domenica 8 marzo 2015

La Deprecatio Gelasiana nella tradizione liturgica

Processione e invocazioni litaniche   


Il vocabolo greco
litanéia (preghiera, supplica), è stato reso in latino con letania assumendo dapprima il significato di processione accompagnata da una particolare preghiera di supplica e l'intercessione. Da qui il termine per estensione indica abitualmente una preghiera di invocazione che si ripete in forma dialogale. Intesa nel suo significato originale di processione ci sono le testimonianze delle riforme liturgiche di Papa Gregorio Magno (540-604) e di quelle di Sergio I (650-701) il quale in occasione di alcune feste mariane introduce delle litanie/processioni nella Roma dell’VIII secolo. 

Nella tradizione liturgica della Chiesa di Roma, sopravvive a stento, nonostante gli sforzi di molti, l'antica prassi delle Stazioni quaresimali, che per tutta la durata della Quaresima e nella settimana dell'ottava di Pasqua, tracciano un itinerario spirituale nella topografia della Roma cristiana. Le liturgie stazionali sono caratterizzate proprio da un’iniziale processione dal carattere penitenziale: si tratta di percorso esterno o interno alla Chiesa (per esempio a San Pietro in Vaticano) che da un luogo di riunione, anticamente una chiesa, tende alla chiesa luogo della celebrazione con il canto delle litanie dei Santi. La più famosa, per via dei media, è la stazione a santa Sabina il mercoledì delle ceneri, celebrata dal Romano Pontefice, in ossequio all'originale prassi in cui il Vescovo di Roma era il celebrante principale delle Stazioni. Le stazioni quaresimali che coprono tutto il tempo della Quaresima, coincidono per il Calendarium romanum  attuale anche con feste solenni come quella dell’Annunciazione. La prassi in tal caso prevede di mantenere comunque l’indole penitenziale (vesti liturgiche viola) della processione iniziale. In queste tradizionali processioni romane, poi estese anche altrove ed in tempi liturgici differenti, la letania riassume insieme la processione e il canto di invocazioni dialogali.

Processione penitenziale delle confraternite romane su via del Corso
  Si può ritenere che queste formule di preghiera avessero un carattere popolare e venissero usate nelle processioni e in occasioni liturgiche differenti come il miglior modo di pregare rendendo partecipe il popolo di Dio, in tempi remoti e lontani da qualsiasi ideologica funzione strumentale della “partecipazione attiva” dei credenti alla preghiera della Chiesa.
    Alle fonti della preghiera litanica liturgica si trovano le Sacre Scritture, tanto da poter considerare l'invocazione litanica una preghiera precipuamente biblica. Gli studiosi sottolineano in particolare i Salmi dai ritornelli litanici, appartenenti alla categoria dell’Hallel, si pensi al Salmo 117 (118), in particolare al Salmo 135 (136) ed al cantico dei tre giovani nella fornace di Dn 3,52-90.Già nei Vangeli, l’incontro con il Signore spesso suscita nei suoi interlocutori invocazioni e suppliche, divenute poi patrimonio di preghiera, come la famosa preghiera del cuore della spiritualità bizantina. Inoltre l’insegnamento dell’apostolo Paolo delinea un vero e proprio modo di ordinare la preghiera:
«Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio» (lTm 2,1-2).

Il cristiano è chiamato alla preghiera, individuale e comunitaria, nel quale compie l’offerta al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito di tutte le realtà dell’esistenza. Vale la pena ricordare l’insegnamento che da secoli anima lo spirito di orazione della Chiesa:
«La preghiera cristiana è anzitutto implorazione di tutta la famiglia umana, che Cristo associa a se stesso, nel senso che ognuno partecipa a questa preghiera, che è propria dell'intero corpo. Questa perciò esprime la voce della diletta Sposa di Cristo, i desideri e i voti di tutto il popolo cristiano, le suppliche e le implorazioni per le necessità di tutti gli uomini». (Laudis Canticum 8)

Lo sviluppo della Liturgia e la sua comprensione come luogo vitale di preghiera e di fede, grazie anche alla dottrina dei Padri della Chiesa e degli Scrittori ecclesiastici che proprio nel culto cristiano hanno trovato le fonti del loro luminoso magistero di predicazione e formazione del popolo, ha il suo culmine nella celebrazione dell’eucaristia. In essa l’invocazione del Signore e il dialogo con il popolo hanno trovato la loro definitiva collocazione.

