giovedì 15 agosto 2013

La solennità dell'assunzione nella liturgia occidentale

Una tradizione vuole che la Madre di Dio sia Ierosolimitissa (Panaghia Hierosolymitissa) ovvero la principale e più importante delle donne nate a Gerusalemme. Ed è proprio Gerusalemme il punto di partenza per conoscere qualcosa riguardo l'odierna solennità dell'Assunzione.

Icona della Panaghia Ierosolymitissa
A partire dalla costruzione e dedicazione di una chiesa sulla strada che unisce Gerusalemme a Betlemme, a Kathisma, si sviluppa durante l'episcopato del vescovo gerosolimitano Giovenale (422-458) una celebrazione della Madre di Dio il 15 agosto. Una celebrazione della sua maternità legata probabilmente alle definizioni del Concilio di Efeso dello stesso secolo (431).

Forse con la comparsa dello scritto apocrifo e devozionale De transitu s. Mariae si diffonde tra i fedeli e pellegrini il desiderio della commemorazione della Madre di Dio e la venerazione della sua tomba creduta conservata nella basilica fatta costruire da Aelia Eudocia (421-460) nella valle del Getsemani. 

Gerusalemme, Chiesa dell'Assunzione

La diffusione di questo particolare culto legato alla glorificazione della Theotokos, in Palestina e Siria e poi nel resto del mondo orientale, ha gradualmente sostituito l'originale festa del 15 agosto con l'odierna celebrazione della Dormizione.

Inoltre in oriente un editto dell'imperatore Maurizio (539-602) impose la celebrazione della Dormitio in tutte le chiese dell'impero e contribuì alla diffusione e cristallizzazione delle celebrazione della morte, dell'addormentarsi, della Vergine Maria e della sua successiva glorificazione.  Ancora oggi la Chiesa Ortodossa di Gerusalemme e la popolazione aghiopolita celebrano con particolare intensità e folclore la festa della più insigne delle sue cittadine.

La Chiesa di Roma conosceva una sola grande festa dedicata alla Maternità di Maria, quella inserita a conclusione dell'ottava del Natale, e che ancora oggi celebriamo nel primo giorno dell'anno. Gli antichi sacramentari come il Veronese non hanno nessuna indicazione per il 15 agosto mentre nel Gelasianum Vetus ne esiste menzione ma è un'interpolazione gelasiana posteriore. L'inserimento della festa a Roma è dovuto all'intervento di papa Sergio (687-701), di origine siriaca, che come per altre feste mariane istituì la celebrazione dell'Assunzione, il 15 agosto, e vi aggiunse una letania ovvero una processione. 

Dormizione di Maria, Palermo - S. Maria dell'Ammiraglio detta della Martorana

Inserita nel calendario della Chiesa di Roma, la festa mariana divenne presto una tra le più importanti. Nell'VIII secolo era una delle feste che ancora manteneva l'antica struttura romana degli officia duplicia, cioè una duplice veglia notturna, quella quotidiana cui si aggiungeva una veglia particolare per la festa, presieduta dal papa e celebrata dopo la mezzanotte. In seguito la festa del 15 agosto venne dotata di un'ottava, in seguito soppressa dalla promulgazione del Calendarium Romanum del 1969 e di cui rimane un segno nella festa di Maria Regina al 22 agosto.

La “nuova” festa con processione trova eco nel Sacramentarium Gregorianum Hadrianeum che nel formulario 148 riporta una colletta per la processione (661) e altri tre testi per l'adsumptio s. Mariae. Notiamo che nel formulario si riscontrano le linee principali dell'antica memoria del 15 agosto. Infatti tutto il formulario, come in tutta la patristica precedente e contemporanea la mariologia è in funzione della cristologia e quindi ci si riferisce a Maria in relazione al Cristo. È la Madre di Dio che viene celebrata e così viene invocata in tutti i testi del formulario.1

