lunedì 13 ottobre 2014

La tua cattedra è la cattedra di Pietro


In questi giorni si fa tanto parlare intorno al nuovo libro di A. Socci, Non è Francesco per i tipi della Mondadori. Molte voci da più parti hanno bollato il libro di sedevacantismo, o di tentativo di diffondere l’idea di difetti di forma nella scelta elettiva di papa Bergoglio nel conclave del 2013, e mi sembra che il giudizio sia più che motivato.

A suo tempo più volte mi ero riferito in pubblico e in colloqui informali con amici e colleghi all’intervento di padre Ghirlanda sulla Civiltà Cattolica in merito alle conseguenze ed al significato della rinuncia scelta da Papa Benedetto XVI (vedi anche l'articolo del blog "Le pagine di don Camillo"). In pochi sono tornati a quell’articolo dell’eminente gesuita esperto di Diritto Canonico e già Rettore della Pontificia Università Gregoriana.

Al di là di quanto dice Socci, non per svalutare il suo lavoro, rimane il fatto che su diversi fronti l’attuale papa della Chiesa Cattolica non piace, suscita perplessità e dubbi cogenti per un modo di gestire il pontificato che oltre a non essere usuale si avvicina a confini che taluni definiscono pericolosi, in odore di eresia o già apud heresim.

Io non mi inserisco tra le fila dei sedevacantisti o dei semplici denigratori di un papa che per motivi personali e di singole sensibilità lese o offese, non piace.

Io scelgo un’altra strada, egoistica, personalissima che cerca di guardare al Papa di Roma, nel mio caso, in quanto romano, al mio Vescovo, con gli occhi del liturgista che di fronte al moltiplicarsi delle voci, vuole riaffermare la propria aderenza alla verità più consolante della fede cattolica che è data proprio dal papato, espressione di come il Signore sia presente e vigilante nei suoi vicari, deboli, fragili, santi o peccatori, ma sempre suoi vicari.

La storia, in una disanima che ancora attendo con impazienza, potrebbe raccontare molteplici elezioni pontificie dubbie, storte, distorte ed anomale. La stessa storia degli antipapi se guardata da questo punto di vista potrebbe aiutarci a capire che la nostra situazione ecclesiale è certamente difficile e unica ma anche che il passato ha presentato situazioni ecclesialmente peggiori.

Dicevo che il mio tentativo o se si preferisce, il punto di vista è quello del liturgista. Dunque più volte, e giustamente, il sunnominato Socci ha espresso apertura nei confronti di chi, in maniera seria e documentata, volesse rispondere a ciò che egli ha scritto e composto con acribia da studioso (lo testimoniano le sue altre opere sempre stracolme di citazioni precisissime).
Allora io provo non a rispondere ad un libro ma a puntualizzare su una realtà di Chiesa che vivo e conosco, risalendo all’origine del papato romano.

Un elemento semplice e chiaro, il papa è quello che è perché vescovo della diocesi di Roma: 

Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l'ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale; egli perciò, in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente. Codice di Diritto Canonico can. 331

Fossi vissuto nel periodo del grande scisma d’occidente io avrei preso le difese e le parti del papa, ovvero del vescovo di Roma, del Romano Pontefice (
così come è chiamato nei testi liturgici pontifici e canonici), incoronato ed insediato a Roma.

Nell’attuale giurisdizione il Papa viene eletto nel Conclave dai cardinali riuniti (CDC can. 332 §1). 
La giurisdizione non la metto in dubbio ma in via del tutto sentimentale e campanilistica, ritengo che il vero ministero petrino del papa non inizia solo con l'accettazione della votazione canonice facta o solo con la solenne messa di inizio ma anche con l’insediamento sulla cathedra romana. Storicamente sappiamo che il papa iniziava il suo ministero con la messa di incoronazione e che in un tempo successivo si recava al Laterano per l’insediamento. In sede di riforma dei riti papali (Per approfondire si rimanda al volume curato dall'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice) avrei preferito che l’insediamento fosse stato definito come primo ed unico atto di inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma. 



In particolare notiamo cosa afferma l'
Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romae Episcopi al n. 20 in cui spiega che l'insediamento sulla cattedra romana

"significa emblematicamente il compito del vescovo nella Chiesa a lui affidata come Pastore, ma con una sollecitudine che lo fa attento a tutte le Chiese, in quanto membro del collegio episcopale, che succede in solidum al collegio apostolico per l'Ordinazione episcopale. Questo vale a maggior ragione e in senso più specifico per il papa, a motivo della peculiarità della sua successione apostolica, in quanto successore di Pietro, preposto da Cristo sugli altri Apostoli. L'esercizio del suo ministero episcopale si connota pertanto in senso precipuamente primaziale, con potestà pastorale su tutti i fedeli, senza che ciò nulla tolga al servizio che deve prestare alla Chiesa romana di cui è vescovo locale”

Se il papa è tale perché vescovo di Roma allora la sua caratteristica principale e le sue prerogative derivano direttamente dall’esercizio del suo episcopato in quanto romano. Ed in questo la presa di possesso della cattedra, in oriente come in occidente è il simbolo unico di tutto ciò che il vescovo è per la diocesi, penso ancora di più per il papa e per Roma. 

Cattedra del papa, San Giovanni in Laterano

Allora se devo guardare alla legittimità dell'elezione di papa Bergoglio, che i cardinali pubblicamente non hanno messo in discussione, voglio riferirmi alla preghiera che il cardinale Vicario doveva dire nel rito per l'insediamento di Benedetto XVI il 7 maggio del 2005 (per l'insediamento di Papa Francesco è stato scelto ed utilizzato un altro testo a discrezione dell'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, come spiegato in un mio precedente post sulla cattedra).

Una volta dette queste parole ed una volta che il papa si è seduto sulla sua Cattedra, non vedo possibilità di mettere in dubbio la legittimità del suo ministero:

Beatissimo Padre, la Chiesa che vive in Roma partecipa con letizia alla presa di possesso della tua Cattedra, che è la Cattedra di Pietro, sopra il quale è fondata la Chiesa. Come il vignaiolo che sorveglia dall'alto la vigna sei posto in posizione elevata per prestare sollecita attenzione al popolo che ti è affidato. Ricorda che occupi la cattedra pastorale per provvedere al gregge di Cristo. Il tuo onore è l'onore di tutta la Chiesa ed è per i tuoi fratelli valido e sicuro sostegno; sarai veramente onorato quando a ciascuno è riconosciuto l'onore che gli spetta. E tu sei il Servo dei Servi di Dio.

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