domenica 20 luglio 2014

Quale preghiera? Per quale pace?


Nelle drammatiche situazioni internazionali che in questi giorni affliggono gli innocenti, più volte ed in più luoghi ritornano i dovuti appelli per la pace. Papa Francesco ancora si impegna con zelo per ottenere la pace ed invita noi tutti, popolo di Dio, a pregare per la pace. Il risultato, come spesso accade, sono insulse aggregazioni, agglomerati di buoni sentimenti, di candele e di gesti insignificanti se non ridicoli, che se anche fossero preghiera, probabilmente non ricalcano l'invito generico del Papa e la prassi vivente della Chiesa. È vero che lo “Spirito soffia dove vuole” ed è lui che ispira la preghiera, il dialogo intenso con il Signore, ma a vedersi ed a partecipare alle “preghiere per la pace” non possono non sorgere seri dubbi su quanto animatori pastorali, responsabili di comunità, sacerdoti e fedeli tutti riescano ad elaborare, spesso scadendo sul piano dei contenuti e su quello della forma in virtù di un'idea di liturgia come riserva di sentimenti da prendere ed offrire al momento opportuno invece di tempo e spazio in cui fare esperienza della presenza del Risorto.
Il nostro punto di partenza ed il “luogo” della nostra osservazione risiede in un'azione liturgica del rito romano. Prima della riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, il Missale Romanum tridentino, accogliendo le tradizioni dei secoli precedenti, stabiliva un rito per la pace fatto di preghiere e di gesti. Tra di essi si ricorda solo l'ultima testimonianza in vigore nel Missale Romanum 1962 che prescrive al sacerdote di recitare l'orazione Domine Jesu Christe, qui dixisti, con le mani giunte sull'altare e di baciare l'altare, se deve essere data la pace, prima di pronunciare Pax tecum. Ne consegue che qualsiasi discorso si fa sulla pace deve essere derivato dalla celebrazione eucaristica, e quindi da Cristo, Principe della Pace (Isaia 9, 1-2. 5-7). In particolare si vede bene che il dono della pace è significato dalle parole stesse di Cristo in Gv 14, 27: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”. Le parole del Vangelo e i gesti nella FE del tenere le mani a contatto con l'altare e di baciarlo esprimono con forza che la pace, invocata, chiesta e supplicata in tutte le forme possibili, è la pace come la intendeva Gesù e che deriva solo da lui, perché


Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l'inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito” (Ef 2,14-18).

L'Eucaristia è la fonte della pace e per questo ripropongo un brano della lettera enciclica Ecclesia de Eucharistia di san Giovanni Paolo II che nel 2003 spiegava:
L'Eucaristia crea comunione ed educa alla comunione. San Paolo scriveva ai fedeli di Corinto mostrando quanto le loro divisioni, che si manifestavano nelle assemblee eucaristiche, fossero in contrasto con quello che celebravano, la Cena del Signore. Conseguentemente l'Apostolo li invitava a riflettere sulla vera realtà dell'Eucaristia, per farli ritornare allo spirito di comunione fraterna (cfr 1 Cor 11,17-34). Efficacemente si faceva eco di questa esigenza sant'Agostino il quale, ricordando la parola dell'Apostolo: «Voi siete corpo di Cristo e sue membra» (1 Cor 12,27), osservava: «Se voi siete il suo corpo e le sue membra, sulla mensa del Signore è deposto quel che è il vostro mistero; sì, voi ricevete quel che è il vostro mistero». E da tale constatazione deduceva: «Cristo Signore [...] consacrò sulla sua mensa il mistero della nostra pace e unità. Chi riceve il mistero dell'unità, ma non conserva il vincolo della pace, riceve non un mistero a suo favore, bensì una prova contro di sé» (n.40).
In questo senso propongo una lettura del formulario della messa per la pace e la giustizia nella sezione delle messe per le diverse necessità del Messale Romano 1983.

