domenica 26 maggio 2013

In sanctae Trinitatis fide catholica perseverare - La festa della Trinità

Il titolo di questo post deriva da una delle fonti della Liturgia romana. Si tratta di un frammento tolto dall'Hanc igitur della Missa in monasterio del Sacramentarium Gelasianum Vetus.1

 
Disputa del santissimo Sacramento, particolare. Raffaello Stanze della Segnatura

Dall'eucologia gelasiana si vuole procedere nel tentativo di spiegare e comprendere l'odierna festa della santissima Trinità.
L'intera liturgia è un inno alla Trinità santissima ed è una professione di fede nelle Tre divine Persone. Il principale accenno a questo modulare canto melodico che la Chiesa ininterrotamente rivolge alla Trinità si riscontra nella categoria liturgica delle dossologie disseminate nei testi liturgici delle Chiese d'oriente e d'occidente.

Gloria Patri, Te Deum, Gloria in Excelsis e le formule dei Symbola fidei sono le punte di diamante che fanno risuonare nella celebrazione della Chiesa occidentale il balbettio umano sul Mistero di Dio, così come ricorda il catechismo della Chiesa Cattolica:

Nella liturgia della Chiesa, la benedizione divina è pienamente rivelata e comunicata: il Padre è riconosciuto e adorato come la Sorgente e il Termine di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza; nel suo Verbo incarnato, morto e risorto per noi, egli ci colma delle sue benedizioni, e per suo mezzo effonde nei nostri cuori il Dono che racchiude tutti i doni: lo Spirito Santo. (CCC 1082)

Parlare di Trinità significa accennare a tutte le controversie sulla natura e la sostanza delle Tre divine Persone, ai concili ed ai sinodi che hanno fissato, professato e diffuso il mistero della Trinità e l'ardente percezione dell'ortodossia trinitaria. Dei tanti santi Padri e scrittori ecclesiastici che hanno dedicato il loro ministero di predicazione al tentativo di spiegare cosa effettivamente la Chiesa crede e annuncia in merito al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, ricordiamo solo s. Agostino ed il suo monumentale Trattato sulla Trinità e s. Atanasio d'Alessandria con la sua Epistula de decretis Nicaenae Synodi.

Le fonti della festa della Trinità

Riflettere sul significato liturgico di questa festa vuol dire affrontare la storia della solennità dedicata alla Trinità.
La devozione alla santissima Trinità non è un frutto del mondo moderno, ma se ne trovano tracce già nel VI secolo in Spagna e nel sec. VIII in Francia. Dedicazioni di altari, composizione di uffici votivi, completamente spariti dalla Liturgia riformata del Concilio Vaticano II, e formulari di messa dedicati alla Trinità sono i primi indizi in cui si scoprono le radici dell'odierna solennità.2

Le fonti della liturgia romana


Nei grandi sacramentari della tradizione Romana dopo Pentecoste, così come dopo le grandi feste dell'anni circulum, era assegnata un'ottava con testi propri e, fino al Concilio Vaticano II, con proprie caratteristiche inerenti il diritto liturgico.

Se fermiamo l'attenzione sul Gelasiano antico, si osserva in primo luogo, in unione ai motivi teologici e liturgici legati alla celebrazione dello Spirito santo, l'ultima orazione del formulario LXXX3 per l'Ottava di Pentecoste.

Concede nobis, misericors Deus, ut sicut nomine Patris et Filii deuino generis intellegimus veritatem, sic in Spiritu sancto tocius cosgnoscamus substanciam trinitatis.4
Nel formulario LXXXIIII Orationes et preces in Octavorum Pentecosten si ritrova il prefazio, poi divenuto prefazio della Trinità.
Il Sacramentario Gelasiano Antico riporta per l'Ottava di Pasqua il prefazio che, trasmesso al Supplementum Anianense dal Sacramentarium Gregorianum e di qui al Missale Romanum di Trento, ci permette di vedere la presenza in nuce dell'eucologia tipica della messa latina per la Trinità. Se il formulario della Domenica dopo Pentecoste non lascia trasparire nessun riferimento trinitario5, il prefazio della stessa Domenica è invece quello tipico della festa della Trinità e che ha attraversato i secoli della storia liturgica fino alla formula attuale del Missale Romanum 2003:

