazione, la realtà presente alla città futura, verso la quale siamo incamminati. In tal modo la liturgia, mentre ogni giorno edifica quelli che sono nella Chiesa per farne un tempio santo nel Signore, un'abitazione di Dio nello Spirito, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo, nello stesso tempo e in modo mirabile fortifica le loro energie perché possano predicare il Cristo. Così a coloro che sono fuori essa mostra la Chiesa, come vessillo innalzato di fronte alle nazioni, sotto il quale i figli di Dio dispersi possano raccogliersi, finché ci sia un solo ovile e un solo pastore» (SC 2).
 
La basilica della Trasfigurazione sul monte Tabor

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