venerdì 25 luglio 2014

Dal culto dei martiri e dei santi alla venerazione delle reliquie

Il culto dei martiri


La comprensione del culto delle reliquie nella Chiesa cattolica è legata alla grande importanza rivestita dal culto dei santi, ed in particolare dei martiri nella Chiesa dei primi secoli.
La commemorazione dei santi ha avuto inizio nella Chiesa con la memoria dei martiri, i testimoni della fede, che hanno professato la loro fede fino all'effusione del sangue anche di fronte alle minacce ed alla morte. Le commemorazioni dei martiri sono legate però in modo particolare al ricordo dei defunti. Da sempre nella storia umana è chiaro il rispetto quasi sacro che circonda le spoglie mortali. Gli onori dovuti per pietas ai defunti erano di duplice natura: il refrigerium che per la fede nella sopravvivenza, anche materiale, dell'anima dopo la morte, prevedeva un banchetto o la consumazione di cibo presso il luogo di sepoltura, e la più importante, ed ancora oggi in uso, commemorazione del dies natalis, ovvero del giorno della morte, inteso dai cristiani come il giorno della nascita al cielo del fedele che aveva professato la propria adesione al Cristo Signore.1 Nel corso dei secoli la pratica del refrigerium, sotto il vigile controllo dei vescovi per evitare che degenerasse, fu alternativamente tollerata e osteggiata fino alla sua totale eliminazione nel mondo occidentale.2
Quando un fedele cristiano aveva suggellato la sua fede con la professione nel sangue la Chiesa lo onorava attribuendogli l'appellativo di martyr (dal greco, testimone).3 Questo appellativo era segnato sul sepolcro affianco al nome; nella liturgia i nomi dei martiri venivano letti nei dittici in chiesa durante la celebrazione eucaristica e questa pronuncia del nome ne sanciva il ricordo, non più privato ma pubblico ed ufficiale: il defunto o il santo non si ricordavano più nell'ambito privato, ma riguardava ormai tutto il popolo di Dio radunato nella memoria di un testimone della fede che diveniva modello per tutti, perché la sua suprema testimonianza di fede era un paradigma da imitare e da venerare da parte di tutti i credenti della Chiesa. La celebrazione di un martire era quindi legata alla registrazione ufficiale ed autentica del martirio, conservata presso le singole comunità cristiane che vivevano di quella memoria: si tratta quindi dei testi conosciuti come resoconti del martirio noti con il nome di passiones o acta martyrum.

Il sepolcro del martire


Il sepolcro del martire, il suo luogo di sepoltura, era il luogo originario in cui gli veniva attribuito il culto. Secondo le leggi romane i sepolcri erano disposti fuori della cinta urbana. Ecco perché le catacombe, sepolture ipogee, si trovavano lungo le grandi vie consolari al di fuori del pomerio dell'Urbe. I luoghi che oggi sono oggetto di interesse da parte di visitatori ed archeologi nei primi secoli del Cristianesimo erano la meta di pellegrinaggi annuali da parte delle comunità cristiane per il ricordo del martire.

Il culto delle reliquie


Tra le manifestazioni della devozione cattolica nei confronti dei santi ha un rilievo particolare la venerazione delle reliquie. Il termine deriva dal latino reliquiae e significa letteralmente “resti”. La volontà di conservare questi “resti”, oggetti ed immagini di una persona defunta (si pensi a titolo di esempio alle ciocche di capelli, come quelle di Lucrezia Borgia conservate in un reliquiario presso la Pinacoteca Ambrosiana), è universalmente documentabile e antropologicamente comprensibile e giustificabile. Queste tradizioni hanno facilitato, nel Cristianesimo, la prassi di conservare i resti mortali dei santi martiri. Anche se il culto cristiano delle reliquie ha dei precedenti molto simili nel mondo pagano, nella Chiesa Cattolica è sempre stato animato dalla sola venerazione e non adorazione per i resti mortali di coloro che hanno seguito Cristo nel modo più autentico e puro possibile. L'atto di devozione dei cristiani nei confronti dei resti mortali di un martire e o di un santo non sono il segno di una religiosità pagana che si rivolge a più divinità, ma sono l'espressione della consapevolezza che nel santo ha operato la grazia di Dio, e che il suo corpo o i suoi resti sono la testimonianza di come Dio ha agito nella storia e di come il singolo cristiano è riuscito nell'impegno di adesione di fede e di sequela del Redentore.
Con l'editto di tolleranza e il decreto teodosiano del 381 che stabiliva il cristianesimo religione dell'impero, cominciarono a sorgere nuove strutture, semplici edicole o sontuose basiliche costruite sul sepolcro dei martiri (martyria)4. Alle loro reliquie venne assegnato un posto d'onore, al di sotto degli altari su cui si celebra l'eucaristia, il principale, essenziale e più importante atto di culto della Chiesa cattolica.
Oltre al desiderio di essere seppelliti proprio nelle vicinanze delle tombe degli Apostoli, dei martiri e dei santi, i resti mortali dei corpi santi sono stati e costituiscono tutt'ora un ambito trofeo a gloria delle chiese. La ricerca delle reliquie comincia in Oriente a partire dal sec. IV. Le grandi sedi patriarcali o le singole diocesi cercavano di aumentare la gloria ed il prestigio delle proprie sedi anche grazie alla presenza di reliquie insigni. Lo stesso processo si diffuse anche in Occidente. Esemplare fu la scoperta dei corpi santi di Gervasio e Protasio a Milano da parte dello stesso sant'Ambrogio; ancora oggi i corpi dei tre santi sono deposti insieme sotto l'altare dell'antica basilica dedicata al grande Vescovo di Milano. Lo stesso evento si ricorda a Bologna con la scoperta da parte di san Nazaro dei corpi dei santi Vitale ed Agricola, patroni e protettori dell'Arcidiocesi di Bologna. 
 
