martedì 10 dicembre 2013

L'uomo in preghiera

L'uomo in preghiera 
di Benedetto XVI
LEV 2011
pp. 72
€ 9,00 


Sto leggendo L'uomo in preghiera un libretto che raccolgie le catechesi del 2011 di Benedetto XVI dedicate alla preghiera. Un libro che oserei definire meraviglioso per la capacità che Benedetto XVI ha di parlare semplicemente senza cedere o scadere nel banale, mantenendo così uno stile ed un argomentare profondo e teologicamente motivante. 
Tra le pagine di questo piccolo manuale di preghiera ho trovato un brano che spiega, nell'ambito della descrizione della preghiera nell'Antico Testamento, la mistica esperienza di Giacobbe che lotta con una figura oscura, nella notte, mentre egli cercava di andare, ancora una volta, contro suo fratello Esaù. La figura sconosciuta ed irriconoscibile si rivelerà come l'angelo del Signore. Giacobbe ha lottato con Dio stesso e ne ha chiesto la benedizione che non aveva ricevuto a suo tempo. Nella sua catechesi il papa fece un percorso che dal mondo classico conduce all'osservazione e spiegazione dei vari tipi di preghiera nella Sacra Scrittura e nella tradizione della Chiesa. Ad Abramo, Mosè ed Elia è associato anche Giobbe che materialmente non prega nell'episodio citato dal Papa. Eppure il significato della lotta con l'angelo acquista delle tonalità vive ed interessanti proprio se applicate alla preghiera del cristiano.


In merito il papa afferma: 

"La notte di Giacobbe al guado dello Yabboq diventa così per il credente un punto di riferimento per capire la relazione con Dio che nella preghiera trova la sua massima espressione. La preghiera richiede fiducia, vicinanza, quasi in un corpo a corpo simbolico non con un Dio nemico, avversario, ma con un Signore benedicente che rimane sempre misterioso, che appare irraggiungibile. Per questo l’autore sacro utilizza il simbolo della lotta, che implica forza d’animo, perseveranza, tenacia nel raggiungere ciò che si desidera. E se l’oggetto del desiderio è il rapporto con Dio, la sua benedizione e il suo amore, allora la lotta non potrà che culminare nel dono di se stessi a Dio, nel riconoscere la propria debolezza, che vince proprio quando giunge a consegnarsi nelle mani misericordiose di Dio.

Cari fratelli e sorelle, tutta la nostra vita è come questa lunga notte di lotta e di preghiera, da consumare nel desiderio e nella richiesta di una benedizione di Dio che non può essere strappata o vinta contando sulle nostre forze, ma deve essere ricevuta con umiltà da Lui, come dono gratuito che permette, infine, di riconoscere il volto del Signore. E quando questo avviene, tutta la nostra realtà cambia, riceviamo un nome nuovo e la benedizione di Dio. E ancora di più: Giacobbe, che riceve un nome nuovo, diventa Israele, dà un nome nuovo anche al luogo in cui ha lottato con Dio, lo ha pregato; lo rinomina Penuel, che significa “Volto di Dio”. 

Con questo nome riconosce quel luogo colmo della presenza del Signore, rende sacra quella terra imprimendovi quasi la memoria di quel misterioso incontro con Dio. Colui che si lascia benedire da Dio, si abbandona a Lui, si lascia trasformare da Lui, rende benedetto il mondo. Che il Signore ci aiuti a combattere la buona battaglia della fede (cfr 1Tm 6,12; 2Tm 4,7) e a chiedere, nella nostra preghiera, la sua benedizione, perché ci rinnovi nell’attesa di vedere il suo Volto".

Benedetto XVI, Udienza generale, 25 maggio 2011, Piazza San Pietro.


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