mercoledì 15 maggio 2013

Il mottetto "Duo seraphim" dal Vespro della Beata Vergine Maria di Claudio Monteverdi

"Un altro esempio, più vicino alla Parola nella sua letteralità scritturistica e liturgica, attira la nostra attenzione: il Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi (1610). Questo splendido manifesto musicale della pietà mariana, scritto durante la controriforma, sfrutta in tre momenti significativi l'effetto dell'eco: nel mottetto Duo seraphim, nel concerto Audi caelum (libera centonizzazione del Cantico dei cantici) e nella dossologia del Magnificat. Benché la fattura di questi brani no
Claudio Monteverdi
n sia priva di una certa teatralità che si compiace di se stessa, tuttavia essi sono animati da un profondo giubilo vocale e spirituale e, tanto nel primo quanto nel terzo brano, l'effetto eco ha un significato trinitario evidente: si tratta davvero di udire e far udire ciò che si canta nel più intimo dello scambio, del dialogo divino, di rendere musicalmente sensibile questo tra-Tre, questo tra-Dio che è allo stesso tempo distanza suprema e suprema comunione. 


 Va ricordato anche che, per rendere percepibile questo “volume”, questo “spazio” trinitario, l'autore si è ispirato magnificamente al volume ed allo spazio offerto dalla basilica palatina
Interno della basilica palatina di santa Barbara a Mantova
di Mantova, sito cui era destinata l'esecuzione di questa sottile composizione. Infatti, l'architettura dell'edificio permetteva al suono di originarsi non solo in diversi organi vocali, ma anche in diversi luoghi, analoghi alle mansioni di cui si serviva il teatro medievale per le rappresentazioni dei misteri. Nel caso del mottetto Duo seraphim, Monteverdi ha assunto come pretesto la “dualità” dei serafini di Isaia 6, 2-3 che “proclamavano l'un l'altro (clamabant alter ad alterum)...”. 

Il brano (dalla testualità scritturistica e dalla funzione liturgica) con la sua stereofonia ante litteram e la sua vibrazione estatica giubilante, come quella di un arco teso, rende meravigliosamente manifesta questa risonanza – intrinseca alla liturgia – che attira il nostro interesse, perché, in verità, tutta la liturgia consiste in una sorta di “altercazione”.

François Cassingena-Trévedy, La liturgia arte e mestiere, Qiqajon, Magnano 2011, 119-120




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