mercoledì 24 giugno 2015

Le tradizioni del Laterano per la festa del Battista nell'Ordo Officiorum Ecclesiae Lateranensis del Priore Bernardo

Tra le feste del calendario cattolico ha una particolare importanza la solennità della nascita nel precursore e battista Giovanni. Unico dopo Gesù e Maria, Giovanni Battista oltre la festa del martirio, il suo dies natalis, liturgicamente possiede anche l'odierna festa della sua nascita al mondo preceduta da una vigilia. Alla stregua del Natale della Pasqua e delle altre solennità del Signore, nella Chiesa si è sempre celebrata la nascita del più grande tra i nati di donna. Liturgicamente la festa della nascita del Battista è equiparata alle altre grandi feste dell'anno con l'assegnazione, per decreti sinodali o di concili provinciali, di una serie di giorni di digiuno in preparazione alla festa corredata di una celebrazione vigilare, attualmente chiamata "messa vespertina della vigilia", dicitura particolare comune alle solennità dell'Assunzione di Maria dei santi Apostoli Pietro e Paolo, di Pentecoste, Pasqua e Natale.

Tra i libri liturgici della Chiesa latina occidentale, poniamo oggi l'attenzione sul famoso Ordo officiorum ecclesiae Lateranensis di Bernardo  Cardinale e priore del Laterano. Nell’edizione critica dell’Ordo (Bernhardi Cardinalis et Lateranensis Ecclesiae Prioris Ordo officiorum Ecclesiae Lateranensis, ed. L. Fischer (Historische Forschungen und Quellen 2-3), Datterer, München - Freising, 1916) il curatore ci educe sull’antichità dei riti della cattedrale che però rimasero suo patrimonio esclusivo visto che nel resto dell’Urbe non erano in uso, né nei titoli, con liturgia presbiterale propria, né nelle altre basiliche romane, che mantenevano ognuna la propria peculiarità unita alle diverse tradizioni; si pensi alle testimonianze manoscritte del capitolo vaticano, o religiose per via degli ordini che assicuravano lo svolgimento della preghiera oraria in Basilica.


Nel santorale dell’Ordo si trova una lunga sezione per il precursore intitolata semplicemente De sancto Johanne baptista 148 (273).

Bernardo vescovo di Porto, del titolo di san Clemente, dopo un iniziale riferimento all’importanza della festa da esprimersi etiam sollepnis apparatus tam in ornamentis quam in luminaribus ecclesiae possumus, sicut in solempnitatibus Domini reverenter eiusdem nativitati exhibeamus, l’Ordo rifirisce sulla pratica del digiuno, sulla reliquia della clamide di peli di cammello del Battista e poi passa a descrivere le caratteristiche liturgiche della festa.



Il testo sottolinea la presenza del papa, dei cardinali e della corte, ovviamente ancora residenti nel Patriarchio Lateranense, per i vespri della sera precedente, le vigilie, i mattutini e la messa, ovvero tutta l’ufficiatura e la celebrazione eucaristica impreziosite dalla presenza del pontefice romano con il conseguente atteggiamento consono di circospezione e attenzione (ut in conspectu tantae curiae et totius Populi Romani in omnibus nos caute circumspiecientes nihil omnino agamus) dovuto dagli astanti in un contesto così solenne.

Il papa con i cardinali, dopo una messa celebrata ad nonam, di sera lascia il palatium e si reca con i vescovi e i cardinali all’altar maggiore per la preghiera del vespro. I cardinali vescovi e diaconi sono rivestiti dei piviali, mentre i cardinali preti delle pianete. Il papa è assistito dai diaconi che gli stanno intorno e si dispone in capite chori, così come ancora si vede nei cori capitolari, presso il lato destro dell’altare, su un tappeto. I cardinali vescovi, in mitra e pastorale, si dispongono sul lato sinistro, mentre i cardinali preti stanno sul lato destro con i canonici. Nel testo il riferimento logistico è rispetto a un cancello di bronzo, quod in capite maioris chori est, forse citando i cancelli di bronzo un tempo intorno all’altare e direttamente legati al coro clericale.