In contrasto al culto dei santi, nelle forme più pure ed eccellenti, si sono sviluppate delle defezioni superstiziose e dottrinali che hanno portato a considerare i singoli frammenti mortali dei santi come parti rivestite di una forza sovraumana, taumaturgica ed in alcuni contesti anche magica. Fu sant'Agostino a indirizzare il pensiero teologico ad una valutazione della venerazione delle reliquie: i santi, dice Agostino, sono considerati “membra di Cristo, figli di Dio, suoi amici e nostri intercessori”.

In questo contesto, per il principio secondo il quale i corpi dei santi erano considerati rivestiti di un particolare potere, in forma superstiziosa e lontana dal culto delle origini si ritenne che fare frammenti di quei corpi santi sarebbe stato di vantaggio a molte più chiese sparse nel mondo. Si giunse così alla pratica della divisione delle reliquie che interessò sia le Chiese d'Oriente che quelle d'Occidente.

Roma, erede del sacro rispetto che i romani avevano per i corpi dei defunti, non scese mai a compromessi con queste pratiche come testimoniano le scelte dei papi (vedi ad esempio Gregorio Magno nei confronti dell'Imperatrice Costantina) che non hanno permesso la frammentazione delle reliquie dei santi Apostoli Pietro e Paolo. Si diffuse però la pratica di distribuire e diffondere un altro tipo di reliquia, formata da stoffe o panni che venivano messi a contatto con i corpi santi o con i luoghi della loro sepoltura al di sotto degli altari principali delle basiliche di Roma. Originariamente erano di questo tipo le reliquie che venivano deposte sotto gli altari delle nuove chiese che venivano edificata nella cristianità. La severità dei papi nei secoli non poté essere mantenuta a causa della lontananza dei sepolcri dal centro religioso e perché non custoditi dai saccheggi dei popoli invasori.

A partire dall'VIII secolo, in seguito alle invasioni barbariche del Longobardi si decise (papa Paolo I e suoi successori) di aprire i sepolcri dei martiri e trasferirne le reliquie in alcune gradi basiliche Romane (in particolare san Silvestro in capite, santa Prassede, ss. Silvestro e Martino ai Monti, santi quattro Coronati, ecc).
La risonanza di queste traslazioni ed il desiderio politico di unire a sé diverse nazioni e popoli spinse i papi stessi a concedere preziose reliquie creando un aumento delle richieste ed una proliferazione di reliquie soprattutto nell'epoca carolingia, con il conseguente aumento delle celebrazioni e delle devozioni in onore dei santi di cui si possedevano frammenti delle spoglie mortali. Alla moltiplicazione delle reliquie ed alla loro sempre crescente richiesta corrisposero, in proporzione, i fenomeni della contraffazione, del furto e del commercio.

Il culto tributato alle reliquie


L'importanza delle reliquie è stata sottolineata nei secoli con la formazione di riti liturgici specifici. Abbiamo ricordato la prassi, ancora in vigore nella Chiesa cattolica, di deporre nell'altare o al di sotto di esso, porzioni notevoli di reliquie di santi. La dedicazione di una nuova chiesa, che è tra i riti più solenni della liturgia episcopale, ed in particolare la dedicazione dell'altare per la celebrazione dell'eucaristia, sono ancora legati alla presenza dei frammenti dei santi quali testimoni, anche visibili, di cosa sia realmente la vita cristiana e la sequela fedele di Cristo.
Il valore delle reliquie all'interno di una chiesa ha quindi questo senso prettamente ecclesiale, legato alla comunità cristiana che celebra intorno all'altare del Signore avendo sotto gli occhi la testimonianza di coloro che li hanno preceduti nell'impegno di una vita cristiana autentica.

