martedì 24 dicembre 2013

La Liturgia del Natale


Pensare alla liturgia del Natale è motivo di molteplici rievocazioni radicate nella passione e nello studio di come le liturgie natalizie si sono evolute e notevolmente mutate fino ai giorni nostri. La Liturgia oggi è codificata e non si ritiene mai opportuno andare oltre la littera stabilita nel Messale Romano.  A Natale permangono delle suggestioni che, anche se non più applicabili, forse permettono di percepire alcuni dettagli che normalmente non sono colti e valutati. 

Domenico Ghirlandaio, Natività, Pinacoteca Vaticana
Sappiamo dalle fonti liturgiche che le tre messe di Natale sono una tradizione romana, da principio riservata solo al Romano Pontefice,1 che in tre tempi e luoghi definiti celebrava il mistero dell'Incarnazione. La topografia romana diveniva nel Medioevo, anche a Natale, un mezzo chiaro con cui la liturgia parlava al popolo di Dio e riconduceva per mezzo di segni sensibili, come la diversa collocazione delle celebrazioni, alla partecipazione delle grazie che scaturiscono dall'altare. Suggestiva è in merito la descrizione che ne fanno gli Ordines Romani. La prima messa, quella in nocte, era celebrata dal Papa a santa Maria Maggiore nell'oratorio del Presepe subito dopo l'ufficiatura ordinaria notturna. Sulla strada del ritorno a san Pietro, nel VI secolo, secondo le tradizioni della Curia papale, la Chiesa di sant'Anastasia diveniva sede di stazione e luogo di celebrazione2; almeno fino al pontificato di Gregorio VII la terza messa, in die, era cantata dopo l'ufficiatura del mattino e sommava in sé tutta la solennità della celebrazione natalizia.3


All'indicazione del Gelasiano che riconduce la trina celebrazione al mistero della santissima Trinità4 cui fa eco un'omelia di san Gregorio Magno,5 accostiamo il ricordo del Micrologus che indicava al diacono di terminare la messa della notte dicendo Benedicamus Domino.6


Natività, Mosaico dell'abside di santa Maria in Trastevere
Il primo dettaglio è sulle tre messe, ovvero sulla loro armonia. Tre voci concertanti che cercano di esprimere a parole umane, nel caso dei testi natalizi ricercate con particolare raffinatezza, la grandezza dei principia salutis humanae. Il dettaglio del Micrologus che intima al diacono di dimettere il popolo di Dio radunato con il Benedicamus Domino, fa pensare a quanto, nel giorno di Natale, una messa rincorra l'altra in una staffetta temporale, spaziale, policroma e poli-liturgica. Non ite missa est perché la contemplazione del Verbo incarnato non è finita ma deve seguire il suo climax ascendente, che attraverso la lettura dei Vangeli della nascita arriva fino alla proclamazione del prologo di Giovanni: E il verbo si fece carne e vene ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).7


Il secondo dettaglio riguarda una nostalgia. Ogni messa natalizia era preceduta o seguita dall'Ufficiatura. In molti luoghi la messa della notte, suggestiva e solenne, è ancora preceduta da una vigilia, ovvero un'ufficiatura come indicato a suo luogo nel primo volume della Liturgia delle Ore.8

 Solitamente questa ufficiatura o è del tutto assente o snaturata in altre “composizioni creative” che non hanno nulla a che vedere con la liturgia ma che vengono ritenute “pastoralmente più adatte”. Eppure, educare il popolo di Dio, a vegliare nella notte con la liturgia oraria significherebbe anche far crescere il desiderio di dedicare tempo al Signore, con la preghiera che da secoli anima le nostre chiese e che soavemente mette la Sposa in colloquio con lo Sposo. Se nelle Chiese di rito occidentale con difficoltà si riesce a partecipare ad una ufficiatura notturna, ancora più rara è quella diurna. Le grandi cattedrali che hanno conservato Lodi e Vespri natalizi rimangono delle lodevoli eccezioni, ma pur sempre eccezioni.
Natività, Abside di santa Maria Maggiore
Spesso nelle nostre parrocchie, per gli impegni, le ferie, e tutto ciò che distrae la società moderna, mancano tempi di preghiera salmica e pubblica, a volte scartata a priori perché richiede una partecipazione “in più” mentre il precetto riguarda solo la Messa e non le ufficiatura ancora concepite come privilegio ed obbligo del clero. Il
terzo dettaglio riguarda la messa del giorno. La prassi spesso mi ha fatto scontrare con alcune deviazioni di significato. Ribadendo che tutte le tre messe sono armonicamente disposte in una triplice celebrazione, che di momento in momento conduce fino al culmine del Mistero dell'Incarnazione, ciò che si osserva è il desiderio di curare più la messa della notte che quella del giorno.
La messa della notte è sicuramente più suggestiva ma tutta la solennità dovrebbe essere dedicata alla messa del giorno. In questo anche le consuetudini pontificie lasciano aperti alcuni interrogativi perché da anni il calendario delle celebrazioni pontificie annota la presenza del papa alla messa della notte e non a quella del giorno, che cede il passo alla ben più nota, ma forse sacramentalmente meno rivelante benedizione Urbi et Orbi. 
Di anno in anno, alla gioia di ascoltare le letture delle messe, che dal Lezionario di Würzburg e Murbach fino a quello del Vaticano II permettono di ascoltare gli esordi della nostra Redenzione, si associa il piacere nel rileggere la seconda lettura dell'Ufficio delle Letture, tratta dai Discorsi di san Leone Magno, che in poche battute ricorda che la gioia del Natale sta nella nascita del Salvatore e non nelle armonie e nelle atmosfere artificiali di palline colorate e luci ornamentali, disposte dovunque per invogliare a comprare. 