Da questi brevi cenni alla storia liturgica emerge la presenza costante della preghiera litanica nella tradizione liturgica cristiana.
Testimonianza fotografica della processione penitenziale, cara alla devozione romana,
con il crocifisso di san Marcello al Corso

La preghiera litanica nelle diverse tradizioni liturgiche


L’osservazione delle celebrazioni delle varie famiglie liturgiche ci porta ad osservare le tradizioni orientali. Nell’Oriente cristiano, la Divina Liturgia si apre con il canto dialogale delle preghiere litaniche. In questo dialogo un ruolo particolare spetta al diacono che funge da intermediario, ponendosi davanti alla porta “bella” o “regale”, tra il santuario e l'assemblea, rivolto ad oriente per dirigere la preghiera dei fedeli in unione a quella del sacerdote che presiede. La preghiera diaconale prende anche il nome di ectenia perché "estesa" a tutte le necessità della comunità cristiana e a tutto il popolo di Dio. L’invocazione è il Kyrie eleison, Signore pietà! e la litania prosegue formulando intenzioni di supplica capaci di cogliere in generale e particolare tutti gli aspetti della vita dell’uomo, ricondotti, rivalutati e risignificati dinnanzi all’altare di Dio. Nella liturgia Ambrosiana si possono riscontrare elementi tipici di questa litania nella serie d'invocazioni in uso durante la preghiera dei fedeli Divinae Pacis per le domeniche di Quarsima, intercalate dalla risposta Domine miserere, originariamente cantate all'inizio della messa ambrosiana ed ora disposte all'interno del nuovo rito come preghiere dei fedeli.

Via Crucis al monastero di san Miniato al Monte, Firenze

Ma nella messa Romana quale Kyrie si cantava e quando?


Nella chiesa Romana la oratio universalis ha conosciuto sviluppi e formulari diversi e famosi, differenziandosi dall'Oriente per consuetudini e per il ruolo stesso del diacono, a cui non è vincolata. L'introduzione del Kyrie nella messa romana è conosciuto in modo indiretto grazie a
san Cesario d’Arles (470-543) che ne stabilì l’introduzione dell’uso di Roma di cantare il Kyrie nella messa, nella sua diocesi e in quelle vicine (Concilio di Vaison del 529, canone 3). Un esempio classico ed imponente per la storia liturgica è la singolare forma della preghiera del Venerdì santo, su cui tanto è stato scritto.
Alla base dell’introduzione del Kyrie eleison troviamo storicamente le consuetudini liturgiche di Gerusalemme e di Antiochia nel IV secolo. A Roma il Kyrie sembra essere stato introdotto nel V secolo. In merito rimangono fondamentali gli studi di E. Bishop, Liturgica historica, Oxford 1919, di B. Capelle, Le Kyrie de la messe et le Pape Gelase pubblicato in Revue Bénédectine 46 (1934)126-144 e di C. Callewaert, Les étapes de l'histoire du Kyrie: S. Gélase, S. Benoît, S. Grégoire  pubblicato in Revue d'histoire ecclésiastique 38 (1942) p. 20-45.
  
Padre Capelle, citando una lettera di san Gregorio Magno a Giovani di Siracusa (Epistulae IX,25) in cui, alle accuse di aver introdotto novità liturgiche non rispondenti alla sensibilità romana, il Pontefice, per giustificare il suo operato, fa riferimento all’invocazione del Kyrie, come preghiera già in uso nella Chiesa di Roma; Gregorio la cita in una forma estesa identificabile con la Deprecatio quam papa Gelasius pro universali Ecclesia constiuit canendam (PL 101, 560).

