venerdì 8 novembre 2013

"Oggi è festa grande per la Chiesa di Roma!" (Paolo VI 9-11-1975)


È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza.

Col 2, 9-10


Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d'uomo

At 17, 24

Celebrare la Dedicazione della chiesa Cattedrale di Roma, la basilica di san Giovanni in Laterano, a quale realtà teologica si riferisce? Perché è così importante ricordare il giorno in cui un edificio è stato consacrato in modo esclusivo a Dio?

Riferendoci alle feste del Signore che si celebrano durante l'anno, celebrare la solennità della dedicazione di una chiesa è riferirsi al Tempio per eccellenza che è Gesù stesso in cui “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” e che è stato “costruito da mani d'uomo” (Cfr. At 17,24). Si tratta del Tempio cui tutti possano accedere per partecipare alla pienezza della vita che in esso si manifesta perché possono attingere alla sorgente che sgorga dall'altare.1


Nella Nuova Alleanza, il credente stesso con il suo corpo è il nuovo Tempio di Dio, in cui si celebra un culto in spirito e verità perché dove “uno o più sono riuniti nel nome io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20), una ecclesia in cui la plebs Dei si unisce a Dio nella fede e nei sacramenti.

Dove allora la necessità di un luogo fisico e della memoria della sua consacrazione?

In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito”
 Ef 2, 21-22.

Il rapporto che Gesù Cristo ha stabilito con l'uomo è sì un rapporto personale, ma è anche una relazione che non si esaurisce in un contratto bilaterale. L'autenticità della fede in Cristo si concretizza proprio quando il fedele si trova radunato “nel suo nome” in quanto Chiesa, in quanto popolo dei redenti per il quale ha compiuto l'unico sacrificio della Croce. 

Una comunione che Dio instaura con l'uomo e che l'uomo instaura con l'altro, perché in Gesù il Vangelo addita l'Emmanuele, il Dio-con-noi, che invita i suoi discepoli ad invocare il Padre nostro!

La necessità fisica dell'edificio Chiesa è quindi molto ridimensionata se si pensa ad essa solo come ad un luogo quasi necessario per le celebrazioni, i riti o la preghiera personale. 

Per sua natura la dimensione simbolica della chiesa edificio si esplica radicalmente nel riferimento al Cristo Capo del corpo mistico, cioè della Chiesa/assemblea che convocata dallo Spirito si raduna in celebrazione. La chiesa/edificio diventa così espressione della Chiesa nella sua realtà terrestre visibile e celeste invisibile che rimanda e si riferisce al solo Signore “presente in mezzo a noi” che con la sua natura umana trasfigurata e la sua divinità è fonte di grazia e di santità soprattuto nelle celebrazioni liturgiche.

La categoria di dies natalis nella liturgia cattolica non si riferisce solamente al giorno della celebrazione della nascita al cielo di un martire, ma negli antichi sacramentari si riferisce anche alla consacrazione episcopale ed alla memoria della dedicazione di una Chiesa.

Nell'ebraismo è ancora forte, per motivi liturgici e di calendario, la memoria della dedicazione del Tempio di Gerusalemme mentre diviene paradigmatica la descrizione che Egeria fa della festa della dedicazione della Basilica del Martyrium e dell'anastasis o della resurrezione.2

Il 9 novembre per Roma ricorre una festa che colpisce al cuore il vissuto del cristiano di questa Diocesi. È la festa della dedicazione della chiesa “madre e capo di tutte le Chiese” come recita l'iscrizione del frontone dell'antica basilica (DOGMATE PAPALI DATVR AC SIMVL IMPERIALI QVOD SIM CVNCTARVM MATER CAPVT ECCLESIARVM...) e ripresa poi da Clemente XII (1730-1740) nella risistemazione della facciata ad opera di Alessandro Galilei (1732).

