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Le liturgie nella basilica di santa Croce in Gesrusalemme

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La BasilicaLa Basilica di Santa Croce in Gerusalemme si trova a Roma, inglobata tra le Mura Aureliane e dell'Anfiteatro Castrense, tra la Basilica di San Giovanni in Laterano e Porta Maggiore. 

La basilica è al vertice del tridente che idealmente riproduce nell'Urbe una "Hierusalem Romana" con la basilica della Croce unita a quella del Cenacolo e del Primato (san Giovanni in Laterano per la reliquia della tavola dell'ultima cena disposta sopra il tabernacolo nella nave traversa e il legame con Pietro segnato dalla cathedra del vescovo di Roma) e a quella dell'Incarnazione (Santa Maria Maggiore ad praesepem).


Santa Croce fa parte della pratica di devozione, tipica della Roma di san Filippo Neri, detta delle Sette Chiese, che i pellegrini anticamente visitavano a piedi. 

La storia della basilica risale al III - IV secolo d.C. Nella zona dell'Esquilino, a quell'epoca zona periferica e residenziale, sorgeva un complesso imperiale, che comprendeva un pa…

Astitit Regina! La regalità di Maria e la Chiesa regina eterna

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Dopo la riapertura del meraviglioso sito di santa Maria antiqua al Foro romano si è avuto modo di riflettere e pensare alla straordinaria testimonianza storica, artistica e architettonica di queste vestigia pre-iconoclaste nel pieno centro della Roma Pagana. Un dettaglio ha colpito la nostra immaginazione e per la sua fascinazione ci ha condotto su piste già esplorate da grandi illustri studiosi e teologi ma che sicuramente aprono il passaggio ad altre nuove possibilità di approfondimento.

1. Nel percorso di visita in santa Maria Antiqua si è potuto godere di presentazioni a led sulle pareti stesse dell’antico tempio mariano. Nelle cappelle laterali, ciclicamente immerse nel buio, si poteva osservare sulle pareti una didascalia completa che ricostruisce il luogo, le sue caratteristiche, la decorazione e le origini del culto. Nell’abside, delle apposite illuminazioni permettono di evidenziare la stratigrafia pittorica. Ed è proprio qui che le luci evidenziano una particolarità dell’ico…

San Lorenzo nel Palazzo Apostolico

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"Oggi la chiesa di Roma celebra il giorno del trionfo di Lorenzo, giorno in cui egli rigettò il mondo del male. Lo calpestò quando incrudeliva rabbiosamente contro di lui e lo disprezzò quando lo allettava con le sue lusinghe. In un caso e nell’altro sconfisse satana che gli suscitava contro la persecuzione. San Lorenzo era diacono della chiesa di Roma. Ivi era ministro del sangue di Cristo e là, per il nome di Cristo, versò il suo sangue. Il beato apostolo Giovanni espose chiaramente il mistero della Cena del Signore, dicendo: «Come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1Gv 3,16). Lorenzo, fratelli, ha compreso tutto questo. L’ha compreso e messo in pratica. E davvero contraccambiò quanto aveva ricevuto in tale mensa. Amò Cristo nella sua vita, lo imitò nella sua morte. Anche noi, fratelli, se davvero amiamo, imitiamo."
Sant'Agostino.



Tra le cerimonie private del Romano Pontefice durante l'anno liturgic…

Le vesti dei concelebranti

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Dall'ultimo libro edito sulla concelebrazione, Tymister M., La concelebrazione eucaristica. Storia. Questioni teologiche. Rito (BEL.S 182. Liturgica opera prima 13), CLV-Edizioni Liturgiche, Roma 2017, ringraziando il prof. Markus Tymister per le sue spiegazioni, traggo questo frammento teologico ed "estetico".
Si stabilisce che i concelebranti debbano indossare i paramenti sacerdotali del colore della messa. Se ciò non è possibile, ai concelebranti – tranne nelle messe esequiali – si dà il permesso di utilizzare sempre paramenti bianchi, mentre il celebrante principale prende i paramenti del colore della messa (n° 12). In questo punto si avverte uno sviluppo: la seconda istruzione per l’applicazione della costituzione liturgica Tres abhinc annosnel 1967 concedeva ai concelebranti di rinunciare all’uso della casula per ragioni di un certo peso, p. es. quando mancano i paramenti per un numero elevato di concelebranti.[1] Nel 2004 la Congregazione del culto divinorestringe …

La vocazione di san Matteo

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Non sono uno storico dell'arte e non sono un esperto. Quindi da non addetto ai lavori mi accosto a un dipinto complesso e studiatissimo senza la pretesa di voler dire qualcosa di nuovo ma semplicemente volendo condividere impressioni su un'opera d'arte geniale ed eloquente come la Vocazione di san Matteo in san Luigi dei Francesi a Roma.

Caravaggio come tanti altri pittori aveva un fremito di fede e lavorava anche su indicazioni di teologi o religiosi. Indicazioni che vanno intuite per comprendere sia l'allogaggio che la stessa natura "teologica" dell'opera in esame. Si tratta di un principio minimo del rapproto tra arte e religione e tra arte e Cattolicesimo in particolare. Senza conoscere nel dettaglio le pieghe della dottrina, del simbolismo e dell'immaginario religioso e cattolico, in particolare, l'opera d'arte "sacra" rimane bella, affascinante ma spesso muta sulla sua reale essenza. Credo quindi si debba partire dal considera…