mercoledì 25 febbraio 2015

"Chiedi a Dio con costante e intensa preghiera" Regola di san Benedetto (Prologo 4)


All’apertura della Quaresima, la Chiesa ogni anno ricorda che il tempo di preparazione alla Pasqua si deve declinare sul tripode della preghiera del digiuno e della elemosina. Se negli anni ho sempre potuto ascoltare con intimo compiacimento, interesse e partecipazione ciò che i pastori hanno spiegato circa il digiuno e la carità verso il prossimo, aspetti basilari della fede, che opera mediante la carità (Gal 5,6) e mezzi che aiutano a ridimensionare il mondo materiale in un contesto in cui esso tenta di fagocitare ed assorbire le nostre energie, allo stesso modo la delusione è grande nell’ascoltare ciò che in vario modo si dice sulla preghiera.

La delusione nasce dalla banale proposta che da più parti si  rivolge ai cristiani perché la preghiera, in Quaresima, si faccia più abbondante e più motivata.

Ma di quale preghiera si sta parlando? Che cosa significa che il cristiano nel tempo di quaresima deve “pregare di più”? Quale preghiera deve intensificare e fare propria?

Innanzi tutto vorrei sottolineare che la Quaresima, prima di tutto, è un tempo liturgico. E proprio la Liturgia, preghiera della Chiesa, ricorda quanto il fedele si debba impegnare nel colloquio intimo con il Signore quando nel Prefazio di quaresima I afferma:

Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli
di prepararsi con gioia,
purificati nello spirito,
alla celebrazione della Pasqua,
perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa,
attingano ai misteri della redenzione
la pienezza della vita nuova
in Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore.

Quindi in questo tempo, la preghiera si intensifica e credo sia evidente che proprio la preghiera liturgica debba essere maggiormente frequentata.

Ognuno prega, ovviamente, come lo Spirito, l’educazione e la personale sensibilità suggeriscono.
Ma non è solo aumentando la quantità numerica della preghiera che si risponde all’invito ad incrementare l’impegno nell’orazione. Penso invece, leggendo soprattutto i testi eucologici, che la strada sia segnata proprio dalla Liturgia. Letture bibliche, patristiche, collette, antifone e orazioni, tutto acquista una ricchezza tale che solo fermarsi a meditare su alcuni brani che la Chiesa offre durante i quaranta giorni che precedono la Pasqua, si può riuscire a percepire quale abbondanza di temi di meditazione e di intenzioni di preghiera personale si possono trovare.
Il percorso quindi è segnato da due possibili tappe. La prima è il Lezionario, della Messa e della Liturgia delle Ore. Con i mezzi informatici e con il progresso delle pubblicazioni liturgiche sono a nostra disposizioni tutti i brani scritturisti che la Chiesa ha stabilito e assegnato alla Quaresima. Diventa quindi fondamentale per il credente impegnarsi nella frequentazione della Parola di Dio come principale forma di preghiera.

«In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che “le sue parole non passeranno” (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui “che nessuno potrà toglierci” (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna». (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2011)

Il tutto affinché si realizzi quello che scriveva san Pietro Crisologo: «Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno, perciò chi prega digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica» (Sermo 43: PL 52, 320. 332).



Dalla Parola di Dio deriva, come seconda tappa una puntuale attenzione alla preghiera per eccellenza, l’oratio Dominica, la Preghiera del Signore, il Padre nostro. Qui ricordo la ricchezza di quanto disse san Cipriano nel suo testo dedicato al Pater:

