sabato 7 settembre 2013

Ama l'opera di Dio e odia l'opera dell'uomo

Noi invece, nella vita presente, a mala pena conosciamo noi stessi: con quanta maggior ragione dobbiamo quindi astenerci da giudizi affrettati sul conto degli altri? Anche se oggi ci risultasse che uno è cattivo, non sappiamo come sarà domani; e quel tale verso il quale siamo animati da odio feroce potrebbe anche essere, a nostra insaputa, un nostro fratello. Avremo pertanto la tranquillità di coscienza solo se nei cattivi odieremo la cattiveria e ameremo la persona, solo cioè se in essi ameremo l'opera di Dio odiando quanto ha compiuto l'uomo. Opera di Dio è l'uomo, la persona. Opera dell'uomo è il peccato. Ama l'opera di Dio e odia l'opera dell'uomo. In questo modo tu perseguitando l'opera dell'uomo, libererai l'opera di Dio.

Nos autem in hac vita difficile est ut nos ipsos noverimus; quanto minus debemus de quoquam praeproperam ferre sententiam? Quia si hodie malum novimus, cras qualis futurus sit ignoramus; et forte quem vehementer odimus, frater noster est, et nescimus. Securi ergo odimus in malis malitiam, et diligimus creaturam; ut quod ibi fecit Deus amemus, quod ibi fecit ipse homo, oderimus. Fecit enim Deus ipsum hominem; fecit autem homo peccatum. Dilige quod fecit Deus, oderis quod fecit homo: sic enim persequeris quod fecit homo, ut liberetur quod fecit Deus.


Sant'Agostino, Esposizione sui Salmi, 139,2.

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