A Roma, la celebrazione del 15 agosto usciva dalle chiese e percorreva le strade della città in una solenne processione che la caratterizzava. Il sontuoso rito viene raccontato nell'Ordo di Benedetto Canonico di san Pietro (1148) e prevedeva l'ostensione e la processione per la città2 della preziosa icona Acheropita (non dipinta da mani d'uomo) del ss. Salvatore custodita ancora oggi nel Sancta Sanctorum, comunemente noto come santuario della Scala Santa (luogo delle liturgie del papa e della sua corte, dal XVI secolo inglobato nella struttura di san Lorenzo in palatio presso la Basilica Cattedrale di San Giovanni in Laterano per i rifacimenti di Domenico Fontana e per volere di Sisto V Peretti)

L’Acheropita - l'icona di Cristo proveniente dal Sancta Sanctorum - veniva deposta sui gradini del portico di Santa Maria Nova e gli veniva collocata accanto un'icona di Maria (forse l’Hodighitria del VI secolo conservata nella stessa chiesa).
In coincidenza con l’“incontro” tra le due venerate immagini, i fedeli intonavano l’inno Maria, quid est?, tratto dal Cantico dei Cantici, mediante il quale si attribuivano alle figure divine protagoniste della “sacra rappresentazione” le battute di un vero e proprio dialogo. Questa sosta così spettacolare, che doveva costituire, durante la processione, uno dei momenti di massima visibilità delle due icone, materialmente “sedute” l'una accanto all'altra sui gradini della chiesa […]

(A. Cadei - P. Piva, L’arte Medievale nel contesto 300 - 1300. Funzioni, iconografia, tecniche (Di fronte attraverso 635; Storia dell’arte 27) Jaca Book, Milano 2006, 470).

Nelle due stationes della processione il papa compiva il rito simbolico del lavaggio dei piedi dell'icona con il basilicum un'acqua aromatica con la quale venivano anche aspersi i presenti.

La processione per gli ovvi motivi legati alla sua esecuzione notturna in una città malsana e infestata dai briganti venne abolita da san Pio V nel 1566.


Immagine acheropita del ss. Salvatore. Roma, Scala Santa

La suggestione della processione, oltre alla presenza del papa e delle moltitudine è data dall'incontro di due immagini peculiari della Città Apostolica.

In primo luogo si sottolinea che una delle grandi feste mariane del calendario romano antico non prevede una processione con l'immagine della Madonna ma con l'immagine del Figlio di Dio e di sua Madre.

In secondo luogo la centralità cristologica di questa processione non cede il passo, ma apre alla venerazione della Madre di Dio nel primo tempio a lei dedicato nella Cristianità occidentale, ovvero la Basilica
ad praesepe, santa Maria Maggiore.

È su queste dinamiche che si deve leggere, a nostro avviso, la liturgia odierna. 


Icona della Salus Populi Romani. Roma, Basilica di santa Maria Maggiore
 
Un ultima riflessione è dedicata a un particolare della moderna e riformata liturgia del Vaticano II per la festa dell'Assunzione, rivista e riconcepita con la definizione dogmatica dell'Assunzione da parte di Pio XII, il 1° novembre del 1950 con la bolla Munificentissimus Deus. Nelle Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario al n. 11 si legge:

Le solennità rientrano fra i giorni principali la cui celebrazione inizia con i primi vespri, il giorno precedente. Alcune solennità hanno anche la messa propria della vigilia, da usarsi alla sera del giorno precedente, qualora si celebrasse la messa nelle ore serali.

Oltre la Veglia pasquale il calendario prevede altre cinque celebrazioni proprie e vespertine vigilari, così come indicato nel testo citato sopra. Si tratta della solennità di 

1. Pentecoste che chiude la cinquantina pasquale con una veglia fatta di letture-salmi-orazioni, che a guisa della Veglia Pasquale, ricalcando l'antica struttura dell'ufficiatura notturna della liturgia romana, prepara alla celebrazione dell'effusione dello Spirito Santo.
2. La solennità del Natale del Signore con una messa serale oltre le tre tradizionali
in nocte, in aurora, in die.

