domenica 9 novembre 2014

Una basilica piena di luce.

Oggi per la festa della Deidcazione della Basilica Lateranense riproponiamo la seconda lettura dell'Ufficio tratta dai Discorsi di san Cesario ed il Sermone 337 di sant'Agostino. In particolare citiamo il grade Padre latino per il suo legame peculiare con la CAttedrale di Roma. La prima raffigurazione di sant'Agostino risale al IV secolo e si trova in prossimità della Basilica Lateranense, nell'Oratorio del Santissimo Sacramento che ingloba parti notevoli del Patriarchio.
Nella visione teologica della dedicazione della Chiesa, l'edificio "separato" e dedicato al culto esclusivo di Dio non è solo l'edificio materiale ma anche quello fatto di "pietre vive e scelte" che solo i cristiani, consacrati e "dedicati" nel Battesimo. Le due consacrazioni, quella del Battesimo e quella della Chiesa, avvengono in una forma liturgica comune perché gli stessi elementi del rito battesimale si ritrovano, in forma diversa, applicati al nuovo edificio. San Cesario riproponendo la teologia dell'edificio spirituale nel suo discorso inquadra il dies natalis della chiesa cattedrale nel mistero della Redenzione.



Dai «Discorsi» di san Cesario di Arles, vescovo

 (Disc. 229, 1-3; CCL 104,905-908)

Con gioia e letizia celebriamo oggi, fratelli carissimi, il giorno natalizio di questa chiesa: ma il tempio vivo e vero di Dio dobbiamo esserlo noi. Questo è vero senza dubbio. Tuttavia i popoli cristiani usano celebrare la solennità della chiesa madre, poiché sanno che è proprio in essa che sono rinati spiritualmente.
Per la prima nascita noi eravamo coppe dell'ira di Dio; la seconda nascita ci ha resi calici del suo amore misericordioso. La prima nascita ci ha portati alla morte; la seconda ci ha richiamati alla vita. Prima del battesimo tutti noi eravamo, o carissimi, tempio del diavolo. Dopo il battesimo abbiamo meritato di diventare tempio di Cristo. Se rifletteremo un po' più attentamente sulla salvezza della nostra anima, non avremo difficoltà a comprendere che siamo il vero e vivo tempio di Dio. «Dio non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo» (At 17, 24), o in case fatte di legno e di pietra, ma soprattutto nell'anima creata a sua immagine per mano dello stesso Autore delle cose. Il grande apostolo Paolo ha detto: «Santo è il tempio di Dio che siete voi» (1 Cor 3, 17). Poiché Cristo con la sua venuta ha cacciato il diavolo dal nostro cuore per prepararsi un tempio dentro di noi, cerchiamo di fare, col suo aiuto, quanto è in nostro potere, perché questo tempio non abbia a subire alcun danno per le nostre cattive azioni. Chiunque si comporta male, fa ingiuria a Cristo. Prima che Cristo ci redimesse, come ho già detto, noi eravamo abitazione del diavolo. In seguito abbiamo meritato di diventare la casa di Dio, solo perché egli si è degnato di fare di noi la sua dimora.
Se dunque, o carissimi, vogliamo celebrare con gioia il giorno natalizio della nostra chiesa, non dobbiamo distruggere con le nostre opere cattive il tempio vivente di Dio. Parlerò in modo che tutti mi possano comprendere: tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio. Vuoi trovare una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le sozzure del peccato. Se tu vuoi che la basilica sia piena di luce, ricordati che, anche Dio vuole che nella tua anima non vi siano tenebre. Fa' piuttosto in modo che in essa, come dice il Signore, risplenda la luce, delle opere buone, perché sia glorificato colui che sta nei cieli. Come tu entri in questa chiesa, così Dio vuole entrare nella tua anima. Lo ha affermato egli stesso quando ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò (cfr. Lv 26, 11.12).
Sulla stessa linea si ritrovano le affermazioni di sant'Agostino che nel sermone 337, 2 per la dedicazione afferma: 

