domenica 21 dicembre 2014

Per celebrare degnamente il Natale del tuo Figlio - ad Fílii tui digne nativitátis mystérium celebrándum

La parola di Dio della Liturgia della IV domenica di Avvento è una miniera di tesori della spiritualità cristiana. I testi di oggi nell'approssimarsi del Natale segnano il cammino verso la celebrazione del mistero dell'Incarnazione del nostro Salvatore

Nella contemplazione della liturgia di oggi vedo letture e  l'eucologia impreziosite ancora, se posso dire, da due elementi, uno pittorico ed uno musicale

Eucologia e beato Angelico


Chi di noi è abituato alla sana pratica devozionale dell'Angelus recitato tre volte al giorno, conosce perfettamente la colletta della messa di oggi. 

Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu, che nell'annunzio dell'angelo ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione.
 
Grátiam tuam, quæsumus, Dómine, méntibus nostris infúnde, ut qui, Angelo nuntiánte, Christi Fílii tui incarnatiónem cognóvimus, per passiónem eius et crucem ad resurrectiónis glóriam perducámur. Per Dóminum.

Con il suo solito stile sintentico, la cultura romana e cristiana ha consegnato a noi questo gioiello eucologico in cui, per mezzo di poche frasi, si riassume tutto il disegno di salvezza realizzato da Dio in Cristo. Tutta la storia della salvezza nelle tappe dell'Incarnazione e della Passione redentrice si condensa nell'oremus!

Un particolare riguarda il Vangelo. Si rammenta che in poche settimane abbiamo già ascoltato il brano dell'Annunciazione e in particolare nella solennità dell'Immacolata. A onor del vero, va detto che anche se si tratta dello stesso Vangelo, le architetture liturgiche sono completamente differenti, tanto che leggere il brano di Lc 1, 26-38 l'8 dicembre o nella IV domenica di Avvento non è la stessa cosa. Basta leggere il brano nel contesto. Dall'antifona di ingresso della messa fino all'ultima antifona propria di questa domenica nella Liturgia delle ore, il filo conduttore di tutto è la mèta, è il "quanto più si avvicina il gran giorno della nostra salvezza" della preghiera dopo la comunione. Diciamo che l'intera formulazione scritturistica ed eucologica di questa domenica è in tensione verso la prossima celebrazione del Natale e con essa nella dimensione escatologica della colletta secondo cui le feste natalizie conducono alla gloria: per passiónem eius et crucem ad resurrectiónis glóriam perducámur.

In particolare credo sia utile sottolineare quanto sia mariana questa domenica. In un ideale collegamento con la tradizione ambrosiana che ricorda nella domenica prenatalizia, sesta di Avvento, la maternità di Maria, la IV domenica di Avvento del rito romano punta molto su Maria, strumento per il realizzarsi della salvezza, come ricorda san Bernardo nel suo sermone
In nativitate Beatae Mariae o, come meglio conosciuto De aquaeducto. Maria viene denominata aquaeductum qui plenitudinem fontis ipsius de corde Patris excipiens, nobis edidit illum, et si non prout est, sed prout capere poteramus (In Nativitate,4). Il Dio incomprensibile, inaccessibile, invisibile, ineffabile volle essere compreso, visto, pensato (In Nativitate,11) per mezzo di Maria che diventa canale di grazia (In Nativitate, 8).

Il ruolo di Maria, così inteso, è riassunto nel prefazio: 

Egli fu annunziato da tutti i profeti,
la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo
con ineffabile amore,
Giovanni proclamò la sua venuta
e lo indicò presente nel mondo.
Lo stesso Signore,
che ci invita a preparare il suo Natale
ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode.

Spero non sia considerato un riferimento banale, ma per affinità e sensibilità personale, tra le tante, numerosse e quasi infinite raffigurazioni e rappresentazioni dell'Annunciazione nella storia dell'Arte cristiana, il mio pensiero corre all'opera del Beato Angelico e alla sua Annunciazione di Cortona, che intendo vera imago di questa domenica!

Annunciazione di Cortona
Guido di Pietro, poi Frate Giovanni da Fiesole, detto Beato Angelico 
(Vicchio di Mugello 1395/1400 ca.-Roma 1455) 1434-1436 ca. Oggi a Cortona, Museo Diocesano

Ne riporto un commento

L'Annunciazione venne dipinta dal Beato Angelico per volontà di Giovanni di Cola di Cecco, mercante di tessuti e membro della confraternita di San Domenico di Cortona, titolare della Cappella dell'Annunziata nella stessa chiesa.