Alle reliquie, lo ricordiamo, è concesso un solo culto di venerazione, di rispetto ed omaggio che non è adorazione, riservato nella fede cristiana al Dio solo. I gesti di omaggio delle reliquie da secoli sono il bacio e l'offerta dell'incenso, come segno di odore soave, che dalla terra sale al cielo, simbolo della preghiera preghiera sincera ricolta a Dio.

Una delle prassi diffuse a partire dall'XI sec. è quella delle ostensioni. Per il principio esemplare sopra ricordato, l'ostensione o le processioni con le reliquie sono occasione di grande festa per le comunità che le custodiscono soprattutto nel giorno della commemorazione annuale del santo, per ricorrenze periodiche (come per la Sindone di Torino o le reliquie di san Gennaro a Napoli) o di particolare impegno nella preghiera in occasioni di gravi calamità o di eventi esterni drammatici o solenni (giubilei, visite papali, ecc.) Queste manifestazioni esterne della fede sono ancora oggi il segno e l'incentivo per un rinnovamento spirituale dei credenti che si raccolgono dinnanzi alla reliquia esposta.5

Bibliografia

P. Brown, Il culto dei santi. L'origine e la diffusione di una nuova religiosità (Piccola Biblioteca Einaudi, NS), Einaudi, Torino 2002.

P. Jounel, «Dedicazione delle Chiese e degli altari», in Liturgia, ed. ed. D. Sartore – A.M. Triacca C. Cibien, Edizioni san Paolo, Cinisello Balsamo 2001, 538-551.

M. Righetti, Storia liturgica 2: L'anno liturgico nella storia, nella messa, nell'ufficio, Ancora,
Milano 22005, 396-428.
 
S. Rosso, «Processione», in Liturgia, ed. ed. D. Sartore – A.M. Triacca – C. Cibien, Edizioni san Paolo, Cinisello Balsamo 2001, 1536.

P. Rouillard, «Il culto dei santi in Oriente ed Occidente», in Scientia Liturgica 5: Tempo e spazio liturgico, ed. A.J. Chapungco, Piemme, Casale Monferrato 1998, 338-355.






