sabato 16 maggio 2015

Maria Mater Ecclesiae - Ecclesia Christiana

abside di santa Maria in Trastevere
Osservato in questa prospettiva, il mosaico di santa Maria in Trastevere (1140-1143 ca.) può apparire a prima vista più tradizionale di quello di San Clemente, soprattutto per la composizione a figure allineate del catino. Ma è proprio qui, tuttavia - precisamente nella zona centrale - che si cela una sofisticata invenzione iconografica.

A distanza di secoli dall’abside paleocristiana di Santa Maria Maggiore e da quella carolingia di Santa Maria in Domnica, viene riproposto un tema mariano.

Il nucleo del programma è costituito da un’immagine doppia: il Cristo in trono abbraccia la Vergine Regina seduta alla sua destra. Maria è incoronata, già assunta in cielo, ed è raffigurata mentre sostiene un lungo cartiglio, nel gesto tipico dell’Advocata, con le mani sollevate di lato verso il Cristo in atto di intercessione per l'umanità.

Il gruppo costituisce la versione romana di un tema assai diffuso nell'Europa del XII secolo:
l'incoronazione della Vergine, presente per la prima volta già nelle vetrate volute dall’abate Suger a saint-Denis, e poi diffuso soprattutto nei programmi scultorei delle cattedrali. Questa scelta dimostra che gli intellettuali e i teologi pontifici erano ben aggiornati sulle tendenze della contemporanea spiritualità transalpina: soprattutto sul pensiero di San Bernardodi Clairvaux, che nel suo Commento al Cantico dei cantici interpreta Maria come sposa di Cristo e come Ecclesia, riconoscendo nella festa dell'Assunzione il giorno delle nozze di Cristo con la Chiesa.

Le iscrizioni che si leggono nei cartigli delle due figure divine dimostrano tuttavia che concetti e riferimenti sottesi alle immagini sono tipicamente romani ed implicano uno stretto rapporto tra arte e liturgia della città papale. I testi sono citazioni del Cantico dei Cantici, precisamente dei brani usati per le antifone della festa dell'Assunzione, che venivano recitati nel corso della celebre processione che si teneva la notte tra il 14 e il 15 agosto: «Veni electa mea et ponam in te thronum meum» (Cristo); «Leva eius sub capite meo et dextera illius amplexabitur me» (Maria).

È questo richiamo ad una dimensione rituale ben nota ai fedeli a far scattare nel mosaico - pur nel rispetto di una gestualità iconica - una sorta di colloquio sulla scena tra Madre e Figlio, che spezza il ritmo monotono impresso alla composizione delle figure astanti. Come ha felicemente intuito Kitzingen, l'abbraccio tra i personaggi in trono adombra un preciso momento della liturgia di Ferragosto, facendo riferimento con ogni probabilità alla prima e più importante tappa del percorso notturno: quella in cui l’Acheropita - l'icona di Cristo proveniente dal Sancta Sanctorum - veniva deposta sui gradini del portico di Santa Maria Nova e gli veniva collocata accanto un'icona di Maria (forse l’Hodighitria del VI secolo conservata nella stessa chiesa). In coincidenza con l’“incontro” tra le due venerate immagini, i fedeli intonavano l’inno Maria, quid est?, tratto dal Cantico dei Cantici, mediante il quale si attribuivano alle figure divine protagoniste della “sacra rappresentazione” le battute di un vero e proprio dialogo. Questa sosta così spettacolare, che doveva costituire, durante la processione, uno dei momenti di massima visibilità delle due icone, materialmente “sedute” l'una accanto all'altra sui gradini della chiesa, è il segmento liturgico che possiamo considerare trasposto nella scena centrale del mosaico: forse il più importante riflesso in campo figurativo di una consuetudine del rito romano. Al pari del testo del Cantico, che gli fa da sottofondo, anche il mosaico si presta ad una lettura multipla. Esso non implica sono il riferimento alla processione di ferragosto, Al tema dell'assunzione di Maria e alle icone romane. Maria regina, proprio sulla scorta delle interpretazioni correnti del Cantico, rappresenta -lo si è visto- anche la chiesa, e la festa dell'assunzione allude alle sue nozze mistiche con Cristo. Come nel mosaico di San Clemente […] ci troviamo anche qui di fronte ad una solenne rappresentazione dell’Ecclesia Christiana, resa dal punto di vista maiestatico della sua aucotritas.

A. Cadei - P. Piva, L’arte Medievale nel contesto 300 - 1300. Funzioni, iconografia, tecniche (Di fronte attraverso 635; Storia dell’arte 27) Jaca Book, Milano 2006, 470

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