domenica 17 marzo 2013

La V domenica di Quaresima: appunti di storia liturgica

La quinta domenica di Quaresima sostituisce quello che era il tempo di Passione, diviso in due parti. 
Iniziava con l'odierna Domenica e preparava alla contemplazione della Passione del Signore culminante nella Domenica delle Palme, così come ricorda il Guéranger nel suo Anné Liturgique.

Un retaggio del tempo di Passione esteso su queste due settimane è rimasto nel Messale Romano 1983 con due prefazi della Passione, di cui il primo da dirsi nelle ferie di questa quinta settimana di Quaresima ed anche nelle Messe votive della santa Croce e della Passione del Signore; il secondo, invece, è riservato ai primi tre giorni della Settimana Santa (MR1983, 325-326).

Nella redazione originale, la quinta settimana di Quaresima non si distingueva in nulla dalle precedenti.

Nel Sacramentario Gelasiano antico (254-257) la titolatura riporta semplicemente quinta dominica quae pro scrutinio celebratur che riporta l'attenzione alla prassi della quaresima come preparazione ultima dei catecumeni alla pasqua. La successiva domenica è chiamata Dominica in Palmas de passione Domini;1 dunque l'appellattivo passione era riservato, come oggi, alla domenica che precede la Pasqua di Risurrezione.

L'Ordo Romanus XIV, che trasmette l'ordinamento delle letture nella basilica di san Pietro, afferma che VII dies ante Pascha, Liber Isaiae prophetae, unde ad passionem Christi convenit.2 

Il Sacramentario Gregoriano, che condensa in sé il patrimonio liturgico romano a quello dei paesi franchi, solitamente noto con l'espressione "gallicano", per questa domenica riporta, nel formulario 66 il titolo Die dom. de Passione Domini ad sanctum Petrum. Il riferimento alla Passione e alla Stazione Quaresimale nella Basilica di San Pietro ci permette di ricordare la particolare solennità di questa statio caratterizzata dall'esposizione delle reliquie della Basilica, secondo le tradizioni della Chiesa di Roma, e la benedizione con la reliquia del santo Volto, un tempo custodita nella Loggia della Veronica.
 
Se spostiamo il nostro sguardo dalle fonti liturgiche a quelle patristiche, per semplicità, ci fermiamo ad osservare che il papa Leone Magno nei suoi Sermones dedica alcune omelie proprio a questo tempo e sono stati tramandati in un gruppo di 21 sermoni dal titolo de Passione Domini. In essi, più che nelle omelie quaresimali si trovano indicazioni sulla vita morale (digiuno, preghiera ed elemosina) con un punto di vista differente perché la passione di Cristo si contempla “ormai vicina” e tutti i pensieri del papa sono rivolti alla spiegazione del mistero di Cristo che va incontro al supplizio della Croce per la salvezza dell'uomo. Se noi dobbiamo comportarci in modo differente ,attuando lo spirito di conversione e di penitenza che anima la quaresima romana, è perché l'Agnello è stato immolato e perché noi dobbiamo ritrovare l'immagine di colui che si è reso conforme alla nostra deformità.3

Afferma il Righetti:
Verso la fine del secolo VII con il decadere della disciplina del catecumenato e con il diffondersi in Occidente del culto della Santa Croce, si delinea la tendenza di volgere maggiormente il pensiero alle sofferenze di Gesù sullo scorcio della quaresima. Di qui un'accentuazione del mistero doloroso di Cristo nei testi liturgici, che inseriti fra quelli preesistenti, diedero forma in questa settimana ad una liturgia composita e di transizione sia nella Messa che nel Breviario. Se ne incontrano le prime tracce nell'Instructio dell'OR XVI4; mentre, un secolo dopo Amalario ne attesta espressamente lo sviluppo compiuto sia nella messa che nell'Ufficio5: Dies Domini computantur duabus hebdomadibus ante Pascha Domini.6

Nella forma straordinaria del Rito romano in questa settimana viene eliminato il salmo 42 Iudica me Deus perché più volte presente nel formulario della Messa;7 viene anche eliminato il Gloria Patri dell'Introito così come in tutti i responsori dell'Ufficio creando una gradualità nella sospensione della dossologia da oggi fino a Pasqua.

Un'altra particolarità di questa domenica, deprecabilmente caduta in disuso nelle nostre realtà parrocchiali e diocesane, consiste nella facoltà di velare, ricoprire con un drappo apposito, le croci e le immagini sacre presenti in chiesa. Questa pratica del velare risalirebbe al velum ieiunii che avvolgeva l'altare durante la Quaresima e lo nascondeva alla vista del popolo di Dio, così come oggi si trova nella liturgia Bizantina e la cui sembianza si riscontrava nei gesti e nel velo omerale posto sulle spalle del suddiacono durante la consacrazione.

Infine ricordiamo che la Congregazione del Culto Divino con la lettera circolare Paschalis solemnitatis del 1988 al n. 26 ribadisce:
L'uso di coprire le croci e le immagini nella chiesa dalla domenica V di Quaresima può essere conservato secondo il giudizio della Conferenza episcopale. Le croci rimangono coperte fino al termine della celebrazione della Passione del Signore il Venerdì santo; le immagini fino all’inizio della Veglia pasquale.


1     Liber sacramentorum romanae aecclesiae ordinis anni circuli. (Cod. Vat. Reg. lat. 316/ Paris Bibl. Nat. 7193, 41/56), ed. L. Eizenhöfer – P. Siffrin – L.C. Mohlberg (Rerum ecclesiasticarum documenta. Series maior. Fontes 4) Herder, Roma 1981.
2  Ordo lectionum in ecclesia sancti Petri, 3 in M. Andrieu, Les Ordines Romani du haut Moyen Age III, (SSL 24), Peeters, Leuven 2006, 40.
3  Sermo de Passione Domini II, 3: Amplectamur salutaris Paschae mirabile sacramentum, et ad eius imaginem, qui deformitati nostrae conformis factus est, reformamur, Leo Magnus, Sermons III, ed. A. Chavasse-R. Dolle, (Sources Chrétiennes 74bis), Cerf, Paris 2004, 11; 50.
4  ORXVI,30: A quintodecimo die ante Pascha, tam responsoria quam et antiphonae cum versibus suis de Passione Domini incipiut celebrare, M. Andrieu, Les Ordines Romani du haut Moyen Age III, (SSL 24), Peeters, Leuven 2006, 151.
5  De ecclesiasticis officiis IV, 20.
6  M. Righetti, Storia Liturgica II: L'anno liturgico. Il Breviario, Áncora, Milano 2005, 174.
7  Salmo dell'Introito e Graduale della feria III.

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