1Le due forme di commemorazione dei defunti erano consuetudini del mondo pagano e comportavano sacrifici e immolazioni agli dei che i cristiani non hanno mai accettato. L'essenza del culto dei morti è rimasto però nel cristianesimo delle origini con elementi caratteristici e defezioni che ancora oggi permangono nel cristianesimo odierno.
2L'oriente cristiano ancora conserva la tradizione di mangiare nei pressi della sepoltura in unione al canto dell'ufficiatura funebre o di una sua parte in onore del defunto.
3Cfr. At 1,8; I lettera di san Clemente Romano 5, 4, 7 e 17, 1, 2; Martyrium Polycarpi 1, 1;
4I termini martyrion, memoria nell'ambito della chiesa antica, indicarono i luoghi di Terrasanta riferibili a fatti della Bibbia e della vita di Cristo. Più frequentemente però gli stessi termini furono usati per i luoghi che nei cimiteri fuori città avevano raccolto le spoglie mortali dei martiri. Pare che il martyrion abbia avuto origine con il culto stesso dei martiri, derivato a sua volta dal culto comune dei morti, allorché alla preghiera per il martire si aggiunse la preghiera per ottenerne l'intercessione (v. lipsanotica). Presso il martyrion fu celebrata l'eucaristia, non in occasione dei regolari servizi domenicali, ma nelle ricorrenze anniversarie e in altre occasioni particolari. Per tale ragione i martyria più antichi si distinsero dai normali luoghi di culto e formarono un gruppo particolare di luoghi di culto dedicati a Cristo, sempre più importanti a causa della crescente devozione. La memoria degli apostoli Pietro e Paolo sulla via Appia antica, databile intorno alla metà del III sec., è l'unico martyrion precostantiniano sicuramente identificato. Eretto su di una precedente area cimiteriale, la memoria sull'Appia antica si componeva principalmente di un cortile e di un portico, quest'ultimo forse destinato al culto. L'età costantiniana segna la prima grande fioritura di fondazioni memoriali: molte di esse, specialmente a Roma e in Terrasanta, hanno come fondatore lo stesso Costantino o sua madre Elena, oppure altri membri della famiglia imperiale. Pare che tali martyria siano stati i primi edifici monumentali di questo genere; essi comunque costituirono il punto di partenza per gli ulteriori sviluppi. A Roma si costituirono basiliche accanto ad alcune catacombe in cui erano stati deposti i corpi dei martiri Pietro e Marcellino, Lorenzo, Agnese; rispettivamente ai cimiteri al Vaticano e lungo la via Ostiense le tombe sub divo degli apostoli Pietro e Paolo divennero il centro degli edifici a loro dedicati. Sulla memoria Apostolorum alla via Appia sorse una basilica simile a quella dedicata ai SS. Marcellino e Pietro, senza un legame preciso con il santuario precedente. Ben presto fra i fedeli si diffuse il desiderio di essere sepolti ad sanctos, cioè nelle immediate vicinanze delle tombe. Ciò forse indusse lo stesso Costantino a costruire accanto alla memoria di Pietro e Marcellino il grande mausoleo nel quale fu sepolta sua madre Elena, e sua figlia Costanza ad erigere per sé il mausoleo accanto alla chiesa di S. Agnese. La dinastia teodosiana volle il suo mausoleo accanto a S. Pietro. In Terrasanta i martyra di Cristo furono parte di un complesso più vasto di edifici: così a Betlemme e a Gerusalemme, per esempio, il vero m. è un edificio centrale; per la celebrazione dell'eucaristia, in ambedue i casi, si costruì accanto una basilica a cinque navate. Da quanto s'è detto, risulta chiaro che il m. dei primi tempi ebbe sempre origine dalla venerazione di una tomba o di un luogo di memorie. Senonché sin dall'epoca costantiniana cominciò ad affermarsi un nuovo tipo di martyrion: quello, cioè, sorto non in corrispondenza di una tomba o di un luogo memoriale, ma per raccogliere le reliquie di un martire. Il primo esempio di questo tipo di edificio memoriale pare che sia stato la chiesa degli apostoli a Costantinopoli, fatta erigere da Costantino o da Costanzo II, per accogliere i corpi degli apostoli Andrea e Luca e del discepolo Timoteo. Il nuovo tipo di martyrion in breve volger di tempo prevalse e si diffuse in tutto il mondo cristiano. Il collocamento dell'altare sulla memoria fu attuato, forse per la prima volta, nella chiesa della Moltiplicazione dei Pani presso il Lago di Tiberiade, verso la fine del IV secolo. L'espandersi del culto dei martiri nel V e VI sec. ebbe, molte volte, come conseguenza, l'ingrandimento di santuari più antichi o la costruzione ex novo di edifici più ampi. Si ricorda l'ampliamento dei martyria di S. Felice a Cimitile da parte di S. Paolino di Nola. Ma nel V e ancor più nel VI sec. divenne sempre più frequente la consuetudine di destinare a martyrion un piccolo edificio appositamente costruito in connessione con un più vasto edificio di culto. Nella maggior parte dei casi però non si trattò di veri e propri martyria, perché l'altare contenne solo particole di reliquie. Nella Siria settentrionale, dal principio del V sec. in poi, nelle chiese di culto normale è di regola destinare a m. il vano meridione dell'abside, che contiene molte volte alcuni sarcofagi con particole di reliquie. Ma anche il corpo di S. Sergio fu probabilmente tumulato in una tricora annessa al santuario della basilica a lui dedicata a Resafa. L'uso di collocare la mensa eucaristica immediatamente sopra la tomba del martire, praticato in Occidente già durante il V sec. in alcuni martyria dell'Africa settentrionale, divenne generale e quasi obbligatorio a partire dal VI secolo. Di conseguenza, alle vecchie basiliche costruite vicino alle catacombe romane se ne sostituirono nuove, costruite così che la mensa potesse collocarsi proprio sulla tomba del martire (per esempio S. Lorenzo, S. Agnese e forse anche SS. Nereo ed Achilleo a Domitilla); o si trasferirono i corpi dei martiri nelle vecchie chiese, dove ovviamente furono collocati sotto l'altare (s. Pancrazio). A S. Pietro in Vaticano, sotto il pontificato di Gregorio Magno si collocò l'altare su un podio rialzato in una cripta costruita intorno al monumento sepolcrale dell'apostolo. Tale soluzione costituì il modello per le future chiese con cripta dell'alto Medioevo in Occidente.
5In merito non sono mancati abusi e defezioni, prossimi al paganesimo, inficiati dall'ignorante superstizione o mossi da scopo di lucro.

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