sabato 29 giugno 2013

Santi Apostoli Pietro e Paolo

Oggi Roma è in festa per la celebrazione dei suoi "santi padri e veri pastori che da maestra di errore l'hanno resa discepola di verità" (san Leone Magno, Sermone per l'anniversario dei santi Pietro e Paolo 2). In occasione della festa vorrei osservare il mosaico absidale della basilica dei santi Cosma e Damiano in via Sacra (oggi via dei Fori imperiali) per cercare di spiegarne la ricca simbologia. 

Abside della basilica romana dei santi Cosma e Damiano

L'opera musiva del 530 circa è impostata su due ordini. Il primo più ampio presenta il Cristo al centro della scena con la toga tipica del mondo romano.

La scena vede il Cristo con un rotolo nella mano sinistra e la destra che indica una stella. Al di sotto vi sono i santi apostoli Pietro e Paolo che presentano al Cristo Signore i titolari della Chiesa, i santi medici anargiri Cosma e Damiano

Letto nel suo contesto, il primo ordine è una celebrazione dei santi medici ma a ben guardare vi si possono scorgere altri elementi.

Per approfondire diamo uno sguardo all'ordine inferiore.

Basilica dei ss. Cosma e Damiano, mosaico absidale, particolare dell'ordine inferiore

L'ordine inferiore presenta una scena solita nel mondo antico e medievale. In essa si vede al centro un agnello posto in piedi sopra una roccia dalla quale sgorgano quattro ruscelli. Dai due lati del mosaico procedono sei agnelli per parte tutti orientati verso l'agnello in posizione elevata. Sopra di loro si staglia un fiume denominato chiaramente: il Giordano. 

Come leggere tutti questi elementi. Procedendo dal basso verso l'alto, così come avviene naturalmente nella celebrazione dei divini misteri in cui il sacerdote e la plebs Dei dal quotidiano, terrestre rivolgono il loro sguardo ed il loro cuore (sursum corda) alle realtà del cielo, troviamo uno dei simboli più rappresentati dell'antichità. Si tratta dell'Agnello che dall'Antico al Nuovo Testamento segna la simbologia cristiana riferita a Cristo. Dal libro della Genesi in cui Isacco è l'agnello sacrificale, sostituito per provvidenza di Dio dall'ariete fino alla sontuosa e mirabile cena dell'Agnello nell'escatologia dell'Apocalisse, l'Agnello è stato variamente interpretato, nell'arte e nella teologia dei Padri, come simbolo di Cristo. 

In merito vediamo che il mosaico della Basilica ha un immediato riscontro, tra le tante testimonianze,  in un'opera di natura differente. Se da Roma ci spostiamo a Ravanna poniamo il nostro sguardo sul sarcofago di Costanzo III del V-VI secolo.


Ravenna, sarcofago di Costanzo III
In esso il Cristo-Agnello con il nimbo corciato è stato rappresentato su una roccia dal quale sgorgano i quattro ruscelli con solo due agnelli per lato. Dal parallelo tra le due testimonianze emergono alcuni elementi simbolici e teologici di notevole interesse.

Che si tratti di un sarcofago o di un mosaico absidale siamo di fronte all'Agnello pasquale, all'Agnello dell'Apocalisse, a quel Cristo che Giovanni il Battezzatore aveva indicato con "Ecce Agnus Dei qui tollit peccata mundi" (Gv 1, 29). Inoltre vediamoil Cristo come nell'Apocalisse quando afferma "Et vidi et ecce Agnus stabat super montem Sion" (Ap 14,9)

Così nel mosaico dei santi Cosma e Damiano vediamo il Cristo-Agnello come nella visione apocalittica sul monte-roccia di Sion.

Dal monte-roccia fuoriesce il quadrifluvio paradisiaco, i quattro ruscelli che sgorgano dall'Eden per irrigare le quattro parti del mondo (Gen 11,10) ed in essi leggiamo, secondo la tradizione dei Padri, i quattro Evangelisti che hanno portato la al mondo la sovrabbondante grazia del Cristo. Poeticamente è san Paolino da Nola che viene in aiuto a questa interpretazione quando afferma:


Petram superstat ipsa petra Ecclesiae
de qua sonori quatuor fontes meant
Evangelistae viva Christi flumina

(san Paolino da Nola, Epist. ad Severum, 10 PL 61,336).

Nel mosaico absidale si vedono i due Corifei, gli Apostoli Pietro e Paolo, patroni della città di Roma. Sono loro a presentare i santi medici, ma sono anche i primi apostoli, le olivae binae che ricorda la Liturgia (inno dei primi Vespri della solennità), i primi evangelizzatori della Città Apostolica e che potremmo riconoscere anche nel sarcofago di Costanzo III.


