lunedì 10 giugno 2013

Io, singolare cosmonauta...


Infinito

Ho davanti a me una pagina di manoscritto; qualcosa, che partecipa ad un tempo della percezione, dell'intellezione, dei poteri associativi (ma altresì della materia e del diletto) - e che si chiama lettura - si mette in moto. E dove posso, dove andrò a fermare mai questa lettura? Vedo bene, certo da quale spazio il mio occhio si avvia; ma verso dove? Su quale altro spazio si focalizza? Penetra oltre la carta? (ma dietro la carta c'è il tavolo). Quali sono i piani che ogni lettura scopre? Come è costruita la cosmogonia che questo semplice sguardo postula? 


Singolare cosmonauta, eccomi attraversare mondi e mondi, senza fermarmi a nessuno d'essi: il candore della carta, la forma dei segni, la figura delle parole, le regole della lingua, le esigenze del messaggio, la profusione dei sensi che si connettono e uno stesso infinito viaggio nell'altra direzione, dalla parte di chi scrive: dalla parola scritta potrei risalire alla mano, alla nervatura, al sangue, alla pulsione, alla cultura del corpo, al suo godimento. Da una parte e dall'altra, la lettura si dilata all'infinito, impegna l'uomo nella sua interezza, corpo e storia; è un atto panico, del quale la sola definizione certa è che non potrà fermarsi da nessuna parte.
 

Roland Barthes, Variazioni sulla scrittura seguite da Il piacere del testo, Einaudi, Torino 1999, 58.

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