L'antifona di ingresso ricorda i vv. 18-19 del capitolo 36 del Siracide, secondo la Nova Vulgata e la traduzione CEI del 2008 (a differenza di quanto segnato nel Messale italiano che identificava la fonte nei vv. 15-16 in base alla traduzione CEI del 1974):
Da’, o Signore, la pace a coloro che sperano in te;
ascolta la preghiera dei tuoi fedeli
e guidaci sulla via della giustizia.
Con questo testo si chiarisce che la parola pace, nella Sacra Scrittura e nel Messale si declina insieme a giustizia perché Amore e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno (Sal 85,11); inoltre è il Signore che concede la pace a coloro che sperano in lui. La nota portante del formulario è quindi chiarita: si tratta di pace e giustizia che non possono esistere separatamente e di un dono che viene da Dio stesso. Il formulario di per sé limita i riferimenti biblici espliciti e diretti all'antifona di ingresso ed a quella di comunione. Negli altri testi eucologici non ci sono forti richiami alla Sacra Scrittura per questo, il suggerimento è quello di integrare il formulario con gli altri elementi, formule di saluto, prefazi e preghiere eucaristiche che hanno come elemento principale quello della pace. Il formulario presenta quattro collette, la prima ed altre tre ad libitum, nella traduzione italiana non letteralmente fedeli al testo latino. In esse si ritrovano come linee guida la dimensione della pace, dono esclusivo di Dio, che gli operatori di pace devono invocare senza sosta, la pace che è vera proprio perché derivata da Dio e perché si sottolinea ancora che in essa non è compresa solo la pace nella forma della non belligeranza ma soprattutto la pace biblica assimilata al concetto di salvezza. Il p. Robert Taft chiarifica questo aspetto quando scrive: 

"Possiamo vedere che nella liturgia si prega per la pace in un duplice senso: per la pace nel senso convenzionale di assenza di guerre e di conflitti, ma anche, e soprattutto, per la pace escatologica della Bibbia, la pace come salvezza, un dono che solo Dio può dare. Questa pace nel Nuovo Testamento [...] è la pace di Cristo, frutto del Vangelo (Ef 6,15) il dono del Signore che il mondo non può dare (Gv 14,27; 16,33; Fil 4,7). Questa pace di Cristo viene dall'essere uniti in un solo corpo nella Chiesa (Col 3, 11-15), ed è il frutto dello Spirito Santo (Gal 5,22; Rm 14,17) conferito nel battesimo, quando noi riceviamo il dono della figliolanza adottiva in Cristo (Gal 3,25-4,7)"
R. Taft, La liturgia modello di preghiera, icona di vita, Lipa, Roma 2012, p. 111-112.

Riproponiamo le collette qui di seguito evidenziando le parti che consideriamo utili ad un'ermeneutica del testo liturgico:

  1. O Dio, che chiami tuoi figli gli operatori di pace (cfr. settima beatitudine in Mt 5,9),1 fa’ che noi, tuoi fedeli, lavoriamo senza mai stancarci per promuovere la giustizia che sola può garantire una pace autentica e duratura. Per.


    Deus, qui pacíficos revelásti fílios tuos esse vocándos, præsta, quǽsumus, ut illam instaurémus sine intermissióne iustítiam, quæ sola firmam pacem spóndeat et verácem. Per Dóminum.


  2. O Dio, che estendi a ogni creatura la tua paterna sollecitudine, fa’ che tutti gli uomini, che hanno da te un’unica origine, formino una vera famiglia, unita nella concordia e nella pace.2 Per.


    Deus, qui patérnam curam ómnium geris, concéde propítius,ut hómines, quibus unam oríginem dedísti, et unam in pace famíliam constítuant, et fratérno semper ánimo uniántur. Per Dóminum.


  3. O Dio, creatore dell’universo, che guidi a una mèta di salvezza le vicende della storia, concedi all’umanità inquieta il dono della vera pace, perché possa riconoscere in una gioia senza ombre il segno della tua misericordia. Per.3


    Deus, cónditor  mundi, sub cuius arbítrio ómnium sæculórum ordo decúrrit, adésto propítius invocatiónibus nostris et tranquillitátem pacis præséntibus concéde tempóribus, ut in láudibus misericórdiæ tuæ incessábili exsultatióne lætémur. Per Dóminum.


  4. Dio della pace (Fil 4,4), non ti può comprendere chi semina la discordia, non ti può accogliere chi ama la violenza: dona a chi edifica la pace di perseverare nel suo proposito, e a chi la ostacola di essere sanato dall’odio che lo tormenta, perché tutti si ritrovino in te, che sei la vera pace. Per.4


    Deus pacis, immo pax ipsa, quem discórdans ánimus non capit, quem mens cruénta non récipit, præsta, ut, qui concórdes sunt, boni perseverántiam téneant, qui discórdes sunt, mali oblivióne sanéntur. Per Dóminum.
L'orazione sulle offerte si riferisce unicamente al rex pacificus, così come il Cristo viene invocato a Natale (cfr. Prima lettura della messa in nocte):5
Ti offriamo, o Padre, nei segni sacramentali del pane e del vino il sacrificio del tuo Figlio, re della pace, perché questo mistero di unità e di amore rafforzi la concordia fra tutti i tuoi figli. Per.
Fílii tui, pacífici Regis, sacrifícium salutáre, his sacramentórum signis oblátum, quibus pax et únitas designántur, quǽsumus, Dómine, ad concórdiam profíciat inter omnes fílios tuos confirmándam. Per Christum.


