sabato 8 marzo 2014

Stile sacramentale della Quaresima


Parlare della Quaresima ogni anno, mette in difficoltà. Il mio primo pensiero sulla Quaresima è la storia della sua formazione nel tessuto urbano della Roma tardo-antica e alto-medievale. Ma questo approccio anche se può portare alla descrizione di numerose e interessanti caratteristiche della quaresima romana, a volte può rimanere solo una ricerca intellettuale. 
Nel mio percorso di ricerca in ambito liturgico è emerso un altro aspetto che si affianca a quello fondamentale cui si accennava.
Una delle dimensioni pricipali della quaresima, antica e moderna, è certamente il legame che questo tempo ha con il tema della penitenza.1

Brevemente accenno al fatto che la confessione, o sacramento della penitenza, hanno origine e massima significazione proprio nell'itinerario finale dei penitenti che nel tempo di Quaresima si preparavano con un digiuno completo e prolungato ad ottenere la riconciliazione sacramentale nella solenne celebrazione del Giovedì santo presieduta dal Domnus Apostolicus. Dunque una quaresima intesa come tempo di preparazione prossima al Battesimo ed alla ricezione oggettiva del perdono del Signore. 

Confessione di san Francesco
Il concetto stesso di penitenza sacramentale, unita al tema del cammino quaresimale, mi portano a considerare quanto la nostra odierna quaresima non sia solo un tempo di mortificazioni, ma sia un vero e proprio itinerario affinché, con gli strumenti del digiuno, della preghiera e dell'elemosina, il credente possa raggiungere la Pasqua del Signore, morto e risorto. Un tempo di quaranta giorni, impegnativi e liturgicamente densi, spiegano la necessità di inquadrarli nel mistero di passione morte e risurrezione del Cristo. 
Se la Pasqua è doverosamente preceduta da quaranta giorni di penitenza, e se la Pasqua è il centro di tutto l'anno liturgico allora la quaresima deve orientare ad un cambiamento di vita, a dare un nuovo orientamento all'esistenza, ad abbandonare l'uomo vecchio per raggiungere l'uomo nuovo che Cristo ha liberato perché “morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita” (Prefazio pasquale I).

Questo concetto si trova espresso nell'eucologia del tempo quaresimale. In particolare mi vorrei soffermare sulle collette che dal mercoledì delle Ceneri fino a questa prima domenica di Quaresima, delineano bene la necessità di inquadrare la vita di fede in una “struttura sacramentale” di modo che le nuove energie raccolte per la celebrazione di un tempo di conversione in vista della Pasqua del Signore siano “il risveglio di un nuovo senso sacramentale della vita dell’uomo e dell’esistenza cristiana, mostrando come il visibile e il materiale si aprono verso il mistero dell’eterno” (Lumen fidei 40). 
Battesimo di sant'Agostino
La colletta del Mercoledì delle Ceneri ricorda:
O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore.
L'inizio della preparazione alla grande luce del mattino di Pasqua passa attraverso un segno esterno, il digiuno, che non è solo avere lo stomaco vuoto o la rinuncia a qualche dolce, ma è principalmente preparare una degna dimora al Redentore, il che si manifesta con un cammino di “vera conversione” e quindi esercitando un dominio su di sè, volontà di rifiuto dell'uomo vecchio per indossare le vesti bianche di una nuova vita.
Un secondo spunto è dato dalla colletta del Venerdì dopo le Ceneri. Il testo afferma:

Accompagna con la tua benevolenza, Padre misericordioso, i primi passi del nostro cammino penitenziale, perché all'osservanza esteriore corrisponda un profondo rinnovamento dello spirito. Per il nostro Signore.

C'è una dinamica quaresimale. I quaranta giorni di preparazione alla Pasqua, erano ed in parte lo sono ancora oggi nell'impianto stazionale romano, l'alternanza tra la statio, momento di sosta, e ripresa del cammino nella letania o processione. Ritualmente la Chiesa di Roma ha sempre trasmesso questa dinamica: il cammino penitenziale che rappresenta e sprona con il digiuno il vero impegno di rinnovamento perché ciò che materialmente si compie sia fatto per mezzo di “menti sincere”. 
Inoltre la colletta della I domenica di Quaresima dice:

O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita. Per il nostro Signore.


