domenica 19 aprile 2015

Esultanza e novità di vita

«Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione.

Semper exsúltet pópulus tuus, Deus, renováta ánimæ iuventúte, ut, qui nunc lætátur in adoptiónis se glóriam restitútum, resurrectiónis diem spe certæ gratulatiónis exspéctet. Per Dóminum».

Questa preghiera è una nuova composizione di due antichi testi romani tratti dal Sacramentario Gelasiano Antico 515  e del Sacramentario Veronese 1148.

Il contesto pasquale dell’orazione credo possa essere incentrato sulla dimensione nuova del battezzato. Il singolo, il credente rinnovato nel lavacro battesimale, sperimenta il passaggio dalle tenebre alla luce, l’essere chiamato in admirabile lumen come affermato nella prima lettera di Pietro (2,9). Percepire la grandezza di questa chiamata pone la vita cristiana su due piani espressi dall’eucologia citata.

Il primo livello inerisce lo spirito che esulta sempre (semper exsultet), ma è uno spirito di popolo, di singoli uniti dalla redenzione, che si rallegrano per ciò che Dio ha operato in noi, un’esultanza quindi che non si può trattenere e che si estende nel sociale, nella consapevolezza che ciò che rinnova l’organismo, rinnova le singole parti e quindi il tutto. Il Mistero pasquale di Cristo interpella il singolo, così come risulta evidente per i catecumeni cui il Vescovo chiede singolarmente di professare la fede - io credo! - e chiede di rinnovare comunitariamente la propria adesione a Cristo, come nel dialogo “Credete? Credo!”.   Una santa letizia e gioia data dal gustare e vivere un rinnovamento perché:


«Voi vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell'alleanza nuova, e al sangue purificatore, che è più eloquente di quello di Abele» (Eb 12, 22-24).

Il rinnovarsi lo abbiamo vissuto nel Triduo Pasquale in cui Passione, Morte e Risurrezione sono stati il centro delle nostre celebrazioni liturgiche, della preghiera comunitaria e  personale espressa nell’altezza dei testi delle Ufficiature. Ma come ricorda san Paolo nella Lettera ai Romani, noi tutti siamo morti con Cristo, chiamati a risorgere con lui, a nuova vita (Rm 6,4; Col 2, 12; Ef 4, 23; Gal 3, 27) e, come abbiamo cantato nell’antifona gregoriana di domenica scorsa Quasimodo geniti infantes, san Pietro ci ha esortati prima a deporre tutto ciò che va contro l’altro (“Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza”) e poi «come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete già gustato come è buono il Signore» (1Pt 2, 1-3).

    Il cristiano cresce e la colletta di oggi lo ricorda per inciso, nel nostro secondo livello, affermando la necessità della rinnovata giovinezza dell’anima (dove la CEI ha preferito “dello spirito”); il Salmo 43, 4 ricorda la gioia evocata dalla colletta e la giovinezza  che ne è all’origine (un tempo Deus juventutis meae) quando, secondo la Nova Vulgata e nella traduzione italiana del 2008, afferma: «Verrò all'altare di Dio, a Dio, mia gioiosa esultanza (ad Deum laetitiae exsultationis meae)».

Quindi, ritornando al motivo principale, l’esultanza dello spirito e la rinnovata giovinezza dipendono dalla constatazione suggerita dal Salmo 102, 2-5:

«Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia, sazia di beni la tua vecchiaia, si rinnova come aquila la tua giovinezza».

Nella Passione di Cristo, nella conformazione a Lui, Capo e Signore, la Chiesa si rinnova ed esulta vivendo quanti sono i benefici del Signore, che perdona, guarisce, salva dalla fossa della morte e circonda il suo popolo di bontà e misericordia.

Esultanza nella novità di vita che nasce e fiorisce dalla morte e risurrezione di Cristo, dall’aver rifiutato l’uomo vecchio per rivestire l’uomo nuovo. Si compie così il percorso espresso dalla colletta, nella gioia di essere suoi figli, in quella santa esultanza in adoptiónis se glóriam restitútum.


La novità di vita propria dei “risorti” nello spirito, «sale della terra e luce del mondo» consente di rivolgere lo sguardo oltre le necessità del tempo presente avendo lo sguardo fisso su «Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento» (Eb 12, 2) e quindi essendo orientati possiamo vivere nella speranza, in attesa del giorno glorioso della risurrezione.
  

Resurrezione, miniatura dall’Exultet, manoscritto I, XI secolo, Archivio Capitolare, Bari.



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