Le antifone alla Comunione sono evangeliche e riprendono i frammenti del Vangelo di Matteo (5,9) oppure di Giovanni (14,27). L'orazione dopo la comunione incentra il tema della pace ancora una volta in riferimento unico alla sua fonte, il Signore creduto e celebrato sull'altare, e la petitio è rivolta al Padre, che per mezzo della comunione al Corpo e Sangue del suo Figlio, dona a noi lo Spirito di carità (cfr. 2 Tim 1, 6-7) per diventare operatori di pace:

O Padre, che ci hai nutriti con il Corpo e Sangue del tuo Figlio, donaci lo Spirito di carità, perché diventiamo operatori della pace, che il Cristo ci ha lasciato come suo dono. Egli vive e regna.
Largíre nobis, quǽsumus, Dómine, spíritum caritátis, ut, Córpore et Sánguine Unigéniti tui vegetáti, pacem inter omnes, quam ipse relíquit, efficáciter nutriámus. Per Christum.
Dall'Eucaristia con la partecipazione al Corpo e Sangue di Cristo si chiede il dono dello Spirito per essere operatori di pace. Per la caratteristica intrinseca ai testi liturgici, per cui a quello che si chiede si creda debba corrispondere qualcosa sul piano dell'essere e dell'agire, il dopo comunione ci vincola. La comunione all'altare significa che essere operatori di pace non è un optional ma un impegno cristiano sul modello del Cristo, re della pace, che abbiamo celebrato e al quali ci si unisce con la comunione. Praticare la carità in questo solco tracciato dal mistero pasquale di Cristo permette di costruire la pace. Per ciò ricordiamo che san Benedetto nel capitolo IV della sua regola, Gli strumenti delle buone opere, scrive: “Non dare sfogo all'ira, non serbare rancore, non covare inganni nel cuore, non dare un falso saluto di pace, non abbandonare la carità”.

In conclusione è ancora il p. Taft che ci aiuta a comprendere il valore liturgico della preghiera per la pace: 
"In breve, la “pace” nella Bibbia è praticamente un sinonimo di salvezza (Rm 16,20; 1Ts 5,23). Il Dio che salva è un Dio di pace. La pace è la comunione con Dio. Di conseguenza, Gesù stesso è la nostra pace, dal momento che è il vincolo di comunione (Ef 2,14-17). “noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo” (Rm 5,1). Le relazioni pacifiche ed armoniose dentro alla comunità sono il frutto di questo: “Il regno di Dio… è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rm 14,17). I cristiani pregano allora per la pace, perché la vera pace è più ricca di ogni altra cosa che possono fare di se stessi: è una grazia di Dio in Gesù Cristo nello Spirito. Questo è il motivo per cui, nella logica del Nuovo Testamento, il saluto “pace a te / la pace sia con te” è sinonimo di tutte le varie forme bibliche e liturgiche di saluto cristiano: “Il Signore è / sia con tutti voi” (Rt 2,4; Lc 1,28); “La grazia e la pace sia con voi; la grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con (tutti) voi” (1Cor 16,23; 2Tm 4,22); “La grazia del Signore sia con il vostro spirito” (Gal 6,18; Fil 4,23)".
R. Taft, La liturgia modello di preghiera, icona di vita, Lipa, Roma 2012, p. 109-110.
Siamo partiti dalla Messa e lì finiamo. Perché la prima e principale preghiera per la pace in essa si trova, ha il suo luogo naturale e la sua fonte originaria in quanto siamo a contatto, come dicevamo sopra, con il Rex Pacificus, Cristo che è la nostra pace. Ma se vogliamo avere un testo che attraversi la nostra mente credo si debba guardare al Domine qui dixisti con quell'alternanza tra pace lasciata e quella donata (S. Agostino, Tract. in Johan. om. 77) tra ciò che abbiamo in questa vita e ciò che ancora dobbiamo raggiungere e non ci dobbiamo stancare di ricercare.