Celebrare la dedicazione della Cattedrale di Roma, significa per certi versi ritornare alla fonte di cui si diceva, ricondurre la memoria e lo spirito alla grazia di poter celebrare il giorno santo, storicamente siamo nel 324, in cui un altare ed un edificio sono stati dedicati, per la prima volta a Roma, al Santissimo Salvatore, al Cristo redentore delle nostre anime, Capo del corpo che è la Chiesa. Per questo nel cuore di un romano dovrebbe risuonare la meraviglia e l'ammirazione per la cattedrale, sede di Pietro, come ebbe a dire Paolo VI il giorno del suo solenne ingresso a san Giovanni come Vescovo di Roma: 

Dove mai troveremo luogo più sacro per i tesori di pietà e di arte di cui è ripieno, più augusto per la maestà religiosa che da esso rifulge, più religioso e più pio per il culto, che vi è celebrato, e per le potestà di santificazione e di governo ecclesiastico, che vi sono esercitate? Qui, dove "Imago Salvatoris infixa parietibus primum visibilis omni populo romano apparuit", qui, dove i pellegrini nordici, come osserva lo stesso Dante: "veggendo Roma e l'ardua sua opra stupefaceansi, quando Laterano alle cose mortali andò di sopra" (Par. 31, 34-36), qui, dove tutto il Medio Evo ebbe il suo cuore, la sua liturgia, il suo governo; qui, dove Francesco venne a sostenere con le umili spalle l'edificio di Cristo, e dove dall'incantevole affresco giottesco il fiero Bonifacio VIII annuncia al mondo il primo giubileo; qui veramente dove la definizione di Clemente XII, il grande costruttore della presente architettura borrominiana, sigilla nel marmo il primato di questa basilica "omnium Urbis et Orbis ecclesiarum mater et caput"; qui v'è ragione per mille argomenti di che tremare e godere! 

Secondo quanto abbiamo esposto fin qui presentiamo un percorso attraverso i testi del formulario del Messale Romano 1983 per cercare di segnare puntualmente il dato di fede  che la liturgia trasmette
 
L'antifona d'ingresso indirizza l'assemblea che si raduna per la celebrazione alla sua dimensione escatologica significata dal testo tolto dal libro dell'Apocalisse (21,2)

Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme,
scendere dal cielo, da Dio,
preparata come una sposa adorna per il suo sposo.

Vidi civitátem sanctam, Ierúsalem novam, descendéntem de cælo a Deo, parátam sicut sponsam ornátam viro suo.

L'ecclesia radunata nel nome del Signore contempla la bellezza della Gerusalemme del Cielo che appare in tutto il suo splendore sponsale. È la Chiesa che nelle difficoltà e nei limiti del mondo terreno esercita la fede nel desiderio e nell'attesa di ricongiungersi all'Amato e concretamente si prepara ad incontrarlo nella sinassi eucaristica.

Delle due collette proposte dal Messale scegliamo la prima per la consonanza dei temi che riprendono ed amplificano quanto dichiarato dall'antifona introitale:

O Padre, che prepari il tempio della tua gloria con pietre vive e scelte, effondi sulla Chiesa il tuo Santo Spirito, perché edifichi il popolo dei credenti che formerà la Gerusalemme del cielo

Deus, qui de vivis et eléctis lapídibus ætérnum habitáculum tuæ præparas maiestáti, multíplica in Ecclésia tua spíritum grátiæ, quem dedísti, ut fidélis tibi pópulus in cæléstis ædificatiónem Ierúsalem semper accréscat. Per Dóminum.

La formazione e costruzione del tempio appartiene a Dio stesso, è lui che costruisce la sua Chiesa e lo fa per mezzo di pietre vive e scelte, come afferma la colletta in riferimento alla lettera di Pietro:

Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (1Pt 2, 4-5).

Il primo rilievo si riferisce all'etimologia della parola ecclesia. Si tratta di convocati, scelti da parte di Dio per entrare a far parte di un nuovo Corpo, di una nuova realtà. 