Qui cum unigenito Filio tuo, et sancto Spiritu unus es Deus, unus es Dominus. Non in unius singularitate personae, sed in unius trinitatis substantiae. Quod enim de tua gloria revelante te credimus, hoc de Filio tuo, hoc de Spiritu sancto, sine differentiae discritione sentimus ut in confessione verae sempiternique deitatis, et in personis proprietas, et in essentiae unitas, et in maiestate adoretur aequalitas.6
Secondo lo studio dello Chavasse, il Gelasiano appare qui ritoccato rispetto alla precedente tradizione romana e l'inserimento della domenica dell'ottava di Pentecoste risalirebbe al 630-650. Infatti prima di questa data, al tempo di Leone Magno e nei secoli successivi, il tempo di Pasqua si chiudeva con la Pentecoste alla quale seguivano i solenni digiuni, che dall'epoca di papa Gelasio (492-496) erano i digiuni del quarto mese (giugno).7 Il più antico testimone del prefazio della Trinità si trova quindi nel Gelasiano Antico. Da qui il testo è passato ai Gelasiani dell'VIII secolo, nel Messale di Stowe (frammenti) ed in quello di Bobbio. Un testo rimaneggiato si trova anche nella fonte della liturgia ispanica, nel Liber mozarabicus sacramentorum rielaborazione del testo gelasiano originale.8 Sempre secondo la lezione dello Chavasse, il testo del prefazio gelasiano sarebbe un testo romano che, anche se non riconducibile direttamente a Leone Magno, rileva un linguaggio tipico del contensto liturgico, teologico e pastorale della Roma del IV-V secolo. L'opera di predicazione del Pontefice, che ha per oggetto la spiegazione dello Spirito e della Trinità e l'affermazione della catholica fides trinitaria contro le false dottrine dei Sabelliani e dei Priscilliani, nell'analisi del testo, dei verbi impiegati, dei paralleli e delle allusioni è riconoscibile come fonte remota del prefazio GeV 680.9

La Domenica dopo Pentecoste

Le fonti non sono molto chiare su questo punto. È evidente il passaggio che nel VI secolo ha portato la Pentecoste ad avere la stessa struttura della celebrazione pasquale:

veglia (battesimale/battesimo clinico) – messa del giorno/sequenza – ottava

Si ricorda inoltre che il processo di sviluppo della devozione trinitaria, intesa come elaborazione concettuale delle scuole teologiche del X e XI secolo trovano una testimonianza in Alcuino di York; egli infatti nella sua opera di riforma liturgica secondo le indicazioni di Carlo Magno, è stato identificato come l'autore di una serie di messe votive per il sacerdote. Tra queste si trova anche la Missa de Trinitate. Per l'importanza rivestita dal monaco Alcuino presso Carlo Magno e dei monasteri, luoghi della fedele applicazione delle sue norme circa la disciplina ecclesiastica e liturgica, si comprende che la devozione alla santissima Trinità ed il suo formulario facilmente si siano potute diffondere proprio in ambito monastico in tutto il territorio del Sacro Romano Impero. Infine molteplici testimoni manoscritti dei sacramentari, dal secolo XI in poi, assegnano alla domenica dell'Ottava di Pentecoste la festa della santissima Trinità.10


Ravenna, san Vitale, particolare della philoxenia abramitica

Rimanendo in ambito monastico, intorno al 1030 nel famoso monastero di Cluny la festa si trova assegnata alla prima domenica dopo Pentecoste. L'influenza che la fondazione cluniacense ha esercitato sul mondo liturgico latino, anche grazie alla volontà di riforma di papi ed imperatori che proprio ai monaci dell'abbazia imperiale erano ricorsi trovandovi ardenti e fedeli esecutori delle loro aspettative di intervento, ha sicuramente giocato un ruolo decisivo nella diffusione della festa e della celebrazione liturgica.
Ma come è accaduto per molte altre “novità” liturgiche d'Oltralpe inserite nel contesto della Chiesa latina, in un primo tempo si sono levate voci che non accettavano l'inserimento di una nuova festa liturgica in onore della Trinità. Resistenze che di fatto non hanno fermato la diffusione della nuova devozione e delle nuove pratiche liturgiche.11
L'atto ufficiale arrivò con Giovanni XXII (1245-1334) che dal suo esilio Avignonese, stabilì ed estese la festa a tutta la cattolicità nel 1334, collocandola alla fine dell'Ottava di Pentecoste. 
L'inserimento uniforme ed ufficiale della festa giunse solamente con la codificazione del Messale Tridentino edito da san Pio V nel 1570.

