venerdì 29 novembre 2013

Volontà e incontro. Due "parole chiave" per questo Avvento


L'esperienza religiosa è la risposta che l'uomo dà al suo bisogno di trascendenza che si manifesta e traduce in un continuo essere in ricerca di ciò che può elevarlo, ed innalzarlo al di sopra della linea orizzontale della fragilità, della contemporaneità. Una ricerca dell'assoluto, del Dio che è nascosto nell'intimo dell'uomo (cfr. s. Agostino).
Nel vissuto della fede cristiana però questo anelito di ricerca è un momento successivo perché come troviamo nei due Testamenti, il soggetto che si china, che va incontro all'uomo è Dio stesso e la fede d'Israele e del popolo di Dio sono coscienti di questa polarità inversa in cui il Creatore si rivolge alla creatura in un dialogo intenso e autentico.
Le pagine solenni dell'Antico Testamento riportano i “molti modi” in cui il Signore dei signori si è fatto vicino all'umanità, a partire dall'alleanza con Noè, con Abramo, Mosè ecc.

La “Nuova Alleanza” è la svolta raggiunta dal patto stipulato da Dio con l'uomo. Un'Alleanza nuova che “nella pienezza dei tempi si compie nel mistero dell'Incarnazione, nella missione del Figlio e nell'annuncio del Regno dei Cieli, fino al culmine della realizzazione nel Mistero pasquale di passione, morte e risurrezione.

La liturgia della Chiesa, come ogni anno, nella sua materna pedagogia insegna a noi credenti volgere lo sguardo in due direzioni. Invita il credente a voltarsi indietro per contemplare in anamnesis ciò che Egli ha compiuto, come Egli è intervenuto in favore del suo popolo; con lo sguardo in avanti, verso il compimento, verso la vera patria, verso la contemplazione e l'insediamento nella Gerusalemme del Cielo nella Liturgia eterna dell'Agnello. Due rivolgersi per comprendere un po' il significato dell'Avvento.


La Chiesa invita tutti a vegliare in attesa, ma il termine
adventus per un romano del IV secolo significava ricordare il solenne rito di parata che accompagnava il ritorno, l'avvento, dell'Imperatore nella Città imperiale. Ora non si aspetta l'imperatore ma la discesa, lo svuotamento del Verbo nell'assunzione della nostra carne mortale, l'adesione profonda del credente al proprio Redentore ed il ritorno del Signore nella sua gloria. L'Avvento si colloca nel passato di ciò che Dio ha fatto per l'uomo, nel presente della fede celebrata e vissuta e nel futuro escatologico.

La nostra riflessione questa domenica si ferma sul testo della colletta che riassume in sé tutte le dinamiche dell'avvento e permette di valorizzarne le indicazioni che ne derivano per la vita del credente in attesa di celebrare i misteri del Natale.

O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere il regno dei cieli. 
Da, quæsumus, omnípotens Deus, hanc tuis fidélibus voluntátem, ut, Christo tuo veniénti iustis opéribus occurréntes, eius déxteræ sociáti, regnum mereántur possidére cæléste.

 



Il primo rilievo della colletta è sulla volontà e sull'incontro. Il testo dopo l'invocazione chiede. “suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene”. 


Riferirsi alla volontà “di andare incontro al Cristo che viene” significa mettere insieme l'intelletto ed il proprio desiderio di agire. In questo caso si chiede a Dio di voler orientare tutta la persona all'incontro con il Cristo, ovvero un incontro che comprendo a livello intellettuale ma che metto in atto nella vita concreta, nelle scelte che si compiono quotidianamente. In questo senso la volontà di andare incontro a Cristo significa dare con la propria persona l'assenso a Dio che si rivela secondo quanto trasmesso dalla Sacra Scrittura con la categoria di obbedienza della fede (cfr. CCC 143). Inoltre assentire alla Rivelazione e quindi nella fede seguire Dio che si rivela e Cristo che dona la sua vita per la salvezza dell'uomo significa mettere le due principali facoltà dell'uomo a servizio della grazia di Dio secondo l'insegnamento di san Tommaso che affermava 

Credere est actus intellectus assentientis veritati divinae ex imperio voluntatis a Deo motae per gratiam - Credere è un atto dell'intelletto che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina” (S. Theologiae II-II 2,9 DS 3100).



Andare incontro a Cristo, secondo il testo dell'eucologia dell'Avvento, vuol dire andargli incontro con le buone opere della vigilanza, della responsabilità, del senso critico che permette di riconoscere le buone opere quando si riconosce la malvagità dei nostri atti. Se riconosco che una mia azione è cattiva, o moralmente non-buona allora sono in grado di riconoscere anche quali delle mie scelte concrete sono secondo una coscienza retta e vera, realmente buone. Ancora il Catechismo della Chiesa cattolica viene in aiuto riportando questa distinzione cha ha la sua fonte in uno scritto di sant'Agostino:



Chi riconosce i propri peccati e li condanna, è già d'accordo con Dio. Dio condanna i tuoi peccati; e se anche tu li condanni, ti unisci a Dio. L'uomo e il peccatore sono due cose distinte: l'uomo è opera di Dio, il peccatore è opera tua, o uomo. Distruggi ciò che tu hai fatto, affinché Dio salvi ciò che egli ha fatto. Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive. Le opere buone cominciano col riconoscimento delle opere cattive. Operi la verità, e così vieni alla Luce [Sant'Agostino, In Evangelium Johannis tractatus, 12, 13].