In secondo luogo questa realtà è fondata su una pietra viva, il Cristo: ci stringiamo a lui per essergli conformi, ma solo essendo uniti a lui possiamo essere pietre vive, oltre che scelte per formare la Gerusalemme del cielo, a partire da adesso fino alla conquista della nostra mèta secondo quanto afferma l'Apostolo: 


"Portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo". (2Cor 4,10)

La prima lettura (Ez 47,1-2.8-9.12) ed il Salmo 45 sono uniti dal tema dell'acqua che sgorga dall'altare del Tempio e che rallegra le “dimore dell'Altissimo”. In natura conosciamo la forza benefica e devastatrice che l'acqua porta con sé. Accostare gli elementi elencati alla sicurezza che viene da Dio permette di indugiare sulla realtà di una Chiesa che non perde mai di vista la fonte delle sue energie e che anche in caso di acque tempestose sa mantenere lo sguardo fisso su Cristo, “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12, 2).

La seconda lettura proposta per la celebrazione della dedicazione in concorrenza con la Domenica è tratta dalla prima lettera ai Corinzi (1 Cor 3,9c-11.16-17) e ribadisce la funzione di soggetto che coincide con Dio per la costruzione del tempio. L'accentuazione di Paolo consiste nel rivelare che il fondamento è dato dall'annuncio del Vangelo di Gesù Cristo e che queste sono le solide basi nella costruzione dell'edificio spirituale.

Il Vangelo per identità di temi è il racconto della presenza energica di Gesù nel Tempio e del suo intento di reindirizzare l'attenzione dei credenti dal tempio materiale a quello “non costruito da mani d'uomo”.

L'orazione sulle offerte non presenta particolari elementi concernenti la dedicazione.

Ancora una volta il formulario insiste sul tempio delle pietre vive e scelte come si vede nel testo del prefazio e nell'antifona alla comunione.

Nel prefazio si descrive la permanenza del Cristo in mezzo ai suoi come segno del suo amore per l'umanità ed in più aggiunge:

per fare di noi il tempio dello Spirito Santo,
in cui risplenda la santità dei figli di Dio.
Questa Chiesa, misticamente adombrata
nel segno del tempio,
tu la santifichi sempre come sposa del Cristo,
madre lieta di una moltitudine di figli,
per collocarla accanto a te rivestita di gloria.

Qui domum oratiónis muníficus inhabitáre dignáris,
ut, grátia tua perpétuis fovénte subsídiis,
templum Spíritus Sancti ipse nos perfícias,
acceptábilis vitæ splendóre corúscans.
Sed et visibílibus ædifíciis adumbrátam,
Christi sponsam Ecclésiam perénni operatióne sanctíficas,
ut, innumerábili prole mater exsúltans,
in glóriam tuam collocétur in cælis

Essere tempio del Signore per la liturgia si concretizza in una santità contagiosa che permette di riconoscere i credenti. Un'ortodossia che si traduce nella responsabilità e consapevolezza di essere nel mondo lievito, sale e luce sul candeliere e non un popolo che gestisce il suo culto e la sua liturgia in forma autoreferenziale. 

Il prefazio permette di raccogliere l'idea per cui il tempio, l'edificio chiesa di cui i cristiani si servono per le celebrazioni è anch'esso, complessivamente un simbolo di quella mistica dimora ricoperta della grazia dello sposo e quindi dello splendore dell'abito nuziale, come nella visione dell'Apocalisse che indicava la direzione in apertura della messa. La Chiesa è qui indicata non solo come sposa, ma anche nella funzione generatrice di madre, che raccolgie tutti i suoi figli presso il Cristo.

L'itinerario proposto dall'eucologia si conclude con la preghiera dopo la comunione che riassume e riorganizza i due temi principali della Chiesa come segno mistico della Gerusalemme nuova e della Chiesa dei credenti vivificati dalla grazia ricevuta nella partecipazione ai sacramenti. 



