domenica 9 febbraio 2014

"La penna di Pietro" di Angelo Scelzo. La comunicazione della Santa Sede da Paolo VI a papa Francesco


La penna di Pietro
di Angelo Scelzo
Libreria Editrice Vaticana 2013
pp. 640

€ 16 

Martedì prossimo sarò impegnato in un'intervista che ritengo molto interessante. Si tratta dell'incontro con Angelo Scelzo, Vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, autore del volume La penna di Pietro, storia (e cronaca) della comunicazione vaticana dal Concilio a papa Francesco. Nel volume presentato alla LUMSA il 5 dicembre scorso, a cinquant'anna dalla promulgazione del decreto conciliare Inter mirifica sugli strumenti della comunicazione sociale, l'Autore ripercorre il travagliato passato della formulazione del documento e le sue successive tappe di sviluppo, accoglienza e dell'orientamento che esso ha dato alla Chiesa nel suo rapporto con le moderne tecnologie di comunicazione.

Gli esperti nel campo distinguono chiaramente la differenza tra comunicazione sociale ed informazione. La comunicazione sociale spinge all'azione ed al conivolgimento del singolo tanto da renderlo partecipe di ciò che è oggetto di comunicazione. Applicare questo principio alla Chiesa mette subito in gioco quanto la Chiesa può comunicare nell'ambito della sua opera evangelizzatrice.1 

In questo senso per la Chiesa informare, convicere e motivare sono verbi che ineriscono in particolare al Vangelo ed al suo annuncio.

In tale contesto trovano spazio nel libro eventi chiave della storia della comunicazione Vaticana: il grande Giubileo del 2000, gli eventi del 2005 con i funerali del beato Giovanni Paolo II, il Conclave e l'elezione di Benedetto XVI. Al papa emerito l'Autore dedica un capitolo anche perché egli è stato soggetto/oggetto decisivo del potenziamento e ampliamento della comunicazione della Santa Sede fino all'ultimo giorno del suo pontificato. Un arco di tempo di otto anni che hanno visto riemergere anche i problemi connessi con la comunicazione/informazione, tempi in cui la Santa Sede ha dovuto prendere posizioni nette nei confronti di un'informazione mediatica contraria al papa fin dagli inizi e che hanno portato vari autori ad evidenziare come papa Ratzinger sia stato il destinatario di un vero e proprio attacco (cfr. A., Tornielli, A. M. Valli, M. Introvigne).


Nel suo sviluppo il volume fornisce analisi dettagliate delle diverse fasi dello sviluppo delle comunicazioni sociali della Santa Sede, si percepisce un fatto che ritengo innovativo, ovvero il preciso intento della Chiesa di voler attuare un dialogo con le sfide attuali della cultura digitale ben sapendo i limiti di strumenti che spesso non trasmettono verità. Il digitale è uno strumento veramente meraviglioso ma questo non può nascondere i limiti che oggi ci sono nel suo utilizzo, macchiato da un conformismo culturale che lo rende ancora uno strumento non affidabile. La Chiesa però si è inserita in questo mondo affinché con il mezzo possa raggiungere gli uomini e le donne di oggi. Allora il digitale diventa una finestra per l'evangelizzazione, in cui si annuncia il Vangelo, e non solo mezzo per la sua diffusione.


Finalmente siamo di fronte ad un volume che porta chiarezza nel maremagnum delle comunicazioni, uno strumento per poter capire chi sono i soggetti, quale la geografia e quali i valori e gli intenti di una Chiesa che fa comunicazione sociale. 

Vi propongo in chiusura il momento solenne della promulgazione del Decreto, letto dal Card. Felici alla presenza di papa Paolo VI, il 4 dimebre 1963







1Ricordiamo in merito ciò che l'ex direttore della Sala Stampa Vaticana ha detto in occasione della presentazione del libro: “La Chiesa, in questo caso più particolarmente la Santa Sede, è consapevole della ricchezza che ha: la ricchezza dei valori umani e cristiani che deve trasmettere al mondo. Allora, è chiaro che non può rimanere isolata di fronte ai fenomeni della comunicazione e alle tecniche di comunicazione che si sviluppano piano piano”.

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