A conclusione della nostra riflessione natalizia prendo in prestito una frase di san Leone che coglie la mia attenzione:



Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l'impenetrabile disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la natura umana, l'assunse lui stesso in modo che il diavolo apportatore della morte, fosse vinto dalla stessa natura che prima lui aveva reso schiava. Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14).





Parafrasando il brano del grande Padre della Chiesa, penso che celebrare e riconoscere la venuta del Signore voglia dire far cadere la paura, paura che Egli sia alla porta e che stia bussando per venire a distogliere dalle occupazioni quotidiane; la "tentazione" di trovare in Dio solo una soluzione o un talismano contro le angustie della vita; per disturbare le menti razionali e pensanti e sottrarre le conquiste che l'uomo è stato in grado di possedere. Cristo Gesù nella sua nascita non disturba ma salva, non viene a dar fastidio ma a riempire la vita che si apre alla sua azione. 
Riconoscere che la mia natura umana è buona ma che tende ad essere schiava di tutto ciò che si sostituisce a Dio, fare un atto di umiltà, di fronte all'umiltà del Signore, credo che questi possano essere i propositi per vivere bene il Natale, lasciando che la nascita di Cristo divenga un “guadagno” e non una perdita, potendo sperimentare che quando Cristo entra nella vita tutto cambia, ogni cosa riprende la sua giusta collocazione, che Egli non porta via nulla, non disturba, non distoglie ma accoglie, risana e vivifica. 

Buon Natale!

Antoniazzo Romano, Natività



1Poi concessa ai vescovi ed infine ai sacerdoti con la possibilità di dire tutte e tre le messe.
2Si ricorda la doppia tradizione di una messa celebrata nel titulus s. Anastasiae nel giorno commemorativo della decapitazione della santa martire (25.12) e della possibile coincidenza della celebrazione papale, a partire da papa Giovanni III, per ossequio alla corte imperiale.
3Terza messa che gli Ordines dicono celebrata inizialmente a san Pietro e successivamente di nuovo a santa Maria Maggiore (sec. XI-XII).
4Laeti, Domine, frequentamus salutis humanae principia, quia trina celebratio beatae competit mysterium Trinitatis Pieni di gioia, Signore, celebriamo gli esordi dell'umana salvezza, che corrisponde al mistero della beata Trinità (GeV 9)
5Largiente Domino, missarum sollemnia ter hodie celebraturi sumus – Secondo la generosità del Signore, oggi celebreremo tre messe solenni (Homiliae in Evangelium PL 76, 1103).
6Bernoldus Constantiensis, Micrologus de ecclesiasticis observationibus, c. 4
7“La celebrazione non riguarda puramente il momento della nascita, ma si festeggia colui che una volta è nato ed è ora il Signore. Per questo non c'è da meravigliarsi che i testi dell'antica messa romana di Natale, la nostra messa in die, facciano solo pochi riferimenti alla nascita esteriore a Betlemme ma pongano al centro il fatto che il Logos eterno del Padre abbia assunto la nostra carne. Analogamente al centro della liturgia bizantina di natale c'è la prskynese dei magi dinnanzi al Dio incarnato, mentre l'evento stesso della nascita costituisce il tema della vigilia”, M. Kunzler, La liturgia della Chiesa (AMATECA 10, Di fronte e attraverso 640), Jaca Book, Milano 2003, 562.
8“Quando si vuol prolungare la celebrazione vigilare a questo punto [dopo il secondo responsorio dell'Ufficio delle letture del Natale del Signore] si aggiungono i cantici riportati in Appendice e il Vangelo della Messa della Vigilia. Dopo il Vangelo, o se l'Ufficio delle letture non viene prolungato con i cantici ed il vangelo, dopo il responsorio si esegue l'inno Te Deum. […] Se dopo la celebrazione pubblica dell'Ufficio delle letture segue la Messa, invece dell'inno Te Deum si dice il Gloria a Dio nell'alto dei cieli. Seguono subito l'orazione e le letture della Messa della notte. I riti di introduzione si omettono”, Liturgia delle Ore, I, 399.

Nessun commento:

Posta un commento

Astitit Regina! La regalità di Maria e la Chiesa regina eterna

Santa Maria antiqua al Foro romano, la Theotokos in trono Dopo la riapertura del meraviglioso sito d...