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Visualizzazione dei post da 2013

Le antifone del giorno di Natale

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Dei possibili percorsi di commento alle celebrazioni del Natale ne illustro brevemente uno solo che riguarda le antifone di ingresso. Nella Messa vespertina della Vigilia l'antifona di ingresso riprende la “profezia” che abbiamo ripetuto più volte nell'antifona propria di questo 24 dicembre:


Oggi saprete che il Signore viene a salvarci:
domani vedrete la sua gloria.



Hódie sciétis, quia véniet Dóminus, et salvábit nos, et mane vidébitis glóriam eius.


A conclusione delle ferie privilegiate d'Avvento questo annuncio fa pregustare all'orante la grazia del presepio, di un Dio che non rimane altezzosamente nascosto nell'iperuranio delle elucubrazioni umane, nell'intangibilità “divina” ma che prende su di sé la nostra natura umana sconvolgendo radicalmente l'impianto delle religioni. L'Eterno che entra nel tempo si contempla a partire dall'oggi e dal domani!



La Messa della notte canta il Salmo 2,7 quando dice:

Il Signore mi ha detto:
«Tu sei mio Figlio, io oggi…

La Liturgia del Natale

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Pensare alla liturgia del Natale è motivo di molteplici rievocazioni radicate nella passione e nello studio di come le liturgie natalizie si sono evolute e notevolmente mutate fino ai giorni nostri. La Liturgia oggi è codificata e non si ritiene mai opportuno andare oltre la littera stabilita nel Messale Romano.  A Natale permangono delle suggestioni che, anche se non più applicabili, forse permettono di percepire alcuni dettagli che normalmente non sono colti e valutati. 
Sappiamo dalle fonti liturgiche che le tre messe di Natale sono una tradizione romana, da principio riservata solo al Romano Pontefice,1 che in tre tempi e luoghi definiti celebrava il mistero dell'Incarnazione. La topografia romana diveniva nel Medioevo, anche a Natale, un mezzo chiaro con cui la liturgia parlava al popolo di Dio e riconduceva per mezzo di segni sensibili, come la diversa collocazione delle celebrazioni, alla partecipazione delle grazie che scaturiscono dall'altare. Suggestiva è in merito l…

Quarta Domenica di Avvento

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San Luca presenta la Vergine Maria come "sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe" (Lc 1, 27).


È però l'evangelista Matteo a dare maggior risalto al padre putativo di Gesù, sottolineando che, per suo tramite, il Bambino risultava legalmente inserito nella discendenza davidica e realizzava così le Scritture, nelle quali il Messia era profetizzato come "figlio di Davide".
Ma il ruolo di Giuseppe non può certo ridursi a questo aspetto legale. Egli è modello dell'uomo "giusto" (Mt 1, 19), che in perfetta sintonia con la sua sposa accoglie il Figlio di Dio fatto uomo e veglia sulla sua crescita umana. Per questo, nei giorni che precedono il Natale, è quanto mai opportuno stabilire una sorta di colloquio spirituale con San Giuseppe, perché egli ci aiuti a vivere in pienezza questo grande mistero della fede...
Il silenzio di San Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che …

L'uomo in preghiera

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L'uomo in preghiera  di Benedetto XVI LEV 2011 pp. 72 € 9,00 


Sto leggendo L'uomo in preghiera un libretto che raccolgie le catechesi del 2011 di Benedetto XVI dedicate alla preghiera. Un libro che oserei definire meraviglioso per la capacità che Benedetto XVI ha di parlare semplicemente senza cedere o scadere nel banale, mantenendo così uno stile ed un argomentare profondo e teologicamente motivante.  Tra le pagine di questo piccolo manuale di preghiera ho trovato un brano che spiega, nell'ambito della descrizione della preghiera nell'Antico Testamento, la mistica esperienza di Giacobbe che lotta con una figura oscura, nella notte, mentre egli cercava di andare, ancora una volta, contro suo fratello Esaù. La figura sconosciuta ed irriconoscibile si rivelerà come l'angelo del Signore. Giacobbe ha lottato con Dio stesso e ne ha chiesto la benedizione che non aveva ricevuto a suo tempo. Nella sua catechesi il papa fece un percorso che dal mondo classico conduce all'oss…

A servizio della Liturgia

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Soddisfazioni personali e anche un po' di ricordi. 
Quando nel 2007 uscì la Summorum Pontificummolti furuno i moti d'animo, positivi e negativi, in un contensto in cui ritornare alla liturgia riformata da Giovanni XXIII suscitava indignazione o plausi. 
In quell'anno in molti abbiamo lavorato, al di là dell'ideologia o delle personali predisposizioni, affinché si conoscesse il patrimonio liturgico che la Chiesa aveva stabilito di riconsegnare ai fedeli ed al clero. Invece di parlare e fare polemiche in tanti ci siamo dati da fare collaborando fattivamente alla conoscenza del rito che veniva liberalizzato. Non siamo stati sulla scia delle polemiche ma nelle trincee del lavoro silenzioso cercando, almeno per parte mia di mantenere un rigore espositivo necessario per raggiungere la chiarezza dei pregi e dei limiti/difetti della liturgia "antica" o del Vetus Ordo, secondo un'espressione impropria, allora come oggi in uso anche in contesti autorevoli.
Pur non es…

Volontà e incontro. Due "parole chiave" per questo Avvento

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L'esperienza religiosa è la risposta che l'uomo dà al suo bisogno di trascendenza che si manifesta e traduce in un continuo essere in ricerca di ciò che può elevarlo, ed innalzarlo al di sopra della linea orizzontale della fragilità, della contemporaneità. Una ricerca dell'assoluto, del Dio che è nascosto nell'intimo dell'uomo (cfr. s. Agostino). Nel vissuto della fede cristiana però questo anelito di ricerca è un momento successivo perché come troviamo nei due Testamenti, il soggetto che si china, che va incontro all'uomo è Dio stesso e la fede d'Israele e del popolo di Dio sono coscienti di questa polarità inversa in cui il Creatore si rivolge alla creatura in un dialogo intenso e autentico. Le pagine solenni dell'Antico Testamento riportano i “molti modi” in cui il Signore dei signori si è fatto vicino all'umanità, a partire dall'alleanza con Noè, con Abramo, Mosè ecc.
La “Nuova Alleanza” è la svolta raggiunta dal patto stipulato da Dio con l&…

Il principe e il pescatore

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L'anno della fede si è concluso ieri con la solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo. Non poteva concludersi in un contesto liturgico migliore. Le aspirazioni e la volontà di papa Benedetto XVI, che sempre ha messo al centro della sua ricerca teologica la concenzione della "festa della fede" che è apparso agli occhi del mondo nel suo spessore con il testo Introduzione al Cristianesimo nel 1967, è stato chiuso dal suo successore Francesco; una continuità commovente per tanti aspetti che dicono quanto la fede cattolica non sia basata su concetti o idee ma sia una persona, Gesù Cristo, Il Verbo fatto carne, l'Uomo-Dio, che concretamente in questo anno ha fatto sentire la sua presenza salvifica. 
Da quando ho letto che la messa di ieri sarebbe stata caratterizzata dall'esposizione delle reliquie del Principe degli Apostoli, sono entrato in curiosità massima perché nessuno aveva mai visto le reliquie di Pietro esposte. Al desiderio di vedere ed alla…