domenica 7 aprile 2013

La cattedra del Vescovo di Roma


La cattedra




La cattedra è un oggetto che parla a noi dall'antichità. 
Ancora oggi chi siede in cattedra dovrebbe avere autorità nei suoi discorsi e nei contenuti; e così tutta la comunità dei docenti, nelle scuole di ogni ordine e grado, prende posto sulla cattedra, agli occhi dei più semplicemente una sedia come le altre ma distinta per la presenza dei braccioli. I docenti siedono in un luogo privilegiato per educare, formare e insegnare; siedono in cattedra per esporre,  istruire, comunicare.
 


Abside della Basilica di san Giovanni in Laterano
La cattedra, come seggio di onore, appartiene originariamente al mondo antico, quale seduta per il filosofo o il retore, e soprattutto al mondo romano in cui diviene un elemento tipico per i senatori disposti su seggi di legno e decorati per presiedere ed assistere alle sedute del governo dell'impero.



La cattedra lignea come segno di prestigio ma sopratutto come seggio dal quale si istruisce il popolo, con la pace Costantiniana e il successivo accrescimento del'autocomprensione e prestigio degli episcopi della nuova religione di stato, è divenuto non solo il seggio del magistrato o del funzionario imperiale, luogo di retorica e di insegnamento didattico, ma sella esclusiva del vescovo che insieme ai presbiteri ed ai diaconi, nelle celebrazioni presiede nella carità, è il segno visibile dell'unità della Chiesa, segno del Cristo Maestro che forma i popoli, conduce e governa la plebs Dei in nome del Pastor magnus ovium (cfr. Eb 13,20).



L'uso cristiano della cattedra è attestato in forme artistiche varie. Le cattedre più antiche, giunte fino a noi, sono quelle ricavate nei cimiteri, nelle catacombe e che servivano per “accogliere” il defunto durante i refrigeria. Affreschi, sarcofagi, mosaici e bassorilievi trasmettono all'osservatore attento l'immagine di un mondo che concepiva la cattedra come luogo esclusivo, occupata da Cristo stesso come nei mosaici absidali o nella forma dell'etimasia, del trono vuoto sormontato dalla croce e dai simboli della passione. 
La cattedra del Vescovo di Roma

Nel culto cristiano la cattedra è il seggio esclusivo del vescovo dalla quale egli presiede le celebrazioni per il popolo di Dio radunato in assemblea, lo istruisce nella formazione e lo guida al posto di Dio così come insegna sant'Ignazio di Antiochia: Occorre dunque onorare il vescovo come il Signore stesso (Ad Eph., VI). L'architettura delle chiese cristiane antiche porta a sottolineare il valore della posizione della cattedra, disposta nell'abside, alle volte nella forma di sinthronos, ovvero con a fianco i seggi per i presbiteri ed i diaconi, liturgicamente e teologicamente messa in dialogo con la rappresentazione del Cristo nel catino absidale che sovrasta il vescovo celebrante.La cattedra quindi come simbolo della diocesi, del suo vescovo ma anche immagine escatologica del popolo che fissa gli occhi sul successore degli apostoli ed allo stesso tempo contempla il Cristo nella sua gloria. 


La storia




Cattedra papale di Assisi
Tra le cattedre più illustri e venerande per tradizione e significati teologici e rituali emerge la cathedra romana o lateranensis. È la cattedra della Chiesa di Roma, il seggio esclusivo del Vescovo della città bagnata dal sangue della testimonianza dei Corifei Pietro e Paolo. È la sede del Pastore universale, del dominus papa, così come era definito negli Ordines Romani e nei Pontificali rinascimentali.

Dell'antica cattedra romana non abbiamo nessuna testimonianza. Nel XIII secolo il papa francescano Niccolò IV Masci (1288-1292), in seguito ad alcuni interventi già operati da Innocenzo III a san Pietro, restaurò ed ampliò la cattedra della basilica del ss. Salvatore al Laterano di poco successiva alla cattedra che lo stesso papa dispose nella basilica superiore di Assisi. Clemente VIII Aldobrandini (1592-1605), a causa del decadimento strutturale dell'area dell'abside lateranense fece smembrare la cattedra e sembra verosimile che i due leoni stanti ed incedenti che formavano i braccioli della cathedra romana siano stati reimpiegati dal cardinale Cesare Baronio per la cattedra della sua chiesa titolare dei ss. Nereo et Achilleo.

