giovedì 13 marzo 2014

Le stazioni quaresimali romane


Nel mio post precedente accennavo all'interesse storico-liturgico che suscita la quaresima soprattutto se si dirige l'attenzione alla sua struttura liturgica legata alla topografia di Roma.

Basilica di santa Sabina
La prassi liturgica romana ha tappezzato il territorio dell'Urbe di soste nel cammino quaresimale legate ai principali e vetusti luoghi di culto romani. L'itinerario quaresimale e pre-quaresimale, a Roma era un cammino d'arte e storia intrecciato alla fede ed alla testimonianza dei primi martiri e dei luoghi delle loro depositiones o traslazioni.


L'attuale Messale “romano”, sia nella forma typica che nella versione italiana non ha mantenuto l'elenco delle chiese quaresimali che da secoli scandiscono la preparazione alla Pasqua in tutta Roma. La soppressione di tutte le particolarità romane della liturgia e l'assenza di un messale “proprio” per la Diocesi di Roma, che sia realmente “romano” perché in grado di conservare e trasmettere ciò che liturgicamente ha segnato il vissuto di fede della Città Apostolica, ha portato ad una svalutazione stessa della prassi delle liturgie stazionali. Negli ultimi anni esiste un tentativo dell'Ufficio liturgico della Diocesi di Roma di sottolineare quanto sia importante il tessuto delle stazioni intese giustamente come un cammino per pellegrini verso la Pasqua.

Basilica papale di san Giovanni in Laterano
L'unico retaggio, che gode del favore dei media per la presenza del Romano Pontefice, sopravvive nelle liturgia del mercoledì delle Ceneri in cui il Vescovo di Roma si reca nella chiesa primaziale di Sant'Anselmo all'Aventino in cui si svolge la “colletta”, ovvero il luogo dove si raduna l'assemblea, dalla quale si snoda una breve processione che conduce fino alla prima delle stationes nell'antica basilica di Santa Sabina, e la solenne stazione del Giovedì santo presso la Basilica Lateranense, in cui il Papa celebra la messa in cena Domini. 
Grazie all'opera della Pontificia Accademia cultorum Martyrum ed alla sensibilità di molti cattolici romani e dei rettori delle chiese stazionali, ancora oggi a Roma esiste la prassi delle 44 stazioni quaresimali e delle 8 pasquali, ormai sdoppiate in una celebrazione “privata” nelle prime ore del mattino ed in una serale che spesso, secondo le consuetudini è ancora celebrata da un vescovo, o quando le circostanze lo permettono, è presieduta dallo stesso cardinale titolare.1

Il rito molto semplice, descritto dal Caeremoniale Episcoporum del 1983 e nelle edizioni successive fino a quella del 2008,2 consiste nel radunarsi in un una chiesa colletta o in un luogo prossimo alla chiesa stazionale e in una processione “penitenziale”, il tutto in tensione verso la celebrazione dell'eucaristia negli antichi tituli segnati nel calendario stazionale romano. 

Da secoli le reliquie della passione e dei santi, esposte per l'occasione, sono una caratteristica delle stazioni romane. Si veda in proposito ciò che ho scritto sulla stazione della V settimana di quaresima presso la Basilica di san Pietro: "La V domenica di quaresima: appunti di storia liturgica".


La nostra attenzione si rivolge più che al rito di cui molti hanno già parlato e scritto, al significato del concetto di statio.



Il motivo della scelta di questo termine si riconduce a due realtà distinte. Il primo significato si fa derivare dalla prassi militare romana per cui la statio era la vigilanza e lo stare in guardia dei milites.3 Da questa origine la lettura spirituale applica il significato militare alla caratteristica della vigilanza cristiana acuita nel tempo quaresimale: come i soldati stavano allerta nel tempo della “stazione” così il cristiano vigila sui propri sensi in vista della partecipazione alla gioia della Risurrezione. Da Tertulliano (Apol. 3) si fa derivare il secondo significato in riferimento al “luogo di adunanza” secondo una duplice forma: quella del ad aram Dei stare di servizio liturgico e quella che si riferisce all'originale contesto del culto liturgico ebraico. 

Rito della benedizione con la Reliquia della Croce durante la stazione Quaresimale nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme
Il legame liturgico con il significato di statio è quello che permea tutti i dati provenienti dai sacramentari antichi.

Il Glossarium del Du Cange definisce invece statio con il significato di digiuno (jejunium) stabilendo una connessione linguistica e teologica tra la prassi liturgica romana, il valore spirituale della statio e l'uso medievale che si è fatto del termine.