Ma andare incontro a Cristo non ha solo la caratterizzazione morale delle buone opere; si tratta anche di un'esperienza di fede che motiva e spinge a raggiungere il Cristo della fede. L'esperienza di fede matura e si rafforza proprio in funzione di un personale incontro con Cristo. La forma dinamica della colletta è dunque anche questo: indica che il cristiano ha incontrato Gesù Cristo ne è stato catturato, affascinato, “sedotto” come indica il profeta Geremia, questo per ribadire che la fede in Gesù non è un idea dando ragione così al Maestro Eckhart: 

L'uomo non si deve accontentare di un Dio pensato perché, quando il pensiero ci abbandona, ci abbandona anche Dio”.



Il Cristo della colletta è veniens, che sta par arrivare. Allora qui si giocano altre due polarità. Non è solo il Cristo escatologico, il Cristo del giudizio come ce lo descrive il Dies irae, un tempo sequenza della Messa dei Defunti ed oggi inno assegnato alle liturgie orarie della XXXIV settimana del tempo “Per annum”, ma si tratta anche del Cristo che stabilisce la sua dimora in mezzo a noi.

Natività, Caravaggio
L'altro versante riguarda proprio l'incontro. Siamo noi ad andare incontro a Cristo, secondo il primo movimento dell'esperienza religiosa, e ci dirigiamo verso di lui carichi della nostra volontà di aderire a Lui nel bene ma siamo anche preceduti, perché anche Cristo è in movimento e viene
verso di noi. Il cristiano, secondo la mia interpretazione di questa colletta avventizia, non è solo quello che risponde alla seduzione del Signore e si mette in moto per raggiungere una meta, il Cristo stesso, come finale punto d'arrivo ma un incontro a metà strada perché anche il Cristo viene incontro a chi crede in lui!
Il fine di tutto questo movimento è dato dalla petizione della colletta: “perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere il regno dei cieli”. Come ricorda san Cipriano “La nostra patria non è che il paradiso […] Affrettiamoci con tutto l’entusiasmo a raggiungere la compagnia dei beati. Dio veda questo nostro pensiero; questo proposito della nostra mente, della nostra fede, lo scorga Cristo, il quale assegnerà, nel suo amore, premi maggiori a coloro che avranno avuto di lui un desiderio più ardente.” (Trattato “Sulla morte”). Il fine dunque della celebrazione dell'Avvento è escatologico, indirizzato anche ad una realtà futura intesa come meta da raggiungere, ma non in una sdegnosa solitudine, perché ci sono i santi, i beati, i fedeli in Cristo che ci hanno preceduto nell'incontro e che sono per noi la testimonianza di quanto concretamente questo incontro sia possibile e duraturo.

L'ultimo aspetto che mi preme sottolineare è ricordare che quando la colletta si riferisce alle buone opere e al Christus veniens non fa altro che riportarci alla realtà per cui andare incontro a Cristo significa andare incontro al fratello, in cui posso vedere il Cristo che viene verso di me. 

A partire dal sacrificio eucaristico celebrato sui nostri altari in questa prima domenica di Avvento, si capisce come la carità verso il prossimo nasca proprio dal sacrificio di Cristo sulla Croce reso vivo e presente nell'Eucaristia, e che il cristiano sia chiamato a portare all'altro lo stessa donazione totale della vita, come ha fatto Gesù, ed il luogo privilegiato, la sorgente dal quale attingere le forze per raggiungere l'altro in cui contemplare il Cristo, così come hanno insegnato i Padri ed i Santi si trova nella liturgia. In merito ricordiamo il valore di questa fonte sorgiva che è la liturgia con ciò che dichiarava papa Benedetto XVI nella Deus caritas est:

Nella liturgia della Chiesa, nella sua preghiera, nella comunità viva dei credenti, noi sperimentiamo l'amore di Dio, percepiamo la sua presenza e impariamo in questo modo anche a riconoscerla nel nostro quotidiano. Egli per primo ci ha amati e continua ad amarci per primo; per questo anche noi possiamo rispondere con l'amore. Dio non ci ordina un sentimento che non possiamo suscitare in noi stessi. Egli ci ama, ci fa vedere e sperimentare il suo amore e, da questo « prima » di Dio, può come risposta spuntare l'amore anche in noi”. (Deus caritas est 17).


Inoltre la necessità che deriva dall'altare di andare incontro al Cristo nel prossimo è ciò che caratterizza la Chiesa nella sua missione ed il cristiano nel suo impegno concreto di vita, come ha ricordato di recente il Santo Padre Francesco:



Ogni cristiano è chiamato ad andare incontro agli altri, a dialogare con quelli che non la pensano come noi, con quelli che hanno un’altra fede, o che non hanno fede. Incontrare tutti, perché tutti abbiamo in comune l’essere creati a immagine e somiglianza di Dio. Possiamo andare incontro a tutti, senza paura e senza rinunciare alla nostra appartenenza”. (Papa Francesco, Discorso alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, 14-10-2013).



La colletta, come ho cercato di spiegare, racchiude in sé tutti gli elementi che possono aiutare a vivere l'avvento per ciò che è, ovverosia la preparazione alla grande solennità del Natale del Signore. 
In essa abbiamo trovato l'invito ad andare verso il Cristo per approfondire e far crescere la fede in lui come qualcosa di vivo e non di astratto e concettuale, in lui non abbiamo identificato solo la metà da raggiungere ma il “Dio con noi” il Dio che si fa vicino, si fa prossimo nel fratello, nell'altro, nel nemico. Seguire e andare incontro a Cristo vuol dire anche portare con sé le opere buone, come biglietto da visita dell'uomo nuovo che si è spogliato dell'uomo vecchio con le opere della carne. Ma riconoscere il Christus veniens è lo sforzo di riuscire a non scandalizzarsi di un Dio che “per primo” ci ha amati e continuamente si muove per raggiungere le nostre fragilità, le nostre debolezze ed anche i nostri slanci pieni di amore e verità.

Buon Avvento!







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