Cattedra della basilica dei ss. Nereo e Achilleo
Papa Leone XIII Pecci (1878-1903), visto il penoso stato di abbandono della cattedrale di Roma e il pericolo legato alla struttura dell'abside costantiniana decretò di risistemare l'intera area. Egli assegnò l'incarico all'architetto Francesco Vespignani al quale si deve il prolungamento della navata, dove trova posto il coro ligneo dei canonici lateranensi sotto le grandi cantorie per gli organi, la ricomposizione del mosaico absidale e la costruzione della nuova cattedra che si può ammirare oggi. 

Dell'antica cattedra di Niccolò IV gli studiosi riconosco con certezza il suppedaneo. Una scritta coeva è stata ricomposta sui gradini che conducono al seggio e che ne costituiscono una precisa esegesi. Il papa che nelle celebrazioni ascende i gradini della sua sede vi trova scritto:



Hic est papalis sedes et pontificalis
presidet et Christi de iure vicarius isti
et quia iure datur sedes romana vocatur
nec debet vere nisi solus papa sedere
et quia sublimis alii subdubtur in imis



Il simbolismo




Il suppedaneo originale del XIII secolo è caratterizzato da una precisa simbologia. Sotto i piedi del papa si trova un bassorilievo che raffigura quattro animali disposti di spalle e di profilo in due coppie distinte alternativamente collocate. Gli animali hanno l'effigie rivolta uno verso sinistra, all'esterno, ed uno verso destra, all'interno. Delle didascalie latine indicano l'identità degli animali simbolici rappresentati. Si tratta dell'aspide, del leone, del drago e del basilisco. Due coppie di animali reali e fantastici.


Cathedra romana



La lettura simbolica procede dal Salmo 91(90),13 che recita:



Super aspidem et basiliscum ambulabis et conculcabis leonem et draconem


Nella raffigurazione del bassorilievo l'ordine del salmo è modificato e alternato.

L'aspide secondo la riflessione cristiana alla luce della Sacra Scrittura è il tentatore di Gen 3, 1-4 ed il serpente antico di Ap 12,9; è quindi l'immagine del maligno che insidia l'uomo per allontarlo da Dio. Nell'immaginario medievale questa simbologia trae ragione dalla natura per cui l'aspide è un animale che colpisce all'improvviso e scava la sua tana nella terra, segno e simbolo della porta degli inferi. Facilmente l'aspide, per la sua lingua biforcuta, è divenuto anche il segno dell'eresia che divide la Chiesa. Trovare l'aspide sotto i piedi del Romano Pontefice rimanda al suo munus docendi ed alla fedeltà al Vangelo di Cristo per formare un unico popolo e vincere la separazione secondo l'eco biblica nel Salmo 110(109), 1: “Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi".

Il leone ha nella tradizione simbolica antica, pagana prima e poi cristiana, una doppia valenza, positiva e negativa. Per il contesto, il gradino raffigurando il leone non si riferisce al segno positivo dell'animale, inteso come divinità solare e come simbolo, per la sua potenza, del Cristo risorto che vince le tenebre del peccato e della morte, simbolo di regalità e variamente impiegato all'interno delle Sacre Scritture;1 non è un Aslan/Cristo risorto che accompagna vigoroso e che si sacrifica, come raccontato nelle Cronache di Narnia di Lewis. Qui è invece segno delle forze del male come suggestivamente ricorda la 1Pt 5,8: “Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”, versetto contenente la citazione del Salmo 22,14 “un leone che sbrana e ruggisce”.

Il drago, primo degli animali fantastici, ha una reminiscenza biblica nell'Apocalisse di Giovanni (Ap 12-13). La simbologia del drago è ricchissima di riferimenti, non ultimo l'estremo oriente che lo raffigura ancora. Nei Bestiari medievali il drago è solo il simbolo del demonio, significato derivato dalla bestia apocalittica. In questo senso raffigurare il drago sotto i piedi del Vescovo di Roma è il segno ancora una volta della vittoria di Cristo sul male.

Il basilisco. Plinio nella sua Storia naturale2 ricorda che si tratta del più terribile dei rettili che viene vinto dalla piccola donnola che lo addenta al collo o al ventre e si fa uccidere piuttosto che mollare la presa. Il basilisco, anticamente inteso come capo dei serpenti, è ancora oggi uno dei simboli dei satanisti e la donnola che lo attacca, piccola ed indifesa rispetto agli artigli del basilisco, è il simbolo del Cristo che sconfigge le forze del male e toglie l'uomo dal dominio dell'accusatore.

