domenica 29 settembre 2013

Liturgia regola della preghiera - Liturgia orationis norma


La domenica è giorno del Signore, giorno di riposo e di celebrazione. Nella sua sostanza e nella dimensione sacramentale la messa domenicale non si distingue dalle altre celebrazioni feriali, ma la presenza della comunità dei fedeli laici raccolti intorno ai propri pastori per la sinassi in giorno di domenica1 acquista una pregnanza ed uno spessore teologico in relazione all'evento centrale della nostra fede, la passione morte e risurrezione del Signore Gesù. La celebrazione domenicale rimane il luogo dell'annuncio del kerygma, della buona novella della salvezza operata dal Cristo nel sacrificio della sua croce (cfr. Péguy e la sua idea della liturgia come "teologia distesa"). 

La domenica è il giorno in cui si celebra l'evento della nostra salvezza, la passione, morte e resurrezione di Cristo. Ma il primo "giorno dopo il sabato" è anche il giorno della fractio panis, il giorno del riconoscimento di Gesù nello spezzare il pane e dell'assemblea radunata intorno agli apostoli per l'ascolto dei profeti e la cena del Signore (cfr. Lc 24,12 ss. e At 20,7 ss.)

La domenica è la nostra pasqua settimanale perché l'evento unico della morte e risurrezione di Cristo è unito in un unico giorno al sacrificio di comunione che si consuma sull'altare. L'evento entra nel tempo e ci conduce verso le realtà future, un tempo che non è lineare ma assume una curvatura per cui il ripetersi delle feste e delel celebrazioni non è rinchiuso in un circolo vizioso della festa che ritorna sempre su se stessa ma nella tensione verso un futuro, di solennità in solennità, di domenica in domenica fino e verso la Gerusalemme del cielo. 


La bellezza della domenica, al di là delle consuetudini e della preoccupazione di osservare il precetto domenicale, rimane uno dei baluardi della libertà scaturita dal Vangelo. Essere in chiesa, nella propria comunità per partecipare al sacrificio di comunione, consola, aiuta a crescere. Ma in molti vivono la domenica come un'obbligo e non come la scelta di trascorrere del tempo qualificato con il Signore. Per molti, soprattutto tra i cristiani, la messa ed in particolare la sua essenza liturgica, il rito in sé, sono un problema, a volte un'ostacolo.


Sorvolando sulle comunità cristiane che celebrano in modo non adeguato e senza dare valore ai dettagli che la messa richiede e che facendo questo scoraggiano i fedeli stessi a partecipare a qualcosa che sa di costruito, di non autentico e di estraneo, vorremmo puntare la nostra attenzione su due aspetti della prassi liturgica settimanale, condividendo un pensiero sulla liturgia domenicale.


L'espressione liturgia domenicale contiene il nocciolo del pensiero che vorrei stendere in queste righe.

LITURGIA


La liturgia, l'insieme dei riti e delle parole che compongono il dispiegarsi della celebrazione dei misteri della salvezza, nella nostra società persa dietro il pathos ed il sentimento fine a sé stesso, è spesso concepita in modo distorto e travisata nella sua essenza. Il semplice fedele si trova di fronte alle domande sul senso della teatralità che si svolge all'altare, degli inchini, delle cerimonie, delle ripetizioni ecc...
 
 Questi disagi portano a sentire la liturgia come qualcosa di estraneo e contrapposto ad una preghiera personale, intesa forse più pura e meno distratta, da preferire alle sovrastrutture ecclesiastiche. Si impone la questione circa il valore stesso della liturgia cattolica, della tradizione, del ciò che fa la Chiesa, opposto al dominio dell'individuale che accetta i riti sterili della società odierna e si rifugia in un mondo religioso personale, personalistico e rigorosamente soggettivo.