Egli fra gli altri salutari suoi ammonimenti e divini precetti, con i quali venne in aiuto al suo popolo per la salvezza, diede anche la norma della preghiera, ci suggerì e insegnò quel che dovevamo domandare. Colui che ha dato la vita, ha insegnato anche a pregare, con la stessa benevolenza con la quale sì è degnato di dare e fornire tutto il resto; e ciò perché parlando noi al Padre con la supplica e l'orazione che il Figlio insegnò, fossimo più facilmente ascoltati.
Aveva già predetto che sarebbe venuta l'ora in cui i veri adoratori avrebbero adorato il Padre in spirito e verità, ed egli adempì la promessa perché noi, ricevendo dalla sua santificazione lo spirito e la verità, adorassimo veramente e spiritualmente in grazia del suo dono.
Quale orazione infatti può essere più spirituale di quella che ci è stata data da Cristo, dal quale ci è stato mandato anche lo Spirito Santo? Quale preghiera al Padre può essere più vera di quella che è stata proferita dalla bocca del Figlio, che è verità? Pregare diversamente da quello che egli ci ha insegnato non sarebbe soltanto ignoranza ma anche colpa, avendo egli stesso affermato: Respingete il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione! (cfr. Mc 7, 9).
Preghiamo, dunque, fratelli, come Dio, nostro Maestro, ci ha insegnato. E` preghiera amica e familiare pregare Dio con le sue parole, far salire ai suoi orecchi la preghiera di Cristo.
Riconosca il Padre le parole del Figlio suo quando preghiamo; egli che abita dentro il nostro cuore, sia anche nella nostra voce. E poiché è nostro avvocato presso il Padre, usiamo le parole del nostro avvocato, quando, come peccatori, supplichiamo per i nostri peccati. Se egli ha detto che qualunque cosa chiederemo al Padre nel suo nome ci sarà data, impetreremo più efficacemente quel che domandiamo in nome di Cristo, se lo domanderemo con la sua preghiera. (Trattato sul Padre nostro, Cap. 1-3; CSEL 3, 167-168).

La terza tappa che deriva prevede che la grande preghiera della Chiesa da intensificare nella prassi del singolo cristiano è, oltre la celebrazione eucaristica che ne è la più sublime espressione1, certamente la maggiore frequentazione della Liturgia delle Ore «che estende alle diverse ore del giorno le prerogative del mistero eucaristico, ‘centro e culmine di tutta la vita della comunità cristiana’: la lode e il rendimento di grazie, la memoria dei misteri della salvezza, le suppliche e la pregustazione della gloria celeste. La celebrazione dell'Eucaristia viene anche preparata ottimamente mediante la Liturgia delle Ore, in quanto per suo mezzo vengono suscitate e accresciute le disposizioni necessarie alla fruttuosa celebrazione dell'Eucaristia, quali sono la fede, la speranza, la carità, la devozione e il desiderio dell'abnegazione di sé». (PNLO 12).

Si evidenzia, in un percorso di questo tipo, che la pastorale delle nostre diocesi e delle nostre parrocchie, come già lodevolmente avviene in molteplici luoghi, dovrebbe sempre più offrire ai fedeli cristiani la possibilità di accedere più facilmente alle ore cardine della preghiera della Chiesa, celebrate in forma comunitaria e possibilmente curate, senza tralasciare il canto e la solennità che si addice alla consapevolezza di offrire al popolo di Dio la preghiera “più bella e intensa” di tutto l’anno liturgico grazie al fine pasquale cui tende. Cattedrali, parrocchie e chiese di ordini religiosi dovrebbero quindi diventare il centro nevralgico della pratica quaresimale, i luoghi privilegiati cui accorrere per attingere alle sorgenti della preghiera, per alimentare il digiuno e sostenere la carità.
Fedeli ortodossi riuniti per la compieta ed il canto del grande Canone di Andrea di Creta.





_______________ 
1«La celebrazione della Messa, in quanto azione di Cristo e del popolo di Dio gerarchicamente ordinato, costituisce il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa universale, per quella locale, e per i singoli fedeli. Nella Messa, infatti, si ha il culmine sia dell’azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono al Padre, adorandolo per mezzo di Cristo Figlio di Dio nello Spirito Santo. In essa inoltre la Chiesa commemora, nel corso dell’anno, i misteri della redenzione, in modo da renderli in certo modo presenti. Tutte le altre azioni sacre e ogni attività della vita cristiana sono in stretta relazione con la Messa, da essa derivano e ad essa sono ordinate» (OGMR 16).

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