Edizioni di Solesmes delle preghiere litaniche per l'Ufficiatura
La Deprecatio è una lunga preghiera diaconale di intercessione da recitarsi, come in Oriente, all’inizio della Messa, probabilmente composta per la Chiesa di Roma in un tempo compreso tra 466 ed il 540 e che per scelta stilistica e il lessico sembra appartenere al corpus degli scritti dello stesso Gelasio. Secondo gli studi citati, la preghiera litanica, oggi denominata oratio fidelium esisteva già ma venne sostituita per concorrenza con la litania all'inizio della messa e sostituita da questa nuova composizione, rigorosa, diretta e che riprendeva il fraseggio e le formulazioni dell’ectenia greca. Questo patrimonio di preghiera, con la riforme liturgiche di Trento e del Concilio Vaticano II, è andato totalmente perduto.
L’invocazione e la supplica non sono un elemento esclusivo della messa. Data l’intima unione che la celebrazione eucaristica ha con la preghiera oraria della Chiesa (PNLO 12), le intenzioni di preghiera hanno una collocazione nella celebrazione del Signore nel corso della giornata(PNLO 17). La Liturgia delle Ore prevede quindi al suo interno le preci distinte in invocazioni «per consacrare al Signore il giorno e il lavoro» e intercessioni per il Vespro (PNLO 179-193).
Tenendo presente che la tanto citata "creatività liturgica" non trova spazio all'interno della Liturgia delle Ore, sembra comunque significativa la scelta dei monaci di Solesmes di introdurre la Deprecatio Gelasiana all'interno dell'ufficio orario del monastero, grazie anche ad una preziosa edizione notata che ripropone non solo il testo gelasiano, ma anche le litaniae ambrosiane, di cui sopra e testi delle altre tradizioni latine non romane, non escluso il significativo testo del Messale di Stowe. Questa scelta corrisponde precisamente al dettato stesso dei Principi e Norme della Liturgia delle Ore quando stabiliscono che:

«Poiché la Liturgia delle Ore è principalmente preghiera di tutta la Chiesa per tutta la Chiesa, anzi per la salvezza di tutto il mondo è necessario che nelle preci le intenzioni universali abbiano senz'altro il primo posto: si preghi cioè per la Chiesa con la sua gerarchia, per le autorità civili, per coloro che sono afflitti da povertà, malattia, dolore, per le necessità del mondo intero, cioè per la pace e per altre circostanze simili» (n. 187).

Alla nostra sensibilità liturgica sembra quasi incredibile che, a 50 anni dalla Sacrosanctum Concilium, con tante illustri produzioni nella scientia liturgica, non si sia provveduto a rivalutare una composizione veneranda come la Deprecatio che ancora oggi riesce a esprimere con forza i sentimenti di supplica e di preghiera. La struttura delle deprecationes, così come raccolte e adattate dai monaci solesmensi, prevedono un’introduzione del celebrante, la dichiarazione del ritornello e le singole invocazioni di preghiera. Questa forma è adatta alla celebrazione comunitaria e richiederebbe, in conformità alla sensibilità attuale, la traduzione nelle lingue parlate. Tutti questi elementi costituiscono il patrimonio occidentale della preghiera liturgica al quale ci si dovrebbe nuovamente conformare nelle nostre celebrazioni.
D'altra parte abbiamo sotto gli occhi le tante composizioni moderne che stilisticamente e per contenuti oggettivamente lasciano il tempo che trovano. Ne sono un esempio le intercessioni della Liturgia delle Ore in Italiano che sovente lasciano interdetto il lettore per la loro banalità o non aderenza al sentire comune della Chiesa. Eppure testi come quelli della Deprecatio o delle altre tradizioni liturgiche occidentali non romane dovrebbero essere ricercati ardentemente da chi vuole la semplicità e la dignità nelle celebrazioni riformate, perché sono colmi di  sapienza biblica e umana,  e perché trasmettono un senso profondo di umiltà della creatura che rimette la propria esistenza nelle mani  del Creatore.

Si auspica quindi che l’uso di Solesmes, la saggezza di inserire nelle nostre odierne ufficiature testi densi di significato e autorevoli per antichità, nei prossimi adeguamenti dei libri liturgici, nelle scelte dei singoli Uffici liturgici diocesani, da parte dei responsabili delle liturgie cattedrali, monastiche, conventuali e parrocchiali, lungi da ricalcare le sensibilità dell’archeologico, sia presa seriamente in considerazione l’opportunità di inserire questi formulari o che essi diventino il modello per una formulazione orazionale più aderente ai dettami della riforma liturgica.


Sembra lodevole, a tal proposito la scelta del clero della Cattedrale metropolitana di Bologna, di adattare la pubblicazione solesmense alla celebrazione pubblica della Liturgia delle ore quaresimale, come testimoniato da questi due contenuti multimediali.


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