martedì 2 giugno 2015

Festa della Repubblica

I nostri programmi di storia, infarciti di ideologia risorgimentale, come buon risultato potrebbero far nascere nei nostri sentimenti quello forte e lodevole del patriottismo. Ma senza una visita ad un sacrario della bandiera italiana, questo valore non trova un vero sostegno. Dico questo perché la bandiera e la sua simbologia, dovrebbero far parte del patrimonio umano e culturale di un popolo. Nel nostro mondo italiano, al massimo, se ne riscontra qualche briciolo solo quando l'atteggimento tribale del tifoso medio esulta ed espone la bandiera della Nazionale, di calcio. Un popolo unito dalla bandiera solo quando il calcio è in azione. Questo è un segno della nostra miseria. Eppure visitare un sacrario, per esempio quello romano del Vittoriano, deve far riflettere. Deve condurci alla riflessione vedere il nostro tricolore ancora intriso di sangue, del sangue di quei giovani soldati che per ordine o per ideale hanno combattuto fino alla fine per la realizzazione di un obiettivo, quello dell'unità nazionale, della realizzazione di una Nazione grande chiamata Italia!

Tra gli italiani che hanno fatto l'Italia preferisco riferirmi al divo poeta Dante, nel 750 anniversario della sua nascita, classe 1265.
In lui mi piace trovare il valore ed il simbolo della nostra bandiera. Molti ne hanno scritto, definendola in vari modi e trovando in essa diverse origini e simbologie. Ma per me sono dei punti di riferimento quei due passi della Commedia in cui Dante utilizza i colori della bandiera italiana, allora ovviamente non esistente, ma comunque altamente evocativi.

Il primo brano è tratto dal canto XXX del Purgatorio, centro ideale del poema, quando Virgilio affida Dante nel suo pellegrinaggio verso il cielo alle mani dell'amata Beatrice che consente il distacco dal mondo umano dell'Inferno e del Purgatorio per accedere al transumanar del I canto del Paradiso. Si realizza per il poeta fiorentino il tanto atteso incontro con il volto dell'amata. E lei nella sua totale e trasfigurata bellezza è avvolta da un mantello verde sopra una veste rosso acceso e con il capo avvolto in un velo bianco. In questo punto della Cantica, come poi nell'incontro con Cacciaguida, emerge la storia personale di Dante, risignificata in storia esemplare per ogni uomo, e dell'incontro con Beatrice: la veste rossa rimanda al primo incontro, al primo sguardo posato sulla bellezza della fanciulla vestita di rosso tra le strade di Firenze nella primavera del 1274.
Così, tra le lacrime di Dante per la perdita di Virgilio, scena di forte impatto e di spesso valore letterario per i significati cui rimanda, tra angeli festanti che spargono fiori compare lei, Beatrice

« così dentro una nuvola di fiori che da le mani angeliche saliva e ricadeva in giù dentro e di fori,
sovra candido vel cinta d'uliva donna m'apparve, sotto verde manto vestita di color di fiamma viva». (Pg XXX, 28-30).
 
I tre colori indossati da Beatrice e che si ritrovano nei tre gruppi della processione solenne di Purgatorio XXIX, 84, 93, 148 simboleggiano le tre virtù teologali, come tutti sappiamo dagli studi scolastici: il verde-speranza, il rosso-carità ed il bianco-fede. Ovviamente qui Dante non sta descrivendo la bandiera italiana, ma la suggestione rimane forte. Dal tricolore francese a quello italiano, forse inconsciamente, forse volutamente i patrioti hanno stabilito di riferirsi alle virtù cristiane teologali che ancora oggi intessono non solo il tricolore nella sua forma visibile ma il sentire di un popolo, che anche se scristianizzato viene da un Italia che della fede e della religione ha fatto il suo vanto e che comunque ne permea la cultura letteraria, artistica, poetica, popolare. Beatrice quindi è vestita delle virtù che il catechismo e la tradizione ci ricordano essere teologali, non ottenibili con lo sforzo umano. E mentre nell'Apocalisse la donna è vestita di sole nel paradiso dantesco Beatrice è vestita di Dio, del suo essere trinitario, del Padre, del Figlio e dello Spirito santo!
In Beatrice possiamo vedere tutta la tensione dell'umano cristiano, di una vita gestita e orientata nella santa Triade, nella fede che opera nella carità (Gal 5,6) e della speranza eleva gli occhi al cielo, a quel trascendente cui l'uomo di per sé è sempre orientato,
per la quale noi desideriamo e aspettiamo da Dio, con ferma fiducia, la vita eterna e le grazie per meritarla (CCC 1. Inoltre ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica:
Le virtù umane si radicano nelle virtù teologali, le quali rendono le facoltà dell'uomo idonee alla partecipazione alla natura divina. Le virtù teologali, infatti, si riferiscono direttamente a Dio. Esse dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Hanno come origine, causa ed oggetto Dio Uno e Trino. Le virtù teologali fondano, animano e caratterizzano l'agire morale del cristiano. Esse informano e vivificano tutte le virtù morali. Sono infuse da Dio nell'anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna. Sono il pegno della presenza e dell'azione dello Spirito Santo nelle facoltà dell'essere umano. Tre sono le virtù teologali: la fede, la speranza e la carità. (CCC 1812-1813).
Mi viene spontaneo pensare che come Beatrice con i suoi colori è rappresentata rivestita di Dio, così ogni cristiano, italiano, dovrebbe guardare alla propria bandiere a quel nobile tricolore, facendo un esame di coscienza e cercando sempre di conformarsi a quel "pensiero di Dio" in noi, tanto da conformare la vita a Lui. Anche se siamo fragili cercare non soltanto di custodire la fede e vivere di essa, ma anche professarla, darne testimonianza con franchezza e diffonderla (CCC 1816); di fare in modo che lo slancio della speranza preservi dall'egoismo dilagante, vera piaga della nostra società (CCC 1818); infine considerare che 

«la pratica della vita morale animata dalla carità dà al cristiano la libertà spirituale dei figli di Dio. Egli non sta davanti a Dio come uno schiavo, nel timore servile, né come il mercenario in cerca del salario, ma come un figlio che corrisponde all'amore di colui che "ci ha amati per primo" (1 Gv 4,19)» (CCC 1828).

Il cuore di noi italiani si rianimi, lo spirito di noi credenti prenda forza per migliorare la nostra Nazione di giorno in giorno avendo nel cuore ciò che la preghiera della Chiesa mette sulle nostre labba: 

O Dio, che guidi l'universo con sapienza e amore, ascolta la preghiera che ti rivolgiamo per la nostra patria: fa' che fiorisca la giustizia e la concordia, e per l'onestà dei cittadini e la saggezza dei governanti, si attui un vero progresso nella pace. (MR C804).


Philipp Veit, ciclo di affreschi nella Dante-Saal dell'Accademia Tedesca Roma Villa Massimo








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