giovedì 7 marzo 2013

Riscopriamo la Quaresima...


L'attualità ecclesiale ha suscitato in chi scrive un problema di decentramento di quello che è lo spirito del tempo che stiamo vivendo. La rinuncia del Vescovo di Roma, il papa Benedetto XVI, ha quasi distolto gli occhi della mente e del cuore dai precetti e dalla contemplazione del mistero di Cristo nel suo cammino verso Gerusalemme.


Presento allora alcune brevi note per riappropriarmi del tempo quaresimale.

  1. “L'esercizio della penitenza quaresimale ci ottenga il perdono dei peccati e una vita rinnovata a immagine del Signore risorto”.
    Questa citazione chiude il secondo testo, ad libitum, per la benedizione delle Ceneri al Mercoledì in capite ieiunii.
    Da questo frammento si percepisce quanto la Quaresima sia una preparazione alla Pasqua del Signore. Un periodo di formazione nell'ascolto della Parola di Dio, che in questo tempo ci trasmette testi corposi in cui veniamo a contatto con la dottrina e l'esperienza del Maestro, nell'esercizio della penitenza quaresimale (quadragesimális exercitatiónis stúdio) ovvero in uno spirito umile secondo la triplice declinazione dell'elemosina, della preghiera e del digiuno. Il tutto viene indicato nella Sacrosanctum Concilium che al n. 109 afferma: il duplice carattere della quaresima, il quale, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione al battesimo e mediante la penitenza, invita i fedeli all'ascolto più frequente della parola di Dio e alla preghiera e li dispone così a celebrare il mistero pasquale. Mi pare però necessario leggere anche il paragrafo successivo:
    La penitenza quaresimale non sia soltanto interna e individuale, ma anche esterna e sociale. E la pratica penitenziale sia incoraggiata e raccomandata dalle autorità secondo le possibilità del nostro tempo e delle diverse regioni, nonché secondo le condizioni dei fedeli. Sia però religiosamente conservato il digiuno pasquale, da celebrarsi ovunque il venerdì della passione e morte del Signore, e da protrarsi, se possibile, anche al sabato santo, in modo da giungere con cuore elevato e liberato alla gioia della domenica di risurrezione”.
  2. I quaranta giorni di esercizio penitenziale non sono solo una preparazione formale alla Pasqua ma sono una forte catechesi, un'iniziazione, sacramentale alla celebrazione del mistero della Risurrezione. Nell'ascolto della Parola di Dio, nella partecipazione ai sacramenti e nel rinnovato impegno per l'esercizio delle virtù la Chiesa conduce il crisitano ad una più ampia possibilità di conformazione al Cristo fino a raggiungere il culmine sancito nella lettera ai Romani, odierna Epistola della Veglia Pasquale:
    O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. (Rm 6, 1-5; 8-11)
    All'apice di questa formazione sacramentale mediata dalla Quaresima si trovano il rinnovamento delle promesse battesimali della Veglia Pasquale e la partecipazione al banchetto dell'Eucaristia, come espresso nella monizione che precede il rito del Rinnovamento delle promesse battesimali: per mezzo del battesimo siamo divenuti partecipi del mistero pasquale del Cristo, siamo stati sepolti insieme con lui nella morte, per risorgere con lui a vita nuova.

  3. Alla luce di quanto detto si delinea un itinerario quaresimale strutturato su tre vie che si congiungono alle soglie del sepolcro nuovo nel quale Cristo riposa il Sabato Santo: 
     
    • La struttura della Quaresima, particolarmente intensa in questa città di Roma, in cui ogni giorno il cristiano si può mettere in cammino per la celebrazione eucaristica e poi fermarsi nella contemplazione secondo i riti delle Stationes quadragesimáles, è un'introduzione, un'esperienza di fede e di preghiera che conduce dentro il mistero della Pasqua.

    • La via che conduce al fonte della rigenerazione. L'antica Quaresima con la dottrina e gli impegni quaresimali conduceva i Catecumeni adulti ed i penitenti pubblici rispettivamente alla ricezione dei Sacramenti dell'iniziazione cristiana ed alla remissione dei peccati per una più completa partecipazione al mistero di Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. L'ascolto delle collette delle ferie e delle domeniche quaresimali conduce proprio alla percezione del cammino penitenziale come via privilegiata per la buona preparazione e per la fruttuosa partecipazione alla Triduo Pasquale ed al tempo della Pasqua.

    • La via che conduce al Cristo glorioso. Si diceva che il fine cui tendono questi quaranta giorni è suggellato dal capitolo 6 della lettera ai Romani. Se non ci fosse un radicale desiderio di conoscere, amare e seguire Cristo, discendendo con lui fino alla morte per risalire con lui alla Risurrezione, l'intera Quaresima, l'intero anno liturgico, non avrebbe senso. Un cammino cristologico che vede il suo apice nel canto dell'Exsultet dopo aver attraversato la chiesa buia dietro al Lumen Christi.   
     
     Consola l'attesa per la proclamazione, nell'Ufficio delle Letture del Giovedì Santo, di questo brano della Omelia sulla Pasqua di Melitone di Sardi: 
    Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l'agnello che non apre bocca, egli è l'agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnello senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all'uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione. Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l'umanità dal profondo del sepolcro.

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