mercoledì 21 maggio 2014

Ai bibliofili e amanti della lettura.

Non si dica "Purché i giovani leggano" perché oggi come in passato un libro non vale l'altro. I grandi classici della letteratura non sono sullo stesso piano dei libri da bancarella e proprio perché classici hanno un valore eterno ed ubiquo. 

Non si dica la parola "censura" se si ritiene che ciò che è contenuto nei libri offende, plagia, corrompe e viola le coscienze e non merita di essere letto. I tempi dell'Inquisizione non sono solo quelli del passato; la censura, ideologica e modernissima, esiste ancora e si veste di tutti i colori e di tutte le parti politiche. Non si cerca di "censurare" i libri, ma si spera di far emergere dei "distinguo" generati e motivati dal buon senso perché

"Un libro indegno di essere letto una seconda volta è indegno pure di essere letto una prima". (Carlo Dossi, Note azzurre).

O come ricordava Nicolás Gómez Dávila


Appartengono alla letteratura tutti i libri che si possono leggere due volte (In margine a un testo implicito)

E secondo quanto afferma Calvino il valore di un buon libro si vede da alcune semplici regole: 

4. D'un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.
5. D'un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.
6. Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire 

Ecco perché storie ridicole, sguaiate, volgari e insulse non devono essere oggetto di "proibizione", ma solo di oblio, proprio perché come ricorda Auden: 

"Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente". (Wystan Hugh Auden, Saggi).

Questo vuol dire anche guadagnare tempo, non disperdere ore, attenzione e diottrie a macinare pagine di libri che non costruiscono ma imbambolano o distolgono la ragione. Affidiamoci alle pagini immortali della letteratura mondiale, a quegli autori che hanno attraversato i secoli per la profondità e l'immenso lavoro che hanno consegnato al supporto di scrittura, nella continua composizione e ricomposizione di quegli elementi astratti e materiali che sono le lettere, mezzo di espressione del pensiero umano, che deve tendere all'eccellenza della tradizione e non alla mediocrità, all'altezza performativa di un linguaggio che realizza ciò che esprime e non della staticità di parole che informano, senza realmente comunicare.

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