sabato 5 luglio 2014

Ad Gentes e nuova evangelizzazione. Poche idee su come vivere cristianamente nella scuola e nella società

A partire dalle intuizioni della Evangelii nuntiandi di papa Paolo VI e poi sopratutto nel pontificato di san Giovanni Paolo II, nella Chiesa si è sentito più volte risuonare l'invito ad abbandonare le proprie comodità, materiali e spirituali, per andare in missione
Con l'avvento del Concilio il tema delle missioni è tornato in auge, in alcuni ambienti diremmo anche "di moda", con un rinnovato impegno per il fine di diffondere il messaggio di Cristo ed il suo annuncio di salvezza. In molti hanno scritto su questo tema, in favore o contro prassi e dinamiche dell'annuncio e dell'evangelizzazione. Libri, film, incontri, formazione, tutto volto alla maggior definizione del concetto stesso di missione della Chiesa.
Passando per papa Benedetto e la nuova evangelizzazione si è arrivati alla Evangelii nuntiandi ed alla già divenuta famosa, e quindi esautorata espressione della Chiesa "in uscita". Non intendo qui criticare questo slogan o tesserne le lodi sperticate, ma riflettendo sulla così detta nuova evangelizzazione, rimane comunque l'idea di una situazione, sopratutto europea in cui il cristianesimo si trova con il fiato corto nelle trame di una società e di una cultura che senza nessun problema tentano ancora l'illusione giacobina dell'eliminazione della fede dalla società.
È un dato di fatto che le chiese stiano vivendo una profonda crisi interna, derivante proprio dal lacerarsi e dallo sfaldarsi dell'aderenza della fede dal contesto di vita. Siamo dunque noi cristiani i responsabili della missione e questo non perché si tratti di una direttiva che viene dall'alto, ma perché viene dall'intimo della nostra vocazione cristiana, quella di essere battezzati e chiamati a narrare le opere meravigliose di Colui che dalle tenebre ci ha chiamati ha godere della sua luce ammirabile. 


In questo contesto si possono leggere tre passi del decreto conciliare sull'attività missionara della Chiesa Ad Gentes. Il primo brano che interessa la nostra riflessione si trova all'inizio del documento ed è il la per tutto il discorso successivo. Nel documento si legge: "la Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria"(AG 2). Da questo ne deriva, in base alla lezione del Nuovo Testamento, che non possiamo fare a meno di annunciare il Vangelo, di vivere il Vangelo come i santi hanno fatto, di non poter mai scendere a compromessi con il deposito della fede che abbiamo ricevuto. Il cristianesimo si gioca su questo: o è autentico e sincero, o non è. Tra i cristiani non mancano certo le difficoltà e le fragilità, ma credo che non debbano essere sottovalutate se si vive all'interno di una vita fatta di esercizio delle virtù.
Il testo del documento continua affermando la vocazione e la radice battesimale della missione, delle missioni e di tutte le nuove e vecchie evangelizzazioni:

Tutti i cristiani, dovunque vivano, sono tenuti a manifestare con l'esempio della loro vita e con la testimonianza della loro parola l'uomo nuovo, di cui sono stati rivestiti nel battesimo, e la forza dello Spirito Santo, da cui sono stati rinvigoriti nella cresima; sicché gli altri, vedendone le buone opere, glorifichino Dio Padre  e comprendano più pienamente il significato genuino della vita umana e l'universale legame di solidarietà degli uomini tra loro (AG11).
Da qui ne deriva quasi una ragola di vita, un manuale, un programma per la missione: 

