domenica 3 febbraio 2013

I pontificali - Introduzione 1

    La compilazione liturgica chiamata Pontificale Romano Germanico (PRG) è una dei due monumenti cultuali maggiori del rinascimento di epoca ottoniana nella seconda metà del secolo X, l'altro è il Sacramentario di Fulda. Il Pontificale è il risultato della unione delle rubriche degli Ordines Romani e dei testi eucologici non eucaristici derivati dagli antichi sacramentari. Diverse sono le combinazioni dell'unione di queste due fonti così come risultano descritte nel lavoro del Vogel.1 Il Pontificale conteneva il materiale oggi distinto tra Pontificale e Rituale tranne le parti propriamente eucaristiche.

Il nome di Pontificale Romano Germanico viene dato dall'Andrieu in virtù della sua natura ibrida.2 Il PRG non è il primo tentativo di questo genere ma esso costituisce il primo documento liturgico che ha esercitato sullo sviluppo ulteriore del culto cristiano l'influenza più profonda.



Per capirne l'importanza si rammenta il processo di sviluppo del culto cristiano in Occidente.



Si conoscono le migrazioni dei libri della Chiesa e quindi i cicli di cambiamenti cultuali tra Roma e i paesi cristiani d'Occidente. Diventa quindi possibile stabilire le tappe del cerimoniale cristiano di espressione latina. La conclusione fondamentale è che la liturgia, nelle sue parti costitutive, dell'attuale chiesa latina ha il carattere ibrido romano franco.



In un primo momento la liturgia praticata a Roma si diffonde e penetra nei paesi franchi prima su impulso privato di chierici, monaci o semplici pellegrini e successivamente grazie alle riforme attuate dai carolingi, prima con Pipino il Breve e poi con Carlo Magno ed i suoi eredi. Entrambi, per ragioni differenti, hanno voluto la romanizzazione del culto nel loro regno. La liturgia romana nei paesi franchi e nella zona del Reno si diffonde e si integra con gli usi del culto locale, il così detto rito “gallicano”, dando origine ad una nuova liturgia ibrida, romano-franca. Questo culto ibrido, non è in un primo tempo, una sostituzione globale degli usi liturgici locali con quelli romani ma è l'esempio di un osmosi ibrida tra le istanze romanizzanti e la scelta di mantenere il genio della antica liturgia delle Gallie. La testimonianza di questo processo viene direttamente dall'osservazione dei libri liturgici dei secoli VII e VIII. Il primo riferimento è per gli Ordines, che Andrieu colloca nella collezione B, ovvero di manuali di cerimonie gallicanizzati; ad essi si affiancano i sacramentari gelasiani dell'VIII secolo che dal “Sacramentario di Pipino” applicano la fusione di due sacramentari, Il Gelasiano antico secondo il codice Vaticanus Reginensis 316 e del così detto Sacramentario di Padova secondo il codice D47 della Biblioteca capitolare patavina. A questi si affianca il Sacramentario Gregoriano Adrianeo con il Supplementum Anianense antenato del Missale Romanum del Concilio di Trento.



Intorno al 950 presso lo scriptorium del monastero benedettino di Sant'Albano di Magonza venne realizzata una compilazione che riuniva i documenti cerimoniali in vigore in quel periodo e che è all'origine del Pontificale Romanum del 1595 e del Rituale Romanum del 1614. 


Questa liturgia ibrida, in un secondo tempo, si diffuse con sorprendente, ma spiegabile, rapidità in tutto l'occidente e con gli Ottoni, dopo la renovatio imperii (962) si radicò senza problemi nella città Apostolica.

Da Roma, la raccolta ufficiale del Laterano si trapianto con i papi alla corte di Avignone, all'inizio del XIV secolo. Sulle rive del Rodano il libro episcopale romano venne rapidamente eliminato in favore del tripartito Pontificale che il vescovo Guglielmo Durando aveva compilato in un periodo compreso tra il 1292 ed il 1295 e nel quale aveva riunito i principali elementi del Pontificale Romano Germanico ed i riti elaborati dai cerimonieri romani del XII e XIII secolo.



Qualche secolo dopo, il cerimoniere apostolico Burcardo di Strasburgo, compositore del famoso Diarium, fonte storica per la conoscenza dei riti e della vita alla corte papale nel Rinasciemento, venne incaricato dal papa Innocenzo VIII Cibo di preparare un'edizione a stampa del Pontificale (1485). L'antico preposto della chiesa di San Floriano di Haslach trascrisse integralmente il pontificale di Guglielmo Durando, che divenne così, con i suoi testi carichi di una lunga storia il libro ufficiale delle cerimonie del rito latino.



Il PRG occupa una posizione centrale, d'importanza primordiale, nello sviluppo del culto cristiano come testo che trasmette una raccolta di riti anteriori alla sua redazione o contemporanei ad essa e come punto di partenza di un ulteriore sviluppo. Nella compilazione sono presenti infatti alcuni Ordines e rituali ibridi elaborati oltr'Alpe dall'epoca di Pipino il Breve fino alla metà del secolo X; intorno ad esso, la liturgia Romano germanica è all'origine di quella linea di libri episcopali che conduce al Pontificale ed al Rituale. Senza semplificare troppo, si può dire che sostanzialmente che l'evoluzione del culto cristiano di espressione latina è completo per ciò che riguarda la celebrazione eucaristica con GrH Suppl. e per le altre parti non eucaristiche con il Pontificale Romano Germanico (950-964)

 

Vogel, C., Introduction aux sources de l'histoire du culte chrétien au Moyen-Âge (Biblioteca degli Studi Medievali 1), Centro italiano studi sull'alto Medioevo, Spoleto 1981, 182-187.
2 Andrieu, M., Immixtio et consecratio. La consécration par contacte dans les documents liturgiques du Moyen Age (Bibliothèque de l'Institut de Droit Canonique 2), Picard, Paris 1924, 63, 126,138. cfr. anche OR I, 494-548.

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