domenica 11 agosto 2013

Il raccoglimento


Non appena, nella vita religiosa, emerge la parola tacere, se ne associa abitualmente un'altra: raccoglimento. Il tacere è superamento del chiasso e della verbosità; il raccoglimento è vittoria sulla dissipazione e sull'irrequietezza. Il tacere denota il silenzio nell'uomo che è atto a parlare. Il raccoglimento è l'unità vitale in un'esistenza piena di forze, protesa all'azione, contesa da ogni parte dalle cose del mondo e tirata dentro nella rete degli avvenimenti. Il raccoglimento non è meno importante del tacere, - anzi uno sguardo attento riconosce che l'uno non può fare a meno dell'altro.
Che cosa significa dunque il raccoglimento? Abitualmente l'attenzione umana dell'uomo divaga tra le cose e gli uomini che gli stanno intorno, come cacciata fuori dall'uomo e tirata in mille direzioni diverse dalla molteplicità dei fenomeni. Il suo animo non ha pace. Il suo sentimento si aggrappa ad oggetti effimeri. La sua avidità è incalzata da una cosa all'altra. La sua volontà ha continuamente intenzioni che la spingono innanzi, sovente parecchie nello stesso tempo. E' aizzato, distratto e in contraddizione con se stesso.
A tutto questo contrasta il raccoglimento. Esso leva via l'attenzione dalle sue mille inezie e riduce lo spirito, in se stesso, a unità. Libera il sentimento dalla molteplicità delle cose che lo allettano, e lo porta a orientarsi semplicemente verso ciò che conta. Richiama l'anima, che scorrazza coi suoi pensieri, corre coi suoi desideri da un oggetto all'altro, getta a non finire intenzioni e piani, la richiama in sé, e la guida in profondità. 

Tutto coopera a rendere inquieto l'uomo. I fenomeni naturali sono stupendi e desiderabili: lo attraggono e lo avvincono. Ma sono per l'appunto naturali ed hanno per ciò stesso anche qualche cosa che concilia la pace e il raccoglimento. Così dicasi ancora di ciò che intesse la vita umana: incontri e destino, lavoro e gioia, malattie e disgrazie, vita e morte. Tutto questo impegna l'uomo, lo sazia e lo opprime; può conferirgli però anche serietà e prestigio.

Ciò che è realmente fatale sono il disordine e il formalismo della vita contemporanea. A questa scuola l'uomo è incessantemente aggredito da impressioni violente e sregolate, forti e superficiali a un tempo, tali da logorarsi in fretta per essere tosto risospinte da altre, senza alcuna misura e senza vera coesione. L'una intralcia l'altra, la turba, la contraddice. Dappertutto l'uomo è colpito da impressioni che, mentre lo ingannano, lo convincono.
Tutto è réclame e tenta di indurlo a cose che egli, in fondo, non vuole affatto e delle quali, a ogni modo, non ha effettivamente bisogno. Il suo sentimento è costantemente distolto da ciò che è importante e profondo per rivolgersi a ciò che è interessante, a ciò che eccita e scuote. Né questo stato di cose domina solo intorno all'uomo, ma è anche in lui stesso. L'uomo non ha ormai più né profondità né equilibrio; vive di ciò che è appariscente e casuale. Non trova nulla di sostanziale in se stesso; così va in cerca di allettamenti e di sensazioni, ne gode, ne viene a nausea, si sente nuovamente vuoto e ha bisogno di novità. Ciò che gli si offre incessantemente dai mezzi sempre più vasti del notiziario, dei servizí di comunicazione e d'informazione, dei rapporti sociali - prende al volo, ma in realtà non elabora. In breve, sa di tutto, ha per tutto il suo " slogan " e passa ad altro. E' interiormente vuoto e lo va coprendo mediante un'attività perennemente inquieta. Non si sente bene che nel trambusto, nel chiasso, in realizzazioni e successi effimeri; non appena intorno a lui le cose accennano a placarsi, non vede l'ora di riprender da capo.
 
Concelebranti distratti durante le celebrazioni pontificie...
Questo stato di cose si fa sentire dappertutto, anche sul terreno religioso, nel servizio divino, nella santa messa. Si nota allora un nervosismo costante. Si guarda in giro; senza un vero e proprio motivo, ora ci si inginocchia, ora ci si mette a sedere, ora ci si alza; adesso con un pretesto, poi con un altro; chi tosse, chi cincischia, chi si rassetta gli abiti. E quand'anche il contegno esterno rimane corretto, si sente l'irrequietezza interiore dal modo di cantare e di parlare, di leggere e di ascoltare, da tutto il comportamento. Gli uomini non sono veramente lì, non sono realmente impegnati nell'azione che compiono, non occupano in modo vitale tempo e spazio: non sono raccolti.

Raccoglimento denota quindi di più del semplice evitare qualche cosa o del serbarsi libero dell'uomo da impressioni ed occupazioni distraenti; il raccoglimento è qualche cosa in se stesso. E' la vita nella sua profondità e forza. Naturalmente la vita si applicherà sempre a una molteplicità di cose e di eventi, ma questo dev'essere compensato da una corrente opposta. Pensiamo al moto del respiro. 

Adorazione eucaristica nel Duomo di Milano
 
Ha due direzioni: verso l'esterno e verso l'interno. Vita si attua in questo come in quello. Ognuno è vita, nessuno è la vita. Se il vivente dovesse respirare unicamente dall'interno verso l'esterno ne soffocherebbe, né più né meno di quanto avverrebbe se dovesse unicamente in-spirare. Ecco: il raccoglimento è l'in-spirazione dell'uomo spirituale. Così egli si toglie dalla distrazione, verso l'interno, verso il profondo, verso il centro.

Romano Guardini, Il testamento di Gesù, Vita e Pensiero, Milano 1993.


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