L'Angelico aveva dedicato al tema altri suoi dipinti: molto simile è l'ancòna del 1425 ca. per la chiesa dei confratelli domenicani di Fiesole (oggi al Prado di Madrid). Angelico era poi tornato sull'Annunciazione con la pala per la chiesa del convento francescano di Montecarlo in Valdovino, Arezzo (oggi nel Museo della basilica di Santa Maria delle Grazie).

Questa pala è tra i risultati più alti della poetica intrisa di luce dell'artista: in essa l'Angelico persegue un ideale di grazia ancora debitrice sia delle raffinatezze estreme dello stile gotico internazionale, sia della sua formazione di miniaturista, ma già nutrito dei concetto prospettici e del naturalismo tipici del primo Rinascimento, che il maestro aveva appreso dal conterraneo Masaccio, al quale Angelico si era avvicinato tra il 1425 e il 1435 ca.

L'Annunciazione di Cortona è tra i primi esempi di “pala quadrata”: una sobria incorniciatura geometrica racchiude la scena centrale a spazio unificato. Frutto del pensiero razionale e classicistico di Brunelleschi, forse già sperimentato da Masaccio e portato da Beato Angelico a forma nitida e armoniosa, la pala quadrata sostituirà la tipologia italica del polittico tardogotico a scomparti divisi, incorniciato da guglie, pinnacchi e racemi fiammeggianti. 

L'Annunciazione si svolge nel portico dalle forme rinascimentali della casa della Vergine, circondata da un giardino fiorito e recintato, il biblico Hortus Conclusus (che allude alla castità consacrata e alle virtù della Madre di Dio).

In alto a sinistra, la scena ha il suo contrappunto nella cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden: Maria, rispondendo con un inchino, obbedisce alla chiamata divina, rovescia l'antica disobbedienza del peccato originale e dà inizio alla redenzione accogliendo il Figlio di Dio nel suo grembo.

Il dialogo fra l'arcangelo Gabriele e la Vergine viene iscritto sulla tavola: le lettere dorate, che seguono la direzione di chi le pronuncia, accompagnano i gesti dei due protagonisti e riguardano l'azione dello Spirito Santo - visibile in forma di colomba radiosa - per opera del quale Cristo prende carne nel grembo di Maria.

[Nota bene de Gli scritti: L’angelo dice a Maria, da sinistra a destra, Spiritus Sanctus superveniet in te. Maria risponde all’angelo da destra a sinistra con caratteri latini rovesciati, Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum. L’angelo le risponde, da sinistra a destra: Virtus Altissimi obumbrabit tibi.]

L'arcangelo, in una veste rosacea che nella liturgia significa gioia, indica con una mano il cielo e con l'altra la destinazione della predilezione divina.

L'abito di Maria allude nel blu intenso e nei risvolti verdi alla fede e alla speranza, mentre in rosso la tunica e il drappo del talamo nuziale indicano l'amore perfetto.

Nella predella sono rappresentati la Natività di Maria, lo Sposalizio con Giuseppe, la Visitazione ad Elisabetta, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione di Gesù al Tempio, la Dormitio Virginis, mentre l'estremo tassello a destra mostra la Madonna che consegna l'abito dell'ordine domenicano a San Domenico.

Antifona di ingresso e canti d'Avvento


Il particolare con cui si chiude questo post domenicale riguarda l'antifona di ingresso. Si tratta del famoso Rorate di Is 45,8 che introduce la celebrazione e da il "la" all'intero percorso che abbiamo cercato di delineare e che conduce fino alla vigilia di Natale.

Stillate dall'alto, o cieli, la vostra rugiada
e dalle nubi scenda a noi il Giusto;
si apra la terra e germogli il Salvatore.
Roráte, cæli, désuper, et nubes pluant iustum; aperiátur terra et gérminet Salvatórem.

Ripropongo questo brano, chiave interpretativa del testo paolino della seconda lettura (
Rm 16, 25-27), nella versione gregoriana per l'introitus e nel canto "popolare" della Novena di Natale e non solo, che al ritornello di Isaia, affianca le "profezie" sulla nascita del Salvatore in una serie di centoni biblici di bellezza credo ineguagliata. Ascoltare le note dell'Introito e la melodia del Rorate significa quasi creare il sottofondo e l'armonia che conduce in directo allo splendore gioioso della culla di Betlemme!







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