Liturgia e arte

La mano del Padre e la fiamma dello Spirito, Chiesa di tutti i Santi,
Ljubljana 2009.
Le opere musive che si possono contemplare nella Città Apostolica abituano l'osservatore attento a riconoscere il Padre nella mano benedicente che dall'alto dell'abside indica il Figlio come segno del paterno compiacimento. 
Nei bassorilievi del sarcofago dogmatico del Laterano si osserva la Trinità raffigurata in tre distinte Persone. A Roma (santa Maria Maggiore) come a Ravenna (san Vitale) le immagini di Abramo presso Mamre e dell'ospitalità ai tre misteriosi personaggi orientano verso l'adorazione della Trinità.12

L'effigie della Trinità ha comunque sempre generato problemi e varianti nell'iconografia a seconda delle fonti (scritturistiche e patristiche) prese in considerazione. L'arte cristiana si è mossa su due binari paralleli costituiti dalla simbologia trinitaria e dalle raffigurazioni antropomorfe/zoomorfe della Trinità.
Per la simbologia si trova, in oriente ed in occidente, il cerchio che sta a significare la perfezione divina. Ripetuto tre volte è il simbolo per eccellenza della Trinità santa, cui si associano altri elementi come l'etimasia o il numero tre.

Etimasia, Abside - Basilica di San Paolo fuori le mura, Roma

Altre raffigurazioni antropomorfe e zoomorfe ineriscono il Mistero della Trinità con il citato esempio della mano benedicente o della colomba per lo Spirito, secondo il dettato biblico.
Con il citato intervento magisteriale di papa Giovanni XXII nel 1334, si incentivano le produzioni di immagini della Trinità in tutto l'occidente secondo modelli antropomorfi.
L'Oriente rimase invece legato alla philoxenia (ospitalità) abramitica ed in base all'identificazione della Trinità con i tre visitatori l'arte bizantina ha mantenuto in più testimonianze questa peculiarità biblica (Venezia, Basilica di san Marco, Monreale, Basilica Cattedrale, Palermo, Cappella Palatina, Ravenna, San Vitale) fino alla rappresentazione più famosa ad opera del monaco Andrej Rublëv.

Da un altro filone della teologia bizantina da cui deriverebbe l'iconografia latina, si ha la rappresentazione zoomorfa del Padre, l'antico dei giorni, canuto e possente che sostiene il Figlio e lo Spirito nella tradizionale sembiaza volatile.

In occidente l'arte cristiana sviluppò l'iconografia trinitaria o in forma autonoma con le sole tre divine persone o in composizione con altre immagini. In entrambi i casi le Persone sono state rappresentate o identiche e riconoscibili solo per alcuni particolari che ne distinguono le operazioni o in sembianze dissimili.

Tra tutte le eminenti raffigurazioni citiamo solamente la magnifica trinità del Masaccio a Santa Maria Novella di Firenze e la grandiosa raffigurazione di Raffaello, la Disputa del santissimo Sacramento nella Stanza della Segnatura del Palazzo Apostolico Vaticano.

Spesso la Trinità viene associata all'incoronazione della Madre di Dio, sullo stile sontuoso e drammatico delle incoronazioni delle corti terrestri.13 

26 maggio 2013, festa della ss. Trinità


Per la concorrenza della festa della Santissima Trinità e della memoria liturgica di san Filippo Neri si coglie la felice coincidenza nel desiderio del santo Apostolo di Roma di edificare presso l'Ospizio dei pellegrini una chiesa dedicata alla Trinità.