3. La Nascita di san Giovanni Battista.
4. La solennità dei ss. Apostoli Pietro e Paolo.

5. La solennità dell'Assunzione.


Pietro Cavallini, Dormizione. Roma, Basilica di s. Maria in Trastevere

Nel Messale Romano le feste che sono precedute da un formulario intitolato Messa vespertina nella vigilia sono formulari con una nomenclatura propria, esclusiva per le feste elencate e questo ne sancisce l'esclusività eucologica e celebrativa. Una comparazione con la liturgia Tridentina aiuta a disambiguare la natura di queste vigiliae.

Il Codex Juris Canonici del 1917 prescriveva un tempo di digiuno e di astinenza dalle carni prima delle grandi solennità dell'anno. In particolare il can. 1252 § 2 prescriveva astinenza e digiuno nelle vigilie di Pentecoste, Assunzione, Tutti i Santi e Natale.3 La comparazione con il rito tridentino permette di evidenziare che i giorni festivi dotati di vigilia serale prevedevano, secondo il Codice del 1917 e le rubriche del Messale, una celebrazione dall'evidente carattere penitenziale.4 Da questo confronto si può percepire il senso delle vigilie conservate nel Missale Romanum del Concilio Vaticano II.


Roma, Basilica di santa Maria Maggiore, Abside, particolare della Dormitio

Secondo le normative dell'attuale Codice di Diritto Canonico del 1983, per i fedeli si parla di assoluzione del precetto di partecipare alle messe domenicali e festive anche la sera precedente la solennità.5 Questa prassi instaurata con le riforme del Concilio ci ha abituati ad una messa vespertina del sabato sera. Essa per contenuto e modalità è la medesima del giorno di festa. L'attenzione sta nel ribadire che le messe del sabato sera o della sera precedente le altre solennità non hanno caratteristiche proprie o un nome specifico.

Il titolo specifico (messa vespertina della vigilia) è solo per le feste indicate sopra. Anche se con la riforma del Vaticano II le messe vespertine della vigilia non hanno conservato l'indole penitenziale della liturgia tridentina, che le distingueva liturgicamente e con un digiuno dalla festa del giorno successivo, come stabilito ancora nella liturgia bizantina che prevede l'inizio del giorno liturgico con i vespri della sera prima della festa, emerge con chiarezza che si tratta ancora di formulari di messe con eucologia e lezionario proprio non assimilabili a nessuna messa prefestiva del resto dell'anno liturgico.
Questo dovrebbe indurre i pastori e i responsabili dell'animazione e formazione liturgica a rivalutare e comprendere queste messe quali tempi e luoghi che preparano alla festa e non dovrebbero essere equiparate e appiattite sulla consuetudine della soddisfazione del precetto la sera prima della domenica o della solennità iscritta nel calendario generale.

Se chi partecipa alle vigilie che abbiamo menzionato, previste dal Messale Romano, assolva al precetto rimane un dubbio. Non un dubbio giuridico ma liturgico. Ricordiamo in merito che negli antichi sacramentari quando la celebrazione è notturna si trova l'indicazione della messa in XII lectionibus al sabato e per il giorno seguente si trovava indicato dominica vacat.

Se consideriamo però il valore delle vigilie attuali per i giorni di precetto e la differenza sostanziale dei singoli formulari della notte e del giorno di Pasqua, della sera e delle tre messe di Natale, della Pentecoste, della solennità dei ss. Pietro e Paolo (di precetto nella Diocesi di Roma) e dell'Assunzione, è manifesto che si tratta di celebrazioni complementari. Non sembra logico quindi che la successione vigilia-solennità, speculare al ritmo preparazione-celebrazione, debba o possa essere snaturata e alterata dalla prassi scadente di questi cinquant'anni che ci separano dal Concilio di assolvere al precetto partecipando alla messa della sera precedente.
Dunque il problema non è il precetto ma la natura delle messe vespertine della vigilia. Crediamo che esse, nella pastorale ordinaria se possibile, vadano spiegate, valutate e riconosciute nelle loro peculiarità testuali che le distinguono da qualsiasi messa del sabato sera o della sera precedente le altre feste iscritte nel Calendario Romano Generale e particolare. Questo potrebbe concretizzarsi in celebrazioni veramente solenni che si distinguano anche per l'orario, quindi celebrate fuori dal consueto orario delle messe feriali, occasione di congregazione generale dei gruppi esistenti in parrocchia e luogo, magari di una predicazione formativa. 