Il salmista probabilmente non aveva in mente tutti i dettagli che abbiamo cercato di esporre, ma sicuramente ha voluto rappresentare, con la citazione di questi animali, tutta la paura che l'uomo prova nella vita e che raccoglie idealmente nelle caratteristiche degli esseri citati
L'artista, verosimilmente, componendo l'iconografia del gradino non ha fatto altro che consegnare ai posteri il ministero del Vescovo di Roma che in quanto successore di Pietro e Vicario di Cristo, come si desume dalla citazione precedente disposta sugli altri gradini, conferma i fratelli nella fede gettando sotto i suoi piedi ciò che attenta all'unità della Chiesa e della sua dottrina, alle forze del male che cercano di sconvolgere il popolo redento. La cattedra è oggi, per noi, un simbolo Pasquale, un simbolo del Cristo che risorge vittorioso, e del Papa che non è innalzato in quanto uomo, ma che svolge la sua missione di pastore a servizio del popolo che gli viene affidato (Gv 21,15-19).



La preghiera




Con la pubblicazione da parte dell'Ufficio delle Celebrazioni del Sommo Pontefice del nuovo rituale per l'inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma si è provveduto alla sistemazione dei riti per l'insediamento del Romano Pontefice sulla sua cattedra. 
Il rito intotolato Sessio in cathedra romana, che avviene dopo il canto del Kyrie eleison, consiste in una monizione del Cardinale Vicario, nell'invocazione ad multos annos che il popolo di Roma rivolge al suo vescovo e nel rito dell'"obbedienza" di una rappresentanza dei fedeli della Chiesa di Roma al canto dell'inno Divina vox desunto dal Vespro della festa della Cattedra di san Pietro.



Il testo pronunciato dal cardinale Vicario afferma:



Beatissimo Padre, la Chiesa che vive in Roma partecipa con letizia alla presa di possesso della tua Cattedra, che è la Cattedra di Pietro, sopra il quale è fondata la Chiesa. Come il vignaiolo che sorveglia dall'alto la vigna sei posto in posizione elevata per prestare sollecita attenzione al popolo che ti è affidato. Ricorda che occupi la cattedra pastorale per provvedere al gregge di Cristo. Il tuo onore è l'onore di tutta la Chiesa ed è per i tuoi fratelli valido e sicuro sostegno; sarai veramente onorato quando a ciascuno è riconosciuto l'onore che gli spetta. E tu sei il Servo dei Servi di Dio.

Il testo previsto nella nuova versione dei riti di insediamento afferma: 


Beatissimo Padre, la Santa Chiesa che è in Roma oggi esulta di gioia nel Signore nell’accogliere il suo vescovo, il successore dell’Apostolo Pietro, che prende possesso della sua Cattedra. Questo è il luogo eletto e benedetto, dal quale, fedelmente nello scorrere dei secoli, la roccia sulla quale è fondata la Chiesa conferma nella verità della fede tutti i fratelli, presiede nella carità tutte le Chiese e con ferma dolcezza tutti guida sulle vie della santità. Alla Trinità beata s’innalza il nostro inno di lode e di gratitudine e la nostra supplice intercessione perché da un confine all’altro della terra si formi un solo gregge sotto un solo Pastore. Beatissimo Padre, con devozione filiale, ci professiamo obbedienti e docili al suo magistero e alla sua guida.


Auguriamo al nuovo papa, in attesa di vedere il suo insediamento e di ascoltare queste parole, di essere il vignaiolo solerte e sollecito verso i cristiani del mondo, ma sopratutto verso di noi, romani, figli della Chiesa che il Signore gli ha affidato.





Bibliografia



Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, Inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma Benedetto XVI, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2006.


________, Ordo rituum pro ministerii petrini initio Romae episcopi, e Civitate Vaticana 2005


Jounel, P. , «Luoghi della celebrazione», in Liturgia, ed. D. Sartore – A.M. Triacca – C. Cibien, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, 1110-1125.


Mazzilli Savini, M.T., «Leone», in Iconografia e Arte cristiana, ed.R. Cassanelli – E. Guerriero, II, San Paolo, Cinisello Balsamo 2004, 816-817.


Ravasi, G., Il libro dei Salmi, II, Edizioni Dehoniane, Bologna 1999, 913-916.




1Gen 49, 9-13; Eccl. 47; Gdc 14, 6-9; 1Sam 17, 32-37...

2XXIX, 14.

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