1 Sai chi sono gli operatori di pace di cui parla Gesù? Non sono quelli che chiamiamo pacifici, che amano la tranquillità, non sopportano le dispute e si manifestano per natura loro concilianti, ma spesso rivelano un recondito desiderio di non essere disturbati, di non volere noie. Gli operatori di pace non sono nemmeno quelle brave persone che, fidandosi di Dio, non reagiscono quando sono provocate o offese. Gli operatori di pace sono coloro che amano tanto la pace da non temere di intervenire nei conflitti per procurarla a coloro che sono in discordia. Può essere portatore di pace chi la possiede in se stesso. Occorre essere portatore di pace, anzitutto nel proprio comportamento di ogni istante, vivendo in accordo con Dio e facendo la sua volontà. Gli operatori di pace si sforzano poi di creare legami, di stabilire rapporti fra le persone, appianando tensioni, smontando lo stato di guerra fredda che incontrano in tanti ambienti di famiglia, di lavoro, di scuola, di sport, fra le nazioni, ecc. Anche in casa tua, forse, sei al corrente, magari da tutta la vita, che il papà non rivolge la parola allo zio, da quando una volta hanno litigato. Così sai che la tua nonna non parla con la signora del piano di sopra perché fa sempre rumore. Conosci rivalità sul lavoro fra qualche tuo amico. Sei forse tu stesso in lite con i compagni di scuola; e i rapporti con i coetanei, che frequentano gli stessi tuoi sport, non sono sempre esemplari; domina in te il desiderio sfrenato di essere il primo, di superare l'altro e non sempre per pura emulazione. Se vivi in una comunità hai osservato certamente quanti piccoli e grandi dissapori nascono e si alimentano. La televisione, il giornale, la radio ti dicono ogni giorno come il mondo è un immenso ospedale e le nazioni sono spesso grandi malate che avrebbero estremo bisogno di operatori di pace per sanare rapporti spesso tesi e insostenibili che rappresentano minacce di guerra, quando essa non è già in atto. La pace è un aspetto caratteristico dei rapporti tipicamente cristiani che il credente cerca di instaurare con le persone con le quali sta in contatto o che incontra occasionalmente: sono rapporti di sincero amore senza falsità né inganno, senza alcuna forma di implicita violenza o di rivalità o di concorrenza o di egocentrismo. Lavorare e stabilire simili rapporti nel mondo è un fatto rivoluzionario. Le relazioni che esistono nelle società sono infatti generalmente di tutt'altro tenore e, purtroppo, rimangono spesso immutate. Gesù sapeva che la convivenza umana era tale e per questo ha chiesto ai sui discepoli di far sempre il primo passo, senza aspettare l'iniziativa e la risposta dell'altro, senza pretendere la reciprocità: "Io vi dico: amate i vostri nemici... Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?". Chiara Lubich http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?ritaglio=75

2“Sessant'anni or sono l'organizzazione delle nazioni unite rendeva pubblica in modo solenne la dichiarazione universale dei diritti umani (1948–2008). con quel documento la famiglia umana reagiva agli orrori della seconda guerra mondiale, riconoscendo la propria unità basata sulla pari dignità di tutti gli uomini e ponendo al centro della convivenza umana il rispetto dei diritti fondamentali dei singoli e dei popoli: fu quello un passo decisivo nel difficile e impegnativo cammino verso la concordia e la pace”. Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata mondiale della pace, 1 gennaio 2008 http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/peace/documents/hf_ben-xvi_mes_20071208_xli-world-day-peace_it.html

3Tre frammenti dalle opere di sant'Agostino sembrano essere un commento a questa colletta: Qui accipit mysterium unitatis et non tenet vinculum pacis, non mysterium accipit pro se sed testimonium contra se. Chi riceve il sacramento dell'unità [l'Eucaristia] e non conserva il vincolo della pace, riceve non un sacramento a sua salvezza, ma una prova a suo danno. (Serm. 272, 1). Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te. Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te. (Confess. 1, 1, 1). Minus ordinata inquieta sunt, ordinantur et quiescunt. Fuori dell'ordine regna l'inquietudine, nell'ordine la quiete. (Confess. 13, 9, 10).

4É questo il testo eucologico più forte e diretto nel quale vogliamo far riecheggiare le parole del teologo protestante Dietrich Bonhoeffer che nella Conferenza di Fanö in Danimarca disse commentando il Sal 85, 9 “Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia”: «I cristiani non possono usare le armi gli uni contro gli altri perché sanno che in tal modo rivolgerebbero le armi contro Cristo».


5Isaia 9,5: “Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”.

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