Guido Reni, Pala della Trinità
Una delle più antiche chiese di Roma dedicata a san Benedetto è quella denominata in arenula (nel Rione Regola). In questo luogo dei laici, riuniti intorno alla figura di san Filippo Neri, prestavano servizio ai pellegrini giunti a Roma e ai poveri. La confraternita, uno dei tanti frutti del genio pastorale di san Filippo, venne riconosciuta da Paolo III e, nel 1558, Paolo IV gli asseggnò ufficialmente l'edificio sacro. Nell'area della chiesa demolita fu eretta nel 1614 l'odierna ss. Trinità dei Pellegrini e convalescenti vicino a ponte Sisto. 

 La prima pietra venne posata nel 1587 e l'edificio incompleto venne cosacrato nel 1616. L'immagine della Santissima Trinità si trova sull'altare Maggiore ed è una Pala eseguita da Guido Reni nel 1625 e commissionata dal cardinale Ludovico Ludovisi.14


Basilica di sant'Ignazio, monumento funebre del Cardinale Ludovisi

Dopo il giubileo del 1575 in cui la confraternita iniziò la propria opera di cura per i pellegrini, in tutti gli anni santi successivi la chiesa della Trinità e il suo ospizio continuarono ad essere il fulcro dell'accoglienza religiosa a Roma, ospitando fino a 400.000 persone, fino al giubileo del 1825. Per ironia della sorte l'ospizio fondato dal santo prete Filippo Neri, onorato e riconosciuto dalla Chiesa Cattolica è stato il luogo in cui i rivoluzionari intenzionati alla capitolazione dello Stato della Chiesa vennero accolti e curati. Un epigrafe sul fianco sinistro della facciata di Giuseppe Sardi ricorda che tra di loro c'era anche il giovane Goffredo Mameli.





1   Liber sacramentorum romanae aecclesiae ordinis anni circuli. (Cod. Vat. Reg. lat. 316/ Paris Bibl. Nat. 7193, 41/56), ed. L. Eizenhöfer – P. Siffrin – L.C. Mohlberg (Rerum ecclesiasticarum documenta. Series maior. Fontes 4) Herder, Roma 1981, 1434.
2    Cfr. F. Cabrol, «Le culte de la Trinité dans la liturgie et l'institution de la fête de la Trinité», in Ephemerides Liturgicae 1931.
3    GeV 646-651, Item orationes ad vesperos infra octabas Pentecosten.
4    GeV 651.
5  J. Deshusses, Le sacramentaire Grégorien. Ses principales formes d'aprés les plus anciens manuscrits (Spicilegium Friburgense, 16), Éditions Universitaires, Fribourg 1992, 1132-1134.
6   GeV 680 (cfr GrS 1621).
7  A. Chavasse, Le sacramentaire Gelasien (Vaticanus Reginensis 316). Sacramentaire presbytéral en usage dans les titres romains au VIIe siècle (Bibliothèque de Théologie. Série 4. Histoire de la Théologie 1), Université de Strasbourg, Strasbourg 1958, 250.
8    M. Ferotin, Le liber mozarabicus sacramentorum et les manuscrits mozarabes, ed. A. Ward – C. Johnson (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae”. Subsidia 78. Instrumenta Liturgica Quarreriensia 4) CLV – Edizioni Liturgiche, Roma 1995, 327-329; 528-529.
9    Chavasse, Le sacramentaire Gelasien, 257-260.
10  Cfr. Righetti, Storia Liturgica 2, 326-327
11  Cfr. Righetti, Storia Liturgica 2, 325-326
12  S. Agostino, Sermo 171: Tres vidit, unum adoravit […] unicus erat hospes in tribus qui venit ad patrem Habraham. Nella Chiesa cattolica le raffigurazioni della Trinità in tre distinte persone è stata vietata nel 1745 da Benedetto XVI perché contraria al sensus fidei.
13  M. Fassera, «Trinità», in Iconografia e arte cristiana 2, ed. L. Castelfranchi – M.A. Crippa – R. Cassanelli – E.  Guerriero (Dizionari san Paolo), San Paolo, Cinisello Balsamo 2004, 1363-1364.
14  M. Armellini, Le Chiese di Roma. Dal secolo IV al XIX, Edizioni del Pasquino, Roma 1982, 408.

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