  • Testimoniare con l'esempio di vita e la testimonianza della parola  la creatura nuova che siamo divenuti nelle acque consacrate del fonte battesimale per mezzo della grazia delle Spirito. 
  • Il testo si riferisce allo Spirito ricevuto nel Battesimo ma parla anche della Cresima. E questo mi porta a riflettere su quanto ancora oggi la nostra catechesi agli adolescenti dovrebbe continuare ad insistere sull'importanza che il sacramento della Confermazione ha proprio sul destino della predicazione della Chiesa intera.
  • Infine il Concilio afferma la radicale aderenza al Vangelo nella missione, quel continuo desiderio di portare a compimento le parole di Gesù:  
 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
  • Oggi tutto questo mi sembra sempre più decisivo. Parlare con adolescenti o adulti, leggere i fatti di cronaca che internet e media spiattellano in continuazione nelle nostre case, fa drammaticamente rendere conto di quanto il "significato genuino della vita umana" non sia più qualcosa di universalmente condiviso, snaturato o annullato in un mondo che è sempre meno umano e umanizzante e che costituisce oggi un'urgenza, un messaggio da ribadire con forza e decisione, tutti insieme. Ancora più difficile sembra far capire che la solidarietà non è un sentimento, ma qualcosa di inscritto nella nostra natura e religiosamente motivante e trainante. Se solo pensiamo che di tutti i testi che potremmo citare, la Costituzione Italiana ci ricorda all'articolo 2 che la solidarietà tra i popoli e gli individui è un tratto caratteristico del nostro Paese (sic!) possiamo ben capire quanto valore ha per la persona quanto il Concilio ha detto.
 
Un brano più ampio è in realtà il motivo scatenante di questa pagina. In esso ho trovato analogie e quasi uno stile di vita perché l'evangelizzazione riparta, da subito, dal più intimo del nostro vissuto quotidiano. Nell'Ad Gentes leggiamo:
 Ma perché essi possano dare utilmente questa testimonianza, debbono stringere rapporti di stima e di amore con questi uomini, riconoscersi come membra di quel gruppo umano in mezzo a cui vivono, e prender parte, attraverso il complesso delle relazioni e degli affari dell'umana esistenza, alla vita culturale e sociale. Così debbono conoscere bene le tradizioni nazionali e religiose degli altri, lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti; debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo ai popoli, e sforzarsi perché gli uomini di oggi, troppo presi da interessi scientifici e tecnologici, non perdano il contatto con le realtà divine, ma anzi si aprano ed intensamente anelino a quella verità e carità rivelata da Dio. AG 11

Leggo in queste poche righe la mia esperienza lavorativa. Solo cercando di essere nel mondo, ma del mondo nella continua ricerca ed impegno per buone relazioni che siano qualitativamente rilevanti, nel tentativo di ricostruire un umanesimo ormai assopito o completamente distrutto od umiliato si pongono le basi di una vera propagazione del Vangelo, fatta di
rapporti di stima e di amore per le persone che si hanno dinnanzi. Credo sia fondamentale lavorare e relazionarsi come persone e come cristiani, darsi da fare in un mondo come il nostro nella normalità dell'impegno che il proprio stato di vita richiede e secondo le modalità che abbiamo imparato dal Maestro e Signore. Per quanto mi riguarda poi, conoscere le tradizioni religiose e culturali degli  altri popoli vuol dire seguire il dettame del Concilio, ovvero non accrescere le proprie conoscenze personali per il solo fine dell'erudizione bensì nella precisa consapevolezza di essere a contatto con la presenza di Dio nel mondo, una presenza rivelata e umanamente nobilitante per mezzo dell'Incarnazione e della Redenzione operata da Cristo.
 

Proprio come Cristo è lo stile dell'evangelizzatore perché:

"Come Cristo stesso penetrò nel cuore degli uomini per portarli attraverso un contatto veramente umano alla luce divina, così i suoi discepoli, animati intimamente dallo Spirito di Cristo, debbono conoscere gli uomini in mezzo ai quali vivono ed improntare le relazioni con essi ad un dialogo sincero e comprensivo, affinché questi apprendano quali ricchezze Dio nella sua munificenza ha dato ai popoli; ed insieme devono tentare di illuminare queste ricchezze alla luce del Vangelo" (AG 11).

Siamo tutti tra le righe di questo testo conciliare e ci dovremmo essere nella consapevolezza che l'annuncio del Vangelo avviene nelle piccole cose, nello stare al fianco dell'altro, nell'ascoltarlo, comprenderlo, consolarlo e anche rimproverando, sempre nella coscienza che le nostre azioni evangelizzatrici non sono frutto di sforzo o intelligenza pastorale, ma di una fede alimentata e irrigata dalla grazia che viene dal fonte battesimale e dalla risurrezione di Cristo. 

Nessun commento:

Posta un commento

Astitit Regina! La regalità di Maria e la Chiesa regina eterna

Santa Maria antiqua al Foro romano, la Theotokos in trono Dopo la riapertura del meraviglioso sito d...