San Clemente, particolare del moasico absidale
 Utilizzando ancora un parallelo, questa volta con il mosaico absidale di san Clemente al Laterano, si vede che la teoria di agnelli procede da due luoghi bene identificati. Sono Gerusalemme e Betlemme. Qui si ha un nuovo simbolo. I due apostoli sono rispettivamente coloro che hanno indirizzato la loro testimonianza a due ambiti differenti: Pietro per il Giudaismo simbolicamente rappresentato da Gerusalemme che ne era il centro religioso, almeno dalle riforme di Giosia, e Paolo per i Gentili, simbolizzati in Betlemme che, come afferma sant'Agostino, è il luogo della prima manifestazione alle genti per mezzo della teofania ai Magi (Illa luce incohata est fides gentium, Sermo 201,1). Nel mosaico della Basilica dei santi Cosma e Damiano non sono rappresantate le due città, ma abbiamo sottolineato che il Cristo è raffigurato nell'atto di indicare una stella e sembra pacifico poterla interpretare come il segno nel cielo che condusse i Magi fino al Betlemme ai piedi dell'Uomo-Dio. Non a caso la stella si trova in corrispondenza dell'Apostolo Paolo, apostolo delle Genti. La presenza dei dodici agnelli si riferisce evidentemente agli Apostoli ma sembra utile sottolineare che rappresentare Cristo-Agnello inserito nella teoria dei Dodici, Agnello tra agnelli, significa anche riferirsi all'umanità che Cristo ha assunto pienamente ed in perfezione, del tutto simile a noi tranne per il peccato (Fil 2, 7-8; Rm 8,3; Eb 2, 17; Gaudium et spes 22).

L'ultimo riferimento riguarda il Giordano. La sua presenza, quasi introdotta a dividere i due ordini del catino absidale costituisce la simbologia più impressionante. Un semplice nome, un semplice fiume che sovrasta gli agnelli e ed è al di sotto del Cristo. Ma abbiamo parlato degli Apostoli, dei Dodici, dei Gentili e del Giudaismo e quindi la presenza del fiume Giordano non è altamente significatica. Esso ricorda esplicitamente il sacramento della rigenerazione prefigurato nel battesimo ricevuto da Giovanni nel Giordano. Ecco quindi che il Cristo-Agnello tra agnelli che vengono da Gerusalemme e da Betlemme indicano l'opera di evangelizzazione degli Apostoli ed anche le schiere dei fedeli che si sono convertiti e che provenivano dal Giudaismo e dal paganesimo, dalla ecclesia ex circumcisione e dalla ecclesia ex gentibus.

Porre il proprio cuore e la propria mente dinnanzi ad un'opera d'arte cristiana di questa ricchezza credo sia una vera e propria esperienza teologica. Un condensato di tessere, colori e figure che rimandono al centro della nostra fede, al mistero dell'Incarnazione e della Redenzione annunciato e trasmesso dagli Apostoli. 
E noi, Romani e cattolici, siamo di fronte non ad una semplice opera da ammirare ma ad una summa capace di infondere coraggio alla nostra fede perché vediamo in essa il Cristo che accoglie ed i santi Apostoli Pietro e Paolo che presentano. Preghiamo quindi il Padre perché voglia ascoltare le nostre preghiere e l'intercessione dei nostri santi patroni così come esortava il nostro Vescovo, San Leone Magno, nella stessa solennità del 441:

Da questa protezione divinamente preparata per noi per essere un esempio di pazienza e conferma nella fede, noi dobbiamo certamente rallegrarci in modo universale della commemorazione di tutti i santi, ma noi abbiamo ragione di gloriarci con maggiore esultanza per l'eccellenza di questi Padri! Infatti la grazia di Dio li ha posti in una tale posizione rispetto a tutti gli altri membri della Chiesache ne ha fatto come gli occhi nel corpo di cui Cristo è il Capo. Dei loro meriti e delle loro virtù che sono superiori a tutto quello che si può dire, noi non dobbiamo pensare né che li oppone né che li divide perché l'elezione li ha resi pari, il lavoro simili ed il fine eguali. Ma, come noi stessi abbiamo sperimentato e come i nostri antenati hanno provato, noi crediamo e confidiamo che, tra tutte le preoccupazioni della vita, la preghiera dei nostri particolari Patroni, ci aiuteranno ad ottenere la misericordia di Dio; perché quanto siamo schiacciati dai nostri peccati, così saremo innalzati per i meriti apostolici.

Leon le Grand, Sermons 69 (Sources Chrétiennes 200), Cerf, Paris 2006, 56-59.

Per maggiori dettagli vedere il mio articolo sulla rivista telematica di Teologia Reportata

1 commento:

  1. L'Agnello al centro dovrebbe essere Gesù nel Paradiso e gli altri due in teoria dovrebbero essere gli apostoli maggiori; i fiumi dovrebbero fungere da simbolo dei Vangeli e fare da cornice abbiamo le palme simbolo del martirio.

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