lunedì 25 novembre 2013

Il principe e il pescatore

L'anno della fede si è concluso ieri con la solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo. Non poteva concludersi in un contesto liturgico migliore. Le aspirazioni e la volontà di papa Benedetto XVI, che sempre ha messo al centro della sua ricerca teologica la concenzione della "festa della fede" che è apparso agli occhi del mondo nel suo spessore con il testo Introduzione al Cristianesimo nel 1967, è stato chiuso dal suo successore Francesco; una continuità commovente per tanti aspetti che dicono quanto la fede cattolica non sia basata su concetti o idee ma sia una persona, Gesù Cristo, Il Verbo fatto carne, l'Uomo-Dio, che concretamente in questo anno ha fatto sentire la sua presenza salvifica. 

Da quando ho letto che la messa di ieri sarebbe stata caratterizzata dall'esposizione delle reliquie del Principe degli Apostoli, sono entrato in curiosità massima perché nessuno aveva mai visto le reliquie di Pietro esposte. Al desiderio di vedere ed alla curiosità, si sono aggiunte due occasioni per riportare il tutto non solo sul piano dei sentimenti ma anche su quello della conoscenza. 


Mi riferisco in particolare ad un testo di Barbara Frale, Il principe ed il pesacatore. Pio XII, il Nazismo e la tomba di san Pietro,  nella collana Le scie della Mondadori ed al volume di Andrea Carandini, Su questa pietra: Gesù, Pietro e la nascita della Chiesa pubblicato nella collana I Robinson, Letture dell'editrice Laterza

Il testo della Frale è un racconto storico delle vicende legate al desiderio di Pio XII di trovare le reliquie dell'Apostolo Pietro. Notevole è l'impegno per la ricostruzione storica delle indagini e degli scavi al di sotto della basilica di san Pietro e intorno l'altare della Confessione fino al ritrovamento del trofeo di Gaio, della scritta Pet-eni e della custodia in marmo contenente le ossa, poco distante dal così detto "muro rosso".
L'autrice riferisce termini come "giallo", "ricerche misteriose" e "scavi segreti" per cercare anche di demitizzare questi aspetti degli scavi archeologici voluti da Pio XII a partire dalle sacre Grotte per ribassare il pavimento e consentire una degna sepoltura a Pio XI. 
L'autrice fa notare al lettore la vera natura della vicenda che si è svolta tra nomi prestigiosi e non solo: Pio XII, Margherita Guarducci per gli scavi, mons. Kaas SJ, padre Ferrua SJ, e tanti altri. Il testo è voluminoso, e oggettivamente il racconto poteva essere più essenziale, però nel complesso si tratta di un ottimo libro frutto di un incredibile studio di ricerca, scritto bene e che coglie l'interesse del lettore; per questo mi sono appagato delle pagine lette fin tanto che sono state in grado di riportarmi all'atmosfera di quegli anni ed al graduale timore e tremore provato circa l'autenticazione delle reliquie di san Pietro.
 

Il secondo volume, scritto dal grande archeologo Carandini, anche se cerca di affrontare, diligentemente e con metodo, la figura di Pietro, il pescatore di Galilea del I secolo d. C. spesso causa per il lettore credente e versato nelle materie teologiche lo scontro con una realtà, cioè quella dell'autore, storico, che si picca di fare teologia. Il risultato in questi casi non è buono così nel suo testo Su questa pietra: Gesù, Pietro e la nascita della Chiesa l'Autore spesso indugia su questioni dogmatiche imprecise, male interpretate e a volte distorte per la mancanza di termini esatti di riferimento, e questo purtroppo si nota sin dalle pagine iniziali del volume (Premessa e primo capitolo "Le idee teologiche di Gesù", ecc...). A tanta precisione e metodologia storica che il volume offre si affianca quindi un tentativo di riportare le dottrine cristiane chiaramente difficoltoso e sommario. 
Lo storico, secondo me, deve rimanere storico e lasciare al teologo di occuparsi dei Misteri del Regno, con la precisione e la passione che deriva da una fede professata e vissuta all'interno del cristianesimo che fa di san Pietro la "colonna" su cui fondare l'Ecclesia, la comunità viva dei fedeli cristiani.

In ogni caso queste due letture sono servite quasi a caricare l'evento liturgico di ieri fino al suo culmine, quasi sensazionale, del papa che durante la professione del Simbolo Niceno-Costantinopolitano teneva tra le sue mani i resti identificati con il corpo di san Pietro. 

Reliquie dell'Apostolo Pietro

Una commozione inaspettata, vera e profonda nel contemplare i resti mortali di colui che da Cristo stesso è stato perdonato, accolto, redarguito e incaricato delle chiavi del Regno dei cieli.

Vedendo sul reliquiario a cassetta i versetti del Vangelo di Matteo Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam et tibi dabo claves regni caelorum, ascoltando le parole del Credo che in tante occasioni in questo anno della fede abbiamo avuto la grazia di approfondire, ripetere e ricordare gioiosamente ed osservando le umili mani del Successore di Pietro, di papa Francesco che con la testa china contemplava il punto d'inizio del suo ministero, da romano, da credente ho sperimentato la consolazione di Dio che parla tramite i gesti del tutto umani della liturgia e comunica la sua vicinanza ed il suo amore in maniera indefettibile proprio perché eterno. 
Papa Francesco durante il Credo






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