domenica 4 agosto 2013

Caso letterario? Non credo proprio...

La verità sul caso Harry Quebert
di Joël Dicker

Bompiani
pp. 779
€ 19,50


Il libro dell'anno, capolavoro, caso letterario in Francia come in Italia. Per me è solo il segno di un popolo che legge qualsiasi cosa, che fa l'occhiolino alla leggi di mercato e che, a mio giudizio è la cosa più grave, si è così assuefatto ai libri spazzatura da riconoscere in questo romanzo il migliore tra tanti pessimi. Vi spiego perché riconosco di aver buttato € 19,50. 

1. Non amo per nessun motivo leggere romanzi che presentano bestemmie. Ed in base alle leggi di questo Paese (art. 724 del CP) se avessi soldi e tempo e non fossi sicuro di essere deriso e fatto passare per un semplice bigotto che non sono, avrei denunciato la Bompiani, i traduttori e l'autore per la continua blasfemia esplicita nelle 780 pagine di Dicker. Mi domando: bestemmiare fa vendere di più? Elargisce un “tono” alle arrabbiature dei personaggi? Siamo veramente di fronte a qualcosa che qualifica il romanzo come un “caso letterario” e di cui proprio non se ne poteva fare a meno? Cattolici, protestanti, ebrei o altro che leggono queste pagine hanno sperimentato “un vero giubilo nello scoprire questo prodigioso romanzo”? 

2. Patetico tentativo di vendita in cui l'autore non fa altro che raccontare quello che poi è successo, ovvero il caso legato alla pubblicazione del suo sesto romanzo. Capisco l'intreccio banale da scuola di scrittura creativa, ma è pietosa la continua insistenza su quanto sia bravo, bello, con il bel fisico e di successo “Marcus Goldman”, uomo d'oro appunto... 

Joël Dicker


 3. Melenso in quei dialoghi tra i protagonisti ripetuti più volte, sempre le stesse parole, lo stesso tenore da insulina, lo stesso piattume. 

 4. Rallentare-accelerare. Questa è l'impressione. Il romanzo parte a rilento, poi accelera sul ritrovamento di Nola e poi, rallenta ancora inesorabilmente su Nola, N-O-L-A fino all'esaurimento che ti spinge a lasciare tutto e buttare il volume nel cassonetto del riciclo perché tutta questa carta è andata sprecata. Poi continui per principio, per arrivare fino alla fine di questo racconto, ancora a rallentatore, poi qualche sferzata e finalmente dopo seicento pagine si arriva alla fine. 

5. Continue ripetizioni di concetti, espressioni, di interi brani (uno tra tutti a p. 11 e a p. 631). 

Io non sono uno scrittore e non intendo diventarlo se questo è il risultato. Mi dispiace ma volevo leggere un bel romanzo e sono stato fregato. Veramente un testo deludente rispetto ai grandi del genere che danno ben altre soddisfazioni letterarie in molte meno pagine (vedi Simenon e Christie).

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