sabato 22 agosto 2015

Etsi Deus non daretur

Si fa tanto parlar di crisi nella vita della chiesa. E non si accetta che questa crisi, invece di essere una crisi della teologia e della sua speculazione o studio, invece di essere una crisi dello ricerca e della pratica canonica, invece di essere una crisi della pastorale è una crisi di natura liturgica. E non si mettano subito le mani avanti per dire che ognuno tira l'acqua al suo mulino e se è un liturgista a focalizzare la crisi sulla liturgia, non poteva essere che questo perché si parla per parte presa. In realtà, dal mio personalissimo punto di vista, quando si parla di crisi nella chiesa attuale, solo chi vuole eludere il problema può continuare a negare che si tratti di crisi liturgica. 

Una riflessione in merito viene dalla trascorsa celebrazione dell'Assunta nelle nostre chiese e parrocchie.

Prima della riforma liturgica preti e cerimonieri dovevano aver in mente il complicato ma non difficile meccanismo delle occorrenze e concorrenze delle feste. In date particolari più feste e commemorazioni potevano accavallarsi. Ogni edizione del messale e del breviario possedeva una sezione riguardante la concorrenza delle feste con norme necessarie per risolvere gli eventuali dubbi.
Con le riforme del Vaticano II e la pubblicazione del Calendarium romanum del 1969 tante complicazioni sono venute meno ma rimane una sostanziale incapacità di leggere gli attuali libri liturgici e saperli mettere in pratica, su questo come su altri punti.  E ciò si è visto per sabato 15 agosto 2015 in cui quasi mezza Italia si è trovata in una situazione inutilmente e inspiegabilmente anomala.

Più volte su questo blog mi sono riferito al valore delle poche vigiliae mantenute dal messale
del concilio con la loro caratterizzazione esclusiva  e pastoralmente sempre ignorate. La solennità dell'assunzione di Maria è una di quelle feste con vigilia e due formulari distinti (messa vespertina della vigilia e messa del giorno). Ma il problema non è stato ovviamente la vigilia che nella stragrande maggioranza dei casi è omessa, ma la seconda parte del formulario, la messa del giorno.

    Che cosa è successo? Ci siamo trovati di fronte a uno dei tanti casi moderni di concorrentia festorum. La solennità dell'Assunta, in Italia è rimasta al 15 agosto ed è di precetto. Come si ricorda, quest'anno il 15 era sabato. Quindi, quale messa si doveva celebrare la sera di sabato 15 agosto?
    Per ignoranza o per il semplice "copia-incolla", alcuni responsabili e addetti degli uffici liturgici, che non sanno o non sono in grado di applicare le norme e riportarle sulle pubblicazioni diocesane, quindi con aurea di ufficialità e con la funzione di derimere i dubbi di tanti pastori, hanno segnato la messa prefestiva della domenica per sabato 15 agosto, invece della messa propria dell'Assunta.

Partendo dalle Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del caledario (Messale Romano 1983, LIV-LIX), stampate nel messale romano italiano dopo i famosi Principi e Norme, emergono tre semplici regole per comprendere in che modo preparare la liturgia.

  1. Il giorno liturgico.  Il n. 3 stabilisce che «il giorno liturgico decorre da una mezzanotte all'altra. La celebrazione delle domeniche e delle solennità inizia dai Vespri del giorno precedente». Noi aggiungiamo che i secondi Vespri non sono un puro accidente ma sono la naturale conclusione del giorno liturgico chiamato "domenica" o "solennità". Questa preghiera di chiusura, che nella pedagogia celebrativa della chiesa accompagna il fedele alla conclusione del tempo di grazia che è stato celebrato, non può essere sottovalutato.
  2. Il n. 5 afferma chiaramente che: «Per la sua particolare importanza la domenica cede la sua celebrazione alle solennità e alle feste del Signore».
  3. Il n. 60 trasmette la regola: «Se nello stesso giorno cadono più celebrazioni si fa quella che nell'elenco dei giorni liturgici occupa il posto superiore». Per questo la sera di sabato 15 agosto, dando applicazione alle semplici parole del numero citato, doveva essere celebrata la messa dell'Assunta in quanto:
     
    1. Nella Tabella dei giorni liturgici (Messale Romano 1983, n. 59, LVIII) la solennità della beata Vergine Maria si trova in I.3
    2. Le domeniche del tempo ordinario si trovano in II.6

Invece le cose non sono andate così. Questo mi fa pensare a una serie di problemi.

Il primo di natura morale, riguarda la coscienza dei credenti, che se non avvisati, recandosi in chiesa per soddisfare il precetto della solennità o quello della domenica, hanno perso uno dei due. Tenendo presente che
«le norme della chiesa sul precetto domenicale e festivo intendono favorire e sviluppare il senso della domenica e della festa», nel caso attuale «quando due giorni di precetto sono consecutivi, si adempie al precetto partecipando in entrambi i giorni alla Messa. Pertanto si deve partecipare a due messe».Non essendo a conoscenza di particolari dispense di massa per l'assolvimento del precetto di una delle due celebrazioni, permane il problema.

La seconda questione è di natura pastorale
mi porta a pensare che essendo in Italia, con un popolo che  manifesta
ancora una profonda affezione e devozione per la Madre di Dio, scegliere di non celebrare la messa serale dell'Assunta sia una decisione poco oculata. Inoltre dal punto di vista pastorale emerge il problema della comunicazione. Si ricorda in merito il caso della solennità dell'Immacolata, coincidente con la II domenica d'Avvento di per sé precedente e della scelta fatta, in funzione della devozione del popolo italiano, di "sacrificare" la domenica d'Avvento in favore dell'Immacolata, salvando la seconda lettura propria della domenica al posto di quella del formulario della solennità. Scelta discutibile ma pastoralmente comprensibile. In quel caso però la comunicazione fu chiara, precisa e puntuale. Per l'assunta del 2015 questi aggettivi non credono possano usarsi.
Anche se in molte parrocchie e diocesi, al di là della correttezza delle informazioni, si è lodevolmente provveduto alla comunicazione per i fedeli con annunci parrocchiali, circolari diocesane o web, questo non è avvenuto sempre e dovunque in tutta Italia.
Tra i tanti impegni pastorali delle nostre diocesi forse tale particolare aspetto non è molto valutato, ma dovendo la messa essere il nutrimento dei credenti, ci si aspetterebbe una maggiore sensibilizzazione che porti anche a diffondere la responsabilità di partecipare a due messe di precetto distinte e  consecutive, come ricordavamo più sopra.

Il terzo problema è di natura liturgica
perché la vicenda denota una scarsa cura delle celebrazioni, una mancanza di attenzione nei confronti di ciò che i libri liturgici prescrivono e del sensus fidelium ingannato.  


A conclusione di questo nostro intervento riteniamo di poter affermare che le problematiche esposte sono il segno di una crisi, che deve essere interpretata e non sottovalutata. Chiudiamo riportando un frammento tratto dagli insegnamenti di Benedetto XVI dal quale deriva il titolo di questo contributo: 



«La crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal culto della liturgia che talvolta viene addirittura concepita: etsi Deus non daretur».


1 commento:

  1. Da "fonte e Culmine" il tutto è diventato "eoggichettoccafaaa" e la Cei nei suoi uffici provinciali e nazionali invece di brillare di Santo Zelo si sbraccia per parlare delle "cose del Mondo" anche facendo pessime figure. E anime sono sempre più disorientate, e i preti so sempre più sfiduciati e stanchi!

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