domenica 1 febbraio 2015

Credere in Cristo

Sinagoga di Cafarnao
Trovo nei Padri della Chiesa, in particolare per oggi, Ambrogio e Agostino, una fonte inesauribile di intelligente accostarsi alla sacra Scrittura. 
A commento della liturgia odierna, in cui abbiamo la possibilità di avvicinarci alla personalità stessa del Signore Gesù, maestro e taumaturgo, inizio il mio percorso riferendomi ad un brano del grande vescovo di milano, Ambrogio. Egli parlando della potenza guaritrice di Gesù per coloro che entrano in contatto con lui, afferma: 


È la fede che tocca Cristo; è la fede che lo vede. Non è il nostro corpo che lo tocca; non lo afferrano gli occhi della nostra natura. Infatti vedere senza percepire, non è vedere; sentire senza comprendere, non è sentire, né è toccare se non tocchiamo con la fede…
Se consideriamo la misura della nostra fede e se comprendiamo la grandezza del Figlio di Dio, vediamo che, in rapporto a lui, possiamo toccare soltanto la frangia; la parte superiore del suo mantello non la possiamo raggiungere. Se dunque vogliamo anche noi essere guariti, tocchiamo mediante la fede la frangia del mantello di Cristo. Egli non ignora quanti toccano la frangia del suo mantello, anche se la toccano mentre è voltato di spalle. Infatti Dio non ha bisogno di occhi per vedere; non ha sensi corporali, ma possiede in lui la conoscenza di ogni cosa. Beato dunque chi tocca almeno l’estremità del Verbo; chi può infatti afferrarlo interamente?
Bernini, Altare della Cattedra,
Basilica di san Pietro in Vaticano.
Particolare di sant'Ambrogio
Oggi il Vangelo ci parla di "spirito impuro", quasi con delicatezza il testo evangelico chiude sulla malattia dell'ebreo presente in sinagoga e ha permesso che la fantasia, di biblisti e non solo, interpreti quest'espressione con possessioni, malattie psichiche e quant'altro. In realtà preferisco contemplare non lo spirito impuro che riconosce Gesù "il santo di Dio", quanto l'autorità stessa di Gesù Maestro che insegna in sinagoga e comanda agli spiriti. Ambrogio riferendosi all'emorroissa che guarisce toccando il lembo della veste di Cristo, consegna a noi un parametro di interpretazione che parte dalla fede. Una fede che come prima cosa riconosce di essere minima, in cui il credente si riconosce "piccolo" di fronte alla grandezza di Dio. Una fede però che spinge a cercare una ralazione con il Signore, un contatto che anche se marginale, guarisce e che dopo la salvezza esulta nel grido di gioia dell'antifona d'ingresso della IV domenica del Tempo Ordinario: 

Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici da tutti i popoli,
perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.
Salvos nos fac, Dómine Deus noster, et cóngrega nos de natiónibus, ut confiteámur nómini sancto tuo, et gloriémur in laude tua.
Sancta Sanctorum,
primo affresco raffigurante
sant'Agostino
In merito al discorso sulla fede, che non è mera speculazione intellettuale ma principalmente adesione a una Persona, ho pensato fosse utile riferirmi a due brani di sant'Agostino in cui egli distingue, sulla scia della grammatica teologica di Giovanni e dell'uso che egli fa del verbo pisteuo, un atto di fede che si distingue in un credere Christum, come semplice accettazione della sua esistenza e del suo messaggio, credere Christo come riconoscimento della sua autorità in quanto maestro, come descritto nelle parole dei presenti nella sinagoga di Cafarnao mentre Gesù insegna ed infine il credere in Christo, vera forma della fede in cui non si ha solo un vago riconoscere la sua esistenza ed il suo messaggio ma si riesce ad instaurare con lui un rapporto di intima relazione, in un rapporto io-tu.
Dice Agostino: 

Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato (Gv 6, 29). Dice credere in lui, non "credere a lui". Sì, perché se credete in lui, credete anche a lui; non però necessariamente chi crede a lui, crede anche in lui. I demoni credevano a lui, ma non credevano in lui. Altrettanto si può dire riferendoci agli Apostoli: crediamo a Paolo, ma non crediamo in Paolo; crediamo a Pietro, ma non crediamo in Pietro. Ecco, a chi crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli è tenuta in conto di giustizia (Rm 4, 5). Che significa dunque credere in lui? Credendo amarlo e diventare suoi amici, credendo entrare nella sua intimità e incorporarsi alle sue membra. Questa è la fede che Dio vuole da noi; ma che non può trovare in noi se egli stesso non ce la dà. E' questa la fede che in un altro passo l'Apostolo definisce in modo perfetto dicendo: In Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la incirconcisione, ma la fede che opera nella carità (Gal 5, 6). Non una qualunque fede, ma la fede che opera nella carità. Sia questa la tua fede, e comprenderai quanto occorre circa la dottrina. Cosa comprenderai? Che questa dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato (Gv 7, 16); cioè comprenderai che Cristo Figlio di Dio, che è dottrina del Padre, non è da sé, ma è Figlio del Padre.

Spiegando ancora cosa significhi realmente credere in Cristo, afferma: 

Ma c'è gran differenza se uno crede nell'esistenza di Cristo e se crede in Cristo. Giacché anche i dèmoni hanno creduto che Cristo esiste, eppure i dèmoni non hanno creduto in Cristo. Crede infatti in Cristo colui che ripone la sua speranza in Cristo ed ama Cristo. Poiché, se ha una fede senza speranza e senza amore, crede nell'esistenza di Cristo, non crede in Cristo. Perciò in chi crede in Cristo, in lui Cristo viene, proprio per la fede in Cristo; egli in certo qual modo si unisce a Cristo e risulta quale membro nel corpo di lui. Ciò non si può verificare se non si aggiunge e la speranza e la carità.

Infine, come emerge più volte nel Nuovo Testamento, credere significa cooperare con la Persona cui si presta la propria fede. Del resto questo è normale. Se credo in Cristo, e sono unito a lui, percepisco la sua personalità e sono affascinato dall'intimità che ne sgorga sono spinto, proprio per amore, a seguire il suo insegnaemnto, a fare la sua volontà, a cooperare con Lui nel bene! Su questo Agostino dice: 

A nulla serve pronunciare il nome di Cristo, né ricevere i sacramenti di Cristo, quando ci si rifiuta di credere in Cristo. E credere in Cristo è credere in colui che giustifica l'empio (cf. Rm 4, 5), credere nel mediatore senza il quale non possiamo essere riconciliati con Dio, credere nel salvatore che è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto (cf. Lc 19, 10), credere in colui che dice: Senza di me non potete far nulla (Gv 15, 5). Chi dunque, ignorando la giustizia di Dio con la quale l'empio è giustificato, vuol stabilire la propria per giustificarsi da sé, non può credere in Cristo.

 
Madonna col Bambino in trono tra i santi Giovanni evangelista e Agostino,
Pietro Perugino, 1494
chiesa di Sant'Agostino a Cremona.

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