L'ultimo tappa della riflessione che ho proposto esprime la necessità di unire sinfonicamente il procedere nel tempo, la Quaresima intesa in un senso forte "segno sacramentale" cioè una realtà visibile che rimanda a ciò che la sovrasta e supera, e la materialità di un impegno umano per un cambiamento etico sgorgato dalla fede professata, avendo come meta la conoscenza, per ciò che è possibile, del mistero realizzato da Cristo. A questo però deve corrispondere una degna condotta di vita, conforme ai dettami del Vangelo ed alla profonda coscienza di ciò che Cristo ha compiuto in noi e della nostra conformazione alla sua Risurrezione come afferma Paolo:
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. (Rm 6, 4-6)
 La Quaresima nelle sua forma è esigente, ma conduce direttamente alla fruizione del giorno in cui il Padre per mezzo del Figlio ha vinto la morte e ci ha aperto il passaggio alla vita eterna (colletta del giorno di Pasqua). Parafrasando le parole di un noto teologo e mistagogo ortodosso, Alexander Schmemann ricordiamo in conclusione che: 
L'intera liturgia della Chiesa è organizzata intorno alla Pasqua e perciò l'anno liturgico diventa un viaggio, un pellegrinaggio verso la Pasqua, verso l'omega, la Fine, che al tempo stesso è Alpha, il principio: fine di tutto ciò che è vecchio, principio della vita nuova, un "passaggio" costante da "questo mondo", al Regno già rivelato in Cristo.
(da Quaresima: in cammino verso la Pasqua, p. 30).


1“In ebraico “šub” vuol dire “invertire la rotta”, cominciare con una nuova direzione della vita; in greco “metanoia”, “cambiamento del pensiero”; in latino “poenitentia”, “azione mia per lasciarmi trasformare”; in italiano “conversione”, che coincide piuttosto con la parola ebraica di “nuova direzione della vita”. Forse possiamo vedere in modo particolare il perché della parola del Nuovo Testamento, la parola greca “metanoia”, “cambiamento del pensiero. In un primo momento il pensiero appare tipicamente greco, ma andando in profondità vediamo che esprime realmente l’essenziale di ciò che anche le altre lingue dicono: cambiamento del pensiero, cioè reale cambiamento della nostra visione della realtà […] La realtà delle realtà è Dio. Questa realtà invisibile, apparentemente lontana da noi, è la realtà. Imparare questo, e così invertire il nostro pensiero, giudicare veramente come il reale che deve orientare tutto è Dio, sono le parole, la parola di Dio. Questo è il criterio, Dio, il criterio di tutto quanto faccio. Questo realmente è conversione, se il mio concetto di realtà è cambiato, se il mio pensiero è cambiato. E così anche la parola latina “poenitentia”, che ci appare un po’ troppo esteriore e forse attivistica, diventa reale: esercitare questo vuole dire esercitare il dominio di me stesso, lasciarmi trasformare, con tutta la mia vita, dalla Parola di Dio, dal pensiero nuovo che viene dal Signore e mi mostra la vera realtà. Così non si tratta solo di pensiero, di intelletto, ma si tratta della totalità del mio essere, della mia visione della realtà. Questo cambiamento del pensiero, che è conversione, tocca il mio cuore e unisce intelletto e cuore, e mette fine a questa separazione tra intelletto e cuore, integra la mia personalità nel cuore che è aperto da Dio e che si apre a Dio. E così trovo la strada, il pensiero diventa fede, cioè un aver fiducia nel Signore, un affidarmi al Signore, vivere con Lui e intraprendere la sua strada in una vera sequela di Cristo.” Benedetto XVI, Incontro con i Parroci della Diocesi di Roma, 10-3-2011.

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