Sono dell'idea che la preghiera personale compiuta secondo il precetto evangelico nel segreto sia necessaria e rinvigorisce, ma che sia facilmente male interpretata.2 È senza dubbio vero che nell'intimo della propria casa si prega meglio, più serenamente e più in profondità. Solo che non si può ridurre la preghiera cristiana ad una semplice introspezione o ad un esclusivo colloquio interiore con Dio. La vita di fede ha bisogno di essere incarnata in un corpo che non è la campana di vetro che io posso costruire intorno alla mia reale vita di preghiera e di meditazione. La necessità del cristiano di pregare la liturgia della Chiesa consiste nell'oggettività di un culto che celebra autenticamente i misteri della salvezza, in cui si può in maniera oggettiva incontrare la Parola che salva ed i sacramenti che nutrono. E tutto questo deve avvenire tramite parole e gesti a tutti comprensibili e che siano in grado di interpellare il singolo e la comunità.
La liturgia, ed in particolare la tradizionale messa della domenica, è la norma della preghiera.

DOMENICALE 

Ecco perché la celebrazione dell'Eucaristia domenicale, con l'obbligo e la solennità che la contraddistinguono, ha il valore pasquale della messa celebrata “nel giorno in cui Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale”.3

Radunarsi come comunità intorno all'altare vuol dire percepire con chiarezza il luogo in cui si attua concretamente il mistero della Chiesa, che può distrarre, essere scomodo e non conforme totalmente alla propria sensibilità interiore, ma è pur sempre la realtà di fede nella quale siamo inseriti tutti noi credenti in Cristo e questa concretezza si sperimenta nell'essere radunati insieme per la fractio panis. 

Se si riesce a percepire così la liturgia e l'aggettivo domenicale della nostra espressione di partenza allora la messa non è solo un obbligo, una “santa abitudine”, ma diviene il luogo della nostra preghiera più autentica. Diviene l'octava dies della Lettera di Barnaba, quel giorno oltre la settimana e oltre la dimensione umana del tempo. 

Giova ricordare ciò che il Concilio ha ribadito in merito al precetto domenicale: 

Secondo la tradizione apostolica, che ha origine dallo stesso giorno della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente «giorno del Signore» o «domenica». In questo giorno infatti i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare alla eucaristia e così far memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù e render grazie a Dio, che li « ha rigenerati nella speranza viva per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti» (1 Pt 1,3). Per questo la domenica è la festa primordiale che deve essere proposta e inculcata alla pietà dei fedeli, in modo che risulti anche giorno di gioia e di riposo dal lavoro. Non le venga anteposta alcun'altra solennità che non sia di grandissima importanza, perché la domenica è il fondamento e il nucleo di tutto l'anno liturgico. (SC 106)


In fine, credo sia illuminante un brano di Pavel Evdokimov circa le distinzioni che abbiamo fornito: 

La liturgia filtra ogni tendenza troppo soggettiva, emozionale e momentanea; piena di un’emozione sana e di una vita emozionale potente, offre la sua forma completata, resa perfetta da lunghi secoli e generazioni che hanno pregato nello stesso modo. Sento la voce di Giovanni Crisostomo, di Basilio, di Simeone e di tanti altri; hanno lasciato traccia del loro spirito adorante e mi associo alla loro preghiera. Questa pone la misura e la regola, ma sollecita anche la preghiera spontanea, personale, dove il cuore canta e parla liberamente al suo Signore.4



Puntiamo su queste parole! Che la liturgia domenicale sia una regula fidei, in forma completa, meravigliosa e capace di sollecitare la preghiera non più intenta a cercare in cisterne screpolate ma pienamente protesa ad abbeverarsi alla Sorgente.

 
1Sacrosanctum Concilium 41: “La principale manifestazione della Chiesa si ha nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima Eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il Vescovo circondato dal suo presbiterio e dai ministri”.
2Cfr. M. Festugiere, La liturgia cattolica (Caro salutis cardo. Studi), Edizioni Messaggero, Padova 2002.
3Proprio della domenica da proferire all'interno della preghiera eucaristica, cfr. Messale Romano 1983.
4La nouveauté de l’Esprit. Études de spiritualité, Bellefontaine, 1977.

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