Riprendiamo infine la definizione di Antoine Chavasse secondo cui la statio è un modo per significare anche l'unità della Chiesa urbana, per la caratteristica di raccogliere in unico luogo di culto il Vescovo di Roma con il suo clero e con i rappresentanti del popolo di Dio.4 Le “stazioni” quaresimali sono quindi un segno della vitalità della Chiesa di Roma, e per estensione di tutte le altre chiese che celebrano liturgie stazionali, che si raccoglie ogni giorno della Quaresima per segnare il cammino liturgico che conduce verso il mistero della Redenzione.


Rimangono imprescindibili in merito le indicazioni della Lettera circolare della Sacra Congregazione per il Culto divino Preparazione e celebrazione delle feste pasquali (16.01.1988) che al n.16 afferma:


Il cammino di penitenza quaresimale in tutti i suoi aspetti sia diretto a porre in più chiara luce la vita della chiesa locale e a favorirne il progresso. Per questo si raccomanda molto di conservare e favorire la forma tradizionale di assemblea della chiesa locale sul modello delle «stazioni» romane. Queste assemblee di fedeli potranno essere riunite, specie sotto la presidenza del pastore della diocesi, o presso i sepolcri dei santi o nelle principali chiese e santuari della città o in quei luoghi di pellegrinaggio più frequentati nella diocesi.





1Interessante notare la pubblicazione di un diario” delle celebrazioni quaresimali di A. Suchocka, Le chiese stazionali di Roma. Un itinerario quaresimale, LEV, Città del Vaticano, 2014. Il volume descrive le tradizioni romane della Quaresima, e più specificatamente, l'emozionante esperienza religiosa, spirituale ed artistica scaturita dal percorso compiuto dall'autrice attraverso la partecipazione alle messe mattutine nelle chiese stazionali di Roma. Nel volume sono riportate le informazioni raccolte dall'autrice, sotto forma di appunti, nell'arco di questo suo particolare pellegrinaggio durato circa nove anni. Si tratta in particolare di informazioni riguardanti la storia, l'architettura, le tradizioni, le leggende di ben 44 chiese, che si intrecciano anche con descrizioni di vita quotidiana delle vie di Roma. L'intento dell'autrice non è stato dunque quello di proporre una guida completa ed esaustiva o uno studio storico-scientifico: si tratta piuttosto di un percorso spirituale che riesce a trasmettere al lettore, pellegrino o turista che sia, la particolare atmosfera che si percepisce visitando queste chiese stazionali.

2Cap. V De congregationibus quadragesimalibus, nn. 260-262.

3Στάτιων, statio o stationem agere. Rimandiamo in merito ai diversi studi elaborati sul significato e le possibili origini del valore liturgico del termine: J.P. Kirsch, «Origine e carattere primitivo delle stazioni liturgiche di Roma», Atti della Pontificia Accademia Romana di Archelogia, Serie III, Rendiconti, III, 1925, 123-141; Id., «L'origine des stations liturgique du missel romain», ephemerides liturgicae 51 (1927) 137-150; G. Morin, «Liturgie et Basiliques de Rome au milieu du VII siècle d'après les listes d'évangiles de Würzburg», Revue Bénédectine 28 (1911) 296-330; P. Borella, «Le stazioni quaresimali», Rivista liturgica 45 (1958) 266-276; J. Bonsirven, «Notre “statio” liturgique est-elle emprunte au culte juif?», Recherche des Sciences réligiouse 15 (1925) 258; C. Mohrmann, «Statio», Vigiliae Christianae 7 (1953) 233-242; H. Leclercq, «Stations liturgiques», in DACL 15.2, 1653-7; J.F. Baldovin, The Urban Character of Christian Worship. The Origins, Development, and Meaning of Stational Liturgy (Orientalia Christiana Analecta 228), Pontificio Istituto Orientale, Roma 1987; R. Hierzegger, «Collecta und Statio», Zeitschrift für Katholische Theologie 60 (1936) 511-554; C. Pietri, Roma christiana. Recherches sur l'église de Rome, son organisation, sa politique, son idéologie de Miltiades à Sixte III (311-340), 2 voll., Écoles française, Rome 1976; cfr. anche A. Bergamini, «Quaresima», in Liturgia, ed. D. Sartore – A.M. Triacca – C. Cibien, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2001, 1577-1586.


4A. Chavasse, La liturgie de la ville de Rome du Ve au VIIIe siècle. Une liturgie conditionnée par l'organisation de la vie in urbe et extra muros (Studia anselmiana 112; Analecta liturgica 18), Pontificio Ateneo Sant'Anselmo, Roma 1993, 231-246; 256-259.

4 commenti:

  1. Una correzione: la foto corrisponde alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

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  2. Vero!!! Si riconosce dal dettaglio del cancello e, ovviamente, dal reliquiario! Grazie della precisazione!

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  3. Sono spagnolo, ma ho stato molte volte a Roma. Anch'io ho riconosciuto il cancello con il nome di Papa Benedetto XIV e il Reliquiario. Il post e' di una erudizione storica notabilissima. Auguri.

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