A conclusione della nostra riflessione poniamo due testi che esprimono meglio il senso di questo post. il primo è di sant'Agostino che in una sintesi raccoglie i due temi principali della liturgia odierna: 

Se casa di Dio siamo noi stessi, veniamo edificati in questa vita per essere poi dedicati alla fine del tempo. L'edificio, o meglio, la costruzione, comporta fatica, la dedicazione è motivo di esultanza. Quel che si verificava qui, mentre la costruzione veniva elevata, questo avviene ora che sono radunati insieme i credenti in Cristo. Mediante la fede, infatti, equivale in qualche modo al ricavarsi dei legni dai boschi e delle pietre dai monti: allora che sono catechizzati, battezzati, istruiti, quasi trovandosi nelle mani di operai e di artigiani, sono sgrossati, squadrati, levigati. (Serm. 336 in dedicatione ecclesiae).

L'altra voce viene interpellata è ancora quella di Paolo VI che nella Messa a san Giovanni per il giubileo della Diocesi di Roma il 9 novembre del 1975, disse:

Oggi, dicevamo, è grande festa per la Chiesa di Roma. Facciamo attenzione, dicevamo parimente, al duplice significato di questa parola «Chiesa». Chiesa significa, innanzi tutto, in questa circostanza, l'edificio sacro, davanti al quale noi ci troviamo. Questo edificio è insignito del titolo di Basilica, cioè di edificio regale, Titolo attribuito fin dai primi tempi del cristianesimo, alla casa destinata al culto sacro per la comunità gerarchicamente costituita.

A Noi preme ora notare come l'edificio sacro prese comunemente la qualifica di «chiesa», cioè di comunità cristiana che in quell'edificio aveva il suo luogo di riunione e di culto. L'onore perciò tributato all'edificio si riverberò sulla comunità che lo aveva costruito; e l'uno e l'altra furono chiamati, e ancor oggi lo sono: chiesa; chiesa l'edificio, chiesa la comunità; l'uno per l'altra, restando a questa seconda, la comunità, la pienezza di significato e di finalità.

Onoriamo dunque nella Basilica del Santissimo Salvatore, detta comunemente di San Giovanni in Laterano, commemorando la sua originaria destinazione, cioè la sua «dedicazione», al culto cattolico e alla dimora primaria del Vescovo di Roma, il Papa, successore dell'Apostolo Pietro, e perciò Pastore della Chiesa universale.

Onoriamo, Fratelli e Figli carissimi, questa santa Chiesa Romana: santa per la sua origine apostolica e per la sua vocazione missionaria e santificatrice; santa per la testimonianza di eroismo e di fede, che essa nutrì e propose al mondo ad esempio ed a conforto; santa per la sua ferma e perenne adesione al Vangelo e alla missione di Cristo nella storia e nella vita di questa Sede Apostolica, che è in Roma, e di quante Chiese, sorelle e figlie, le furono unite nella fede e nella carità; santa per la sua destinazione escatologica, di guida dei suoi figli cattolici e degli uomini tutti, che ne accoglie la parola di verità e di amore, verso i destini ultimi dell'umanità sulla terra; e santa perché vuol essere prima a riconoscere il proprio dovere di penitenza e il proprio bisogno di umile riconciliazione con Dio e con gli uomini.



1Mi condusse poi all'ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare. Ez 47,1
2“Si chiama giorno della dedicazione (enceniae) quello in cui la santa Chiesa che è sul Golgota, il Martyrium è stata consacrata a Dio; ma anche la santa Chiesa dell'Anastasis, nel luogo dove il Signore è risorto dopo la sua passione, è stata consacrata a Dio nello stesso giorno. Di queste sante chiese si celebra dunque la Dedicazione con la più grande solennità perché nel medesimo giorno è stata scoperta la croce del Signore”. Egeria, Pellegrinaggio in terra santa, Città Nuova, Roma 2008, 48,1.

Nessun commento:

Posta un commento

Astitit Regina! La regalità di Maria e la Chiesa regina eterna

Santa Maria antiqua al Foro romano, la Theotokos in trono Dopo la riapertura del meraviglioso sito d...