giovedì 1 maggio 2014

Dal Sussidio CEI - III Domenica di Pasqua

"Rimani con noi, Signore, perché si fa sera" (cf. Lc 24,29). Fu questo l’invito accorato che i due discepoli, incamminati verso Emmaus la sera stessa del giorno della risurrezione, rivolsero al Viandante che si era ad essi unito lungo il cammino. Carichi di tristi pensieri, non immaginavano che quello sconosciuto fosse proprio il loro Maestro, ormai risorto. Sperimentavano tuttavia un intimo “ardore”, mentre Egli parlava con loro “spiegando” le Scritture. La luce della Parola scioglieva la durezza del loro cuore e “apriva loro gli occhi”. Tra le ombre del giorno in declino e l’oscurità che incombeva nell’animo, quel Viandante era un raggio di luce che risvegliava la speranza ed apriva i loro animi al desiderio della luce piena. “Rimani con noi”, supplicarono. Ed egli accettò. Di lì a poco, il volto di Gesù sarebbe scomparso, ma il Maestro sarebbe “rimasto” sotto i veli del “pane spezzato”, davanti al quale i loro occhi si erano aperti» (Giovanni Paolo II, Mane nobiscum Domine 1).

Japoco Carrucci, più noto come il Pontormo, con il suo stile artistico inconfondibile colloca l’episodio evangelico in un tempo che appare come sospeso. Il gesto benedicente di Gesù, posto frontalmente al centro del dipinto che presenta uno sfondo scuro e profondo, attira immediatamente l’attenzione dello sguardo. Al realismo degli oggetti e del pane posti sulla tavola fa da contrappunto l’atmosfera che caratterizza l’intero dipinto. I discepoli non hanno ancora riconosciuto nel viandante che aveva percorso con loro un tratto di strada Gesù Risorto.
L’artista raffigura invece proprio l’istante in cui Gesù sta per spezzare il pane e in cui si aprirono loro gli occhi e riconobbero il Signore. L’apparizione miracolosa di Gesù incontra perciò i gesti ordinari dei personaggi implicati nella scena. I due discepoli sono seduti su semplici sgabelli di legno ed hanno i piedi nudi. Uno di loro è intento a versare del vino in un calice di vetro, l’altro si accinge a tagliare il pezzo di pane che ha in mano. Sono presenti anche altri personaggi, alcuni monaci certosini, che assistono alla scena che avviene sotto lo sguardo divino, poiché nello spezzare il pane la luce soprannaturale della verità raggiunge i discepoli.

Il verismo voluto dall’artista incontra la solenne e raffinata gestualità del Cristo che fissa l’osservatore e lo coinvolge nella sua azione, rendendo contemporaneo a tutte le generazioni cristiane l’evento salvifico e chiamando a raccolta, attorno a quella mensa, anche i discepoli delle future generazioni.
Ancora oggi la Chiesa prega perché nella fractio panis possa riconoscere il Cristo crocifisso e risorto che apre il cuore dei suoi discepoli all’intelligenza delle Scritture e si rivela ai suoi nell’atto dello spezzare il pane (cf. Preghiera Colletta). Tra le prove, le tribolazioni e le persecuzioni della storia la Chiesa fa esperienza dell’incontro con il Risorto che riconosce lungo il cammino che condivide con l’umanità intera e, confortata dalla sua presenza, si rivolge al suo Signore nella preghiera: 

«Resta con noi, perché si fa sera e il giorno già volge al declino» (Lc 24,29).

(Dal Sussidio per la Quaresima 2014 della CEI)

Le parole di papa Benedetto XVI sono, a nostro avviso, il degno suggello di una meditazione evangelica che si affaccia anche sull'arte:

"Il Vangelo della terza domenica di Pasqua - ora ascoltato - presenta l’episodio dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35), un racconto che non finisce mai di stupirci e di commuoverci. Questo episodio mostra le conseguenze che Gesù risorto opera nei due discepoli: conversione dalla disperazione alla speranza; conversione dalla tristezza alla gioia; e anche conversione alla vita comunitaria. Talvolta, quando si parla di conversione, si pensa unicamente al suo aspetto faticoso, di distacco e di rinuncia. Invece, la conversione cristiana è anche e soprattutto fonte di gioia, di speranza e di amore. Essa è sempre opera di Cristo risorto, Signore della vita, che ci ha ottenuto questa grazia per mezzo della sua passione e ce la comunica in forza della sua risurrezione". (Omelia 8 maggio 2011).

L'ultima riflessione dedicata al Vangelo di questa domenica è in musica. Si tratta di un canto italiano, composto da mons. M. Frisina che, riprendendo per allusione il testo evangelico ed in particolare la richiesta dei discepli di Emmaus, ben esprime sia il sentimento di affetto nei confronti del Signore che ancora permane tra gli Apostoli prima della sua Ascensione e il senso di gioia serena per la sua presenza e per la promessa della sua vicinanza grazie al dono dello Spirito. Il canto ha il merito di attualizzare la parola del Signore ad alcune situazioni tipiche del cammino della fede: tenebre del dolore e del dubbio che non sono "buio" senza senso, ma sono realtà dalle quali non si può sfuggire, sono la "croce" da portare ogni giorno perché, per primo, il Cristo l'ha portata su di sè fino alla morte riportando una vittoria in nostro favore.


 


Ricordiamo in merito quanto affermato da sant'Agostino nelle sue Esposizioni sui Salmi, quando commentando il Salmo 60 spiegava: 

"Egli ci ha insegnato a riconoscerci in lui, quando volle essere tentato da satana. Leggevamo nel Vangelo che il Signore Gesù Cristo fu tentato dal diavolo nel deserto. Cristo fu certamente tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato tu. Tua infatti era la carne che Cristo aveva presa perché tu avessi da lui la salvezza. Egli aveva preso per sé la morte, che era tua, per donare a te la vita; da te egli aveva preso su di sé le umiliazioni perché tu avessi da lui la gloria. Così, egli prese da te e fece sua la tentazione, affinché per suo dono tu ne riportassi vittoria. Se in lui noi siamo tentati, in lui noi vinciamo il diavolo. Ti preoccupi perché Cristo sia stato tentato, e non consideri che egli ha vinto? In lui fosti tu ad essere tentato, in lui tu riporti vittoria. Riconoscilo! Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere quando tu sei tentato".

Nessun commento:

Posta un commento

La vocazione di san Matteo

Non sono uno storico dell'arte e non sono un'esperto. Quindi da non addetto ai lavori mi accosto a un dipinto complesso e sudiatiss...