domenica 27 luglio 2014

Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose (Mt 13,45)

In questa XVII Domenica per annum, a mio parere, le letture sono di una particolare bellezza. Da internet trovo alcuni passi dei padri della chiesa che le commentano, in particolare il vangelo le condivido anche su questo blog.

Origene: 

 Le splendide perle conducono all'unica perla preziosa


Si può applicare a chi cerca le perle preziose quella parola: «Cercate e troverete... Chi cerca trova» (Lc 11,9. 10). Ma che cosa cercare? O meglio, che significa: chi cerca trova? Indubbiamente per quella perla s'intende ciò che un giorno possederà chi ora dona tutti i suoi beni e li disprezza; per questo Paolo dice: «Tutte queste cose le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,8) che è l'unica perla preziosa. …
Per ogni cosa c'è il tempo opportuno e ogni realtà che vive sotto il cielo ha la sua occasione favorevole; c'è dunque un tempo per raccogliere splendide perle e, dopo averle raccolte, c'è un altro tempo per trovare l'unica perla preziosa, quando conviene andare a vendere tutto ciò che si possiede per comprarla.

Da un altro sito trovo questi frammenti:

Andiamo a vedere come i Padri della Chiesa ci aiutano a celebrare e vivere queste parabole.


S. Gerolamo:

«Questo tesoro, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (cf. Col 2,2s), è il Verbo di Dio, che si rivela nascosto nel corpo di Cristo o le Sante Scritture. Le belle perle sono la Legge e i Profeti, e la conoscenza del Vecchio Testamento. Ma una sola è la perla di grande valore, cioè la conoscenza del Salvatore, il sacramento della sua passione, il mistero della sua risurrezione. Il mercante che ha scoperto, a somiglianza dell'apostolo Paolo, tutti i misteri della Legge e dei Profeti e le antiche osservanze, nel rispetto delle quali ha sinora vissuto, tutte alla fine le disprezza come spazzatura e banalità, per guadagnarsi Cristo (cf. Fil 3,8)».

S. Giovanni Crisostomo:

«Le parabole del tesoro e della perla si assomigliano: sia l`una che l`altra fanno intendere che dobbiamo preferire e stimare il Vangelo al di sopra di tutto. Le parabole del lievito e del chicco di senape si riferiscono alla forza del Vangelo. Le due ultime parabole, invece, pongono in risalto il suo valore e il suo prezzo. Con queste due ultime parabole noi apprendiamo non solo che è necessario spogliarci di tutti gli altri beni per abbracciare il Vangelo, ma che dobbiamo fare questo atto con gioia. Chi rinunzia a quanto possiede, deve essere persuaso che questo è un affare, non una perdita. E come chi possiede la perla sa di essere ricco, ma spesso la sua ricchezza sfugge agli occhi degli altri, perché egli la tiene nella mano, la stessa cosa accade del Vangelo: coloro che lo posseggono sanno di essere ricchi, mentre chi non crede, non conoscendo questo tesoro, ignora anche la nostra ricchezza».

S. Agostino:

«Solo l'amore distingue i figli di Dio dai figli del diavolo. Se tutti si segnassero con la croce, se rispondessero amen e cantassero tutti l`Alleluja; se tutti ricevessero il Battesimo ed entrassero nelle chiese, se facessero costruire i muri delle basiliche, resta il fatto che soltanto la carità fa distinguere i figli di Dio dai figli del diavolo. Quelli che hanno la carità sono nati da Dio, quelli che non l`hanno non sono nati da Dio. E` questo il grande criterio di discernimento: "Chi infatti ama il prossimo" - dice l'Apostolo - "ha adempiuto la Legge; e, il compimento della Legge è la carità" (Rm 13,8.10). La carità è, a mio parere, la pietra preziosa, scoperta e comperata da quel mercante del Vangelo, il quale per far questo, vendette tutto ciò che aveva».

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