Pertanto, come questo edificio visibile è stato costruito per radunarci materialmente, così quell'edificio, che siamo noi stessi, è costruito per Dio che vi abiterà spiritualmente. Dice l'Apostolo: Santo è infatti il tempio di Dio che siete voi 6. A quel modo che costruiamo questo con ammassi di pietre, edificheremo quello mediante atteggiamenti di vita che vi corrispondano adeguatamente. Questo si dedica ora, nel corso di questa nostra visita, quello sarà dedicato alla fine del tempo con la venuta del Signore, quando questo nostro, corruttibile, si vestirà di incorruttibilità, e questo nostro, mortale, si vestirà di immortalità: conformerà infatti il corpo della nostra umiliazione al suo corpo glorioso. Considerate infatti il senso che vuole esprimere nel Salmo della dedicazione: Hai mutato il mio lamento in festa per me; hai lacerato la mia veste di sacco, mi hai rivestito di un abito di gioia: perché la mia gioia sia per te un canto, ed io non sia ferito. Infatti, mentre veniamo edificati, la nostra miseria rivolge a lui i suoi gemiti; ma quando saremo dedicati, la nostra gloria sarà un canto per lui: in realtà la costruzione comporta fatica, la dedicazione apporta letizia. Finché si cavano le pietre dai monti e gli alberi dai boschi, si dà loro forma, si sgrossano, si combinano insieme, è fatica e preoccupazione; ma quando si celebra la dedicazione dell'edificio compiutamente realizzato, al posto delle fatiche e delle preoccupazioni, c'è gioia e sicurezza. Così pure quanto alla costruzione spirituale: chi l'inabita, Dio, non sarà presente per qualche tempo, ma per l'eternità. Mentre gli uomini sono allontanati da una vita di infedeltà e portati alla fede, mentre viene reciso e portato via tutto ciò che in essi è l'opposto del bene e perversione, mentre si fanno connessure appropriate, senza attrito e con devozione, quante tentazioni non si temono, quante tribolazioni non si tollerano? Però, al sopraggiungere del giorno della dedicazione del tempio dell'eternità, quando ci si dirà: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo, quale mai sarà l'esultanza, quale la perfetta sicurezza? Sarà il canto della gloria, la debolezza non si sentirà ferita. Quando ci si rivelerà colui che ci ha amato e ha dato se stesso per noi, quando colui che si mostrò agli uomini in quel che si fece nella Madre, si manifesterà loro Dio Creatore secondo quel che era nel Padre, quando egli, eternamente presente nella sua casa, all'entrarvi la troverà perfetta, adorna, costituita nell'unità, nella veste dell'immortalità, colmerà di sé tutte le cose e in tutte risplenderà, così che Dio sia tutto in tutti.

Infine nello stesso Sermone (337,5) in una dimensione escatologica Agostino descrive il valore di "opera buona" per l'eternità della costruzione di una chiesa e facendo riferimento agli elementi architettonici dell'edificio li applica alle virtù e opere buone che servono a noi fedeli per edificare il tempio spirituale: 

 
Come i nostri stessi corpi, che non sono certamente eterni, ma di durata temporanea e mortali, così pure quest'edificio è stato costruito per un certo tempo, né durerà in eterno, ed è stato costruito per i corpi, perché ne hanno avuto bisogno, mediante opere di misericordia. Riceviamo invece un'abitazione da Dio, non costruita da mani di uomo, eterna, nei cieli, là saranno celesti ed immortali anche gli stessi nostri corpi per la trasformazione della risurrezione. Ed ora, per quanto non ancora per visione, come sarà il vedere a faccia a faccia. Dio abita tuttavia in noi per la fede: e, per lui che così ci inabita, noi veniamo a costituire una dimora mediante opere buone; tali opere non sono eterne, ma conducono alla vita eterna. Una di esse è pure questo lavoro, per il quale è stata eretta questa basilica: nell'altra vita non saremo certo impegnati in costruzioni del genere. Nessun edificio fatiscente sarà costruito là dove ad abitarlo non entrerà alcuno soggetto alla morte. Attualmente il vostro lavoro realizza un bene temporale, così che la vostra ricompensa sia eterna. Attualmente, ripeto, costruite con diletto spirituale la dimora della fede e della speranza mediante ogni specie di opere di misericordia, che allora non si attueranno, in quanto non vi sarà nessuna miseria. Pertanto, gettate a fondamenta le esortazioni degli Apostoli e dei Profeti, stendetevi sopra la vostra umiltà quasi pavimento che non presenti ineguaglianze; nel vostro cuore difendete la dottrina di salvezza con le preghiere e le parole da paragonarsi a solide pareti, date ad esse chiarezza con le divine testimonianze, quasi sorgenti di luce; per i deboli rendetevi quasi sostegno di colonne, per i poveri fatevi tetto che protegge: al fine di ottenere che il Signore nostro Dio renda beni eterni per i beni temporali, e vi possieda per l'eternità perfetti e dedicati.


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