La liturgia per sua natura è incarnata nel presente, e il nostro è fatto non di solennità dell'Assunzione, ma di "ferragosto" ovvero di città vuote e di chiese cittadine, in generale, pressocché deserte. E questi sono aspetti che non si possono tralasciare.

Tornare in possesso del valore di una messa propria che prepara a una celebrazione del Signore, della Madre di Dio o dei santi, riflesso della dimensione escatologica del celebrare cristiano e con al suo culmine la Veglia di Pasqua, preludio al risplendere della luce della Risurrezione, sarebbe il segno della natura dell'anno liturgico, del Mistero che sposa i ritmi del nostro tempo, capace di incarnarsi ancora più profondamente nel vissuto del cristiano e delle comunità ecclesiali oltre ad essere un incentivo affinché l'odierna società cristiana in crisi gradualmente rientri in possesso di quel tempo di grazia che il mondo secolarizzato e scristianizzato ha cercato di sopprimere svalutando il dì di festa e la sua natura sacra ed antropologicamente essenziale.

Roma, Basilica di santa Maria Maggiore, Abside musiva

Bibliografia di riferimento

BOTTE B. , «Le lectionnaire arménien et la fête de la Theotokos à Jérusalem au Ve siècle», in Sacris erudiri 2 (1949) 111-122.
CAPELLE B. , «La fête de la Vierge à Jérusalem au Ve siècle», in Le Museon 56 (1943) 1-33.
MAGGIONI C., Benedetto il frutto del tuo grembo. Due millenni di pietà mariana, Portalupi, Casale Monferrato 2000, 86-91.
______, «Intemerata virginitas edidit Salvatorem. La verginità di Maria nel Missale Romanum», in Marianum 55 (1993), 99-181.
NIN M. «Tomba e morte non l'hanno trattenuta», in L'Osservatore romano 14 agosto 2013.
RIGHETTI M. , Storia liturgica 2: L'anno liturgico nella storia, nella messa, nell'ufficio, Ancora, Milano 22005. 


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1 Nella colletta per la processione si ricorda il mistero dell'incarnazione mentre nelle altre composizioni si trova sempre il riferimento alla Madre di Dio che viene celebrata non come individualità eccellente, ma perché grazie al suo fiat ha permesso la nascita del Salvatore del mondo: Genitricis Filii tui (662); Dei Genitricis oratio (663); festa Dei Genitricis (664).
2 Dal Patriarchio Lateranense fino alla Basilica Liberiana passando per il Foro Romano con due soste presso l'attuale Basilica di santa Francesca Romana, santa Maria Nova, e presso la tradizionale basilica di Sant'Andriano. Al termine della Processione che impegnava tutta la notte per il gran concorso di popolo il papa celebrava la Messa a santa Maria Maggiore.
3 Can. 1252 § 2. Lex abstinentiae simul et ieiunii servanda est feria quarta Cinerum, feriis sextis et sabbatis Quadragesimae et feriis Quatuor Temporum, pervigiliis Pentecostes, Deiparae in caelum assumptae, Omnium Sanctorum et Nativitatis Domini.
4 Consideriamo solo quelle dell'edizione del Missale Romanum 1962; in particolare, Rubricae generales, V. De vigiliis. Il Messale, dopo la definizione di vigilia quale celebrazione che precede e prepara alla festa, indica tre distinte classi di vigilie. La festa dell'Assunzione ha una vigilia II classis. Nel paragrafo XVIII De colore paramentorum si stabilisce che le vigilie di II e III classe si celebrano con le vesti liturgiche violacee. Al viola si associa l'omissione del Gloria ed il carattere penitenziale suggellato dalle prescrizioni del Codice. 
 
5 Can. 1248 §1. Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente.





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