Il papa inizia il canto del vespro, dopo una preghiera, forse privata (facta prius oratione) verso l’altare e poi il si rigira verso il coro. Viene intonata l’antifona Ipse preibit cui segue il Salmo. Poi le antifone vengono pre-intonate da uno del coro per uno dei cardinali vescovi o diaconi, che rimangono al loro posto e hanno il compito di intonare il testo. Così avviene per entrambi i cori a secondo di come viene stabilito. L’Ordo ricorda che le antifone sono da cantare intere, tractim et spatiose
prima e dopo il Salmo (forse indicando la pratica di allungare l’esecuzione del testo come avveniva per i tropari e per la moderna polifonia).

Le antifone e i salmi della festa del Battista e Precursore sono secondo l’Ordo del XII secolo:

1. ant. Ipse praeibit [ante illum in spiritu et virtute Eliae parare Domino plebem perfectam]  e il salmo 109 Dixit Dominus

2. ant. Iohannes est nomen eius [vinum et siceram non bibet, et multi in nativitate eius gaudebunt] e il salmo 110 Confitebor Domino 

3. ant. Ex utero senctutis [et sterili Ioannes natus est praecursor Domini] e il salmo 111 Beatus vir
4. ant. Iste puer [magnus coram Domino: nam et manus eius cum ipso est] e il salmo 112 Laudate pueri

5. ant. Nazareus [vocabitur puer iste: vinum et siceram non bibet, et omne immundum non manducabit ex utero matris suae] e il salmo 116 Laudate Dominum, omnes gentes.

    La sequenza delle antifone e dei salmi corrisponde interamente a quella del Breviarium Romanum del 1568 e delle edizioni successive.

In poche battute cambiano i soggetti perché intervengono due ex fratribus, da non intendere come frati ma come esponenti della romana fraternitas, ovvero della potente congragazione di sacerdoti della Roma medievale, che cantano davanti l'altare il versetto V. Fuit homo missus a Deo [R. Cui nomen erat Ioannes]. 


Dopo il versetto interviene di nuovo il papa che intona la sua antifona, quella al Magnificat, il cui testo è «Ingresso Zacharia [templum Domini, apparuit ei Gabriel Angelus, stans a dextris altaris incensi]»; durante il cantico evangelico il papa incensa l’altare maggiore, dopo di che uno dei sette cardinali vescovi riceve il turibolo e incensa gli altri prelati presenti. Il vespro si conclude con l’orazione che il papa legge e canta da un libro [il collettario] che gli viene presentato da un vescovo ebdomadario, il diacono intona il Benedicamus  Domino e il papa procede alla benedizione.


Qui si inseriscono le caratteristiche proprie della cattedrale di Roma. Infatti data la benedizione si forma una processione diretta al fonte, ovvero al battistero lateranense, cantando il responsorio Precursor Domini. Giunti nell'aula del battistero si ripete tutto il vespro, con le stesse antifone e le incensazioni. 
Il Bernardo indica che cambia solo l’ant. al Magnificat: «Pro eo quod non credidisti [verbis meis eris tacens et non poteris loqui usque in diem nativitatis eius]».

Questo doppio ufficio si ripete per otto giorni ovvero per tutta l'ottava della festa di san Giovanni. Dopo il vespro al Battistero i cardinali presenti e che rimangono per le veglie si recano nel Chiostro lateranense per poi ritirarsi a consumare la cena.


particolare del Chiostro Lateranense
Molto interessante è la finale del 148 (274) Item de sancto Iohanne baptista in cui si parla del canto e si dice che per l’importanza della festa e per l’obbligo dei canonici di assolvere tutto l’ufficio vigilare e mattinale, si possono invitare cinque o sei cantori scelti e strenui, forti, vigorosi, diremmo tecnicamente preparati a sostenere il canto di ufficiature così lunghe. Di fronte alle necessità della festa, alla sua importanza e ai limiti oggettivi, si richiede quindi l’intervento dei professionisti perché il canto non venga meno o sia di una qualità non adatta alla festa.

Il Bernardo stabilisce che le tre letture con i responsori del primo notturno spettano ai canonici; la prima spetta al canonico priore o a un presbitero da lui incaricato, la seconda a un diacono e la terza a un suddiacono, quindi cadenzate secondo la gerarchia ecclesiastica del coro. I responsori possono essere cantati dai canonici o dai cantori. Sorvolando brevemente sul resto, Bernardo dice che le altre letture e i responsori sono letti e cantati dai curiali della corte e dai cantori della schola.

Battistero Lateranense

Nel paragrafo successivo 149 (275) item de eodem, Bernardo riferisce la tradizione nella santa Chiesa Lateranense, Patriarchio e prima sede apostolica, capo e maestra di tutte le chiese, della lingua greca e del latino per la festività della nascita del precursore Giovanni.

Nel 149 (276) Item de eodem,  in un clima di preghiera si consuma il cibo prima della veglia, si canta la compieta nell’oratorio di san Pancrazio in Laterano, che l’Armellini dice edificato nei pressi della Basilica del Laterano dai monaci cassinesi, scappati dalla distruzione dell’arcicenobio nel 528 e che identifica sul sito  dell’antica sacrestia della Basilica.

Mentre i canonici fanno capitolo i sacrestani, mansionarii, si occupano di preparare gli altari, le candele, i libri per la celebrazione e la disposizione dei posti per i celebranti nel Battistero.


Prima della vigilia avviene la cena festiva e abbondante per i cardinali
, cui accennavamo sopra, e per i chierici greci e latini che devono cantare (si ricorda che alla festa del Battista erano comunque assegnati giorni di digiuno, non certamente sostenibili in occasioni di celebrazioni così lunghe).  Dopo questa cena festiva esclusiva per i cardinali e i cantori, i vescovi e cardinali si ricompongono in chiesa e indossano le vesti per la veglia. 
Battistero Lateranense, particolare dell'interno


La veglia si sdoppia e il doppio ufficio viene celebrato in latino presso il fonte verso cui tende una processione che parte dalla basilica, mentre i chierici greci rimangono in Basilica e cantano un altra ufficiatura nel coro dei canonici del Laterano, in nostro choro come dice il Priore Bernardo, ceduto per l'occasione a cantori esterni.

Al Battistero i celebranti si dispongono presso l’oratorio di san Giovanni Battista con i cardinali preti,  i canonici e i cantori latini a sinistra mentre i diaconi, i suddiaconi e i curiali stanno a destra. Dalle indicazioni di Bernardo si capisce che otto letture sono fatte in base all’ufficio del giorno, ad ipsum diem pertinentibus. La nona lettura è l’omelia di sant’Ambrogio sul vangelo di Luca (1, 57) Elisabeth impletum est tempus pariendi.

Per le antifone e i responsori l’Ordo indica solamente che sono proprie e che si ripetono intregralmente, come sopra.

Poi però si inserisce un’altro elemento particolare per cui ad ogni lettura è prevista l’incensazione dell’altare da parte dei vescovi e dei cardinali con i chierici che si occupano ogni volta di incensare il resto dei presenti.

All’interno della descrizione del rito, Bernardo si preoccupa di entrare in merito al pagamento dei cantori, questioni certamente decisiva per l'economia della Basilica, per poi ritornare a descrivere il rito che prevede il Te Deum dopo la nona lettura, l’orazione conclusiva e il Benedicamus con la benedizione episcopale.

Solennemente i chierici e i prelati latini tornano in Basilica al suono delle campane, per il canto del mattutino e delle  lodi. A questo punto i greci che avevano celebrato le veglie in Basilica si danno il cambio e lasciano il coro ai canonici latini e vanno al Battistero per cantare in greco, secondo le loro tradizioni, la preghiera del mattino.

L'altar maggiore della Cattedrale di Roma

Di seguito l’Ordo descrive il mattutino dei cardinali, 149 (277), che ritornano in coro ai loro posti come per il vespro. Viene intonato il versetto introduttivo all’ufficio Domine labia e di seguito due cantori dinnanzi all’altare intonano l’ant. Regem Praecursoris [Dominum,  Venite adoremus] e il salmo 94 Venite exultemus. Bernardo ricorda che le antifone sono da dirsi interamente prima e dopo il Salmo e viene dato l’elenco delle letture dei notturni, come quello delle vigilie con i versetti dialogici, tutto conservato nel breviario tridentino.

Per le lodi mattutine si cita solo la prima antifona, Elisabeth Zachariae [magnum virum genuit, Ioannem Baptistam praecursorem Domini] e si da per scontato il resto dell’ufficio.

Viene inoltre citata l’ant. al Benedictus, Apertum est [os Zachariae, et prophetavit, dicens: Benedictus Deus Israël] e come per il vespro non ci sono indicazioni sull’inno.


Al mattino la messa è cantata presso il fonte con i testi propri della festa. Il papa invece celebra la messa più importante all’altare maggiore della basilica con i vescovi, i cardinali, la schola e la curia, alla quale partecipano, stando in coro i canonici del Laterano che durante la messa recitano, honeste e privatim, Sesta e Nona.

Segue l’elenco dei testi e delle letture per l’ufficiatura, compresa quella del vespro, che riprende la struttura della sera precedente. Nuovamente si stabilisce che i vespri vengono celebrati in forma doppia, in Basilica e presso il fonte, che si fa l’ufficio di nove letture della festa per tutta l’ottava, tranne di domenica o nell’occorrenza con una altra festa di nove letture (per es. la festa di san Pietro il 29.06).

Si aggiunge anche che la messa si dice per tutti i giorni dell’ottava nel Battistero.

Bernardo conclude la descrizione delle celebrazioni proprie della Cattedrale di Roma stabilendo che le altre commemorazioni durante l’ottava si fanno nella messa ma non si rinucia a celebrare i vespri e le messe al fonte.


Brevemente vediamo che l’Ordo nella sua struttura predilige una celebrazione solenne del co-titolare della cattedrale e non rinuncia a valorizzare i diversi luoghi, come la basilica e l’attiguo Battistero.

1. La preghiera avviene in più lingue e in un modo per cui il moltiplicarsi degli uffici permette una contemporaneità e continuità liturgica, oggi semplicemente inconcepibile per la fobia della ripetizione, mentre nel XII secolo vediamo che addirittura ogni giorno il vespro si duplicava per la celebrazione in Basilica e per quella presso il fonte, così come avviene per la veglia notturna contemporaneamente in greco e latino, rispettivamente in cattedrale e nel Battistero e poi ancora, invertite, per il mattutino e le lodi. Sembra ovvio sottolineare che questo tipo di celebrazioni essendo proprie dell'Arcibasilica Lateranense sono anche esclusive e quindi uniche perché legate alle tradizioni e ai luoghi del Laterano.

2. Essendo un testo di cattedrale e per i chierici della stessa, si denota già la presenza degli elementi della clericalizzazione della liturgia, dato che il testo cita i fedeli una volta sola, con l’altisonante e onorifico titolo del Popolo Romano, si preoccupa di ricordare i posti che ognuno dei chierici occupa in coro, della distinzione gerarchica (priore, canonici, diaconi, suddiaconi, cardinali, cardinali vescovi e preti, la curia, la schola) e di recitare  privatamente le ore canoniche mentre il papa celebra la messa solenne.

3. Infine, nel caso particolare della celebrazione in onore di san Giovanni Battista, si nota la precisa corrispondenza dei testi eucologici e scritturistici con il successivo Breviarium Romanum ad eccezione dell’assenza dell’inno, testimonianza nel XII secolo di un uso romano rimasto ancora legato alla primigenia struttura della preghiera oraria senza inno ma in cui vediamo già assegnata l’orazione, originariamente assente come testimoniato dalla Regula